SKY, WIND, STARS and the ISLAND (KIM Myung-yoon, 2025)
Busan International Film Festival 2025
di Claudia Bertolé

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Lo splendido scenario naturale delle Oki Islands funge da controcanto all’indagine del regista Kim Myung-yoon che attraverso le testimonianze e i ricordi delle persone della piccola comunità residente sull’isola si addentra nella complicata relazione nippo-coreana, e nei riflessi e condizionamenti che scelte storiche hanno determinato e continuano a produrre nella vita delle persone.
Il regista Kim Myung-yoon si trasferisce con la moglie e il figlio neonato Noah a Kumi, un piccolo villaggio sull’arcipelago delle isole Oki. Qui la famiglia si integra nella comunità, partecipando a feste locali e intrattenendo relazioni con le persone che ci vivono. Il periodo trascorso nel remoto angolo di mondo è l’occasione per Kim di raccogliere le memorie, le storie familiari, le opinioni, in sostanza di documentare la complessità delle interrelazioni tra Giappone e Corea attraverso le parole di persone che da generazioni ne vivono gli effetti.
Diverse volte nel corso del documentario viene evocata Takeshima, il nome giapponese dell’arcipelago di Dokdo, una terra contesa, amministrata dalla Corea, ma rivendicata dal Giappone. Lo stesso Kim ha prestato servizio nella polizia di sicurezza di Dokdo, che negli anni ha avuto il ruolo di mantenere il controllo sudcoreano sul territorio. Il film si snoda sul filo della memoria e di un’idea di possibile coesistenza: sulle isole Oki i confini – non solo quelli fisici, ma di memorie, lingua, cultura – si confondono: le origini coreane emergono nei ricordi, così come nella quotidianità, nei cibi. I nomi sono giapponesi, perché, come spiega qualcuno, i coreani che arrivavano in Giappone adottavano un nome giapponese, mentre i ricordi si tramandano attraverso le generazioni.
Kim apre il suo film con il momento del parto, la nascita di Noah, e proprio l’elemento umano è il filo che conduce le riflessioni anche politiche: mentre seguiamo la crescita del bambino, la famiglia si lascia coinvolgere nella vita della comunità e quest’ultima si ‘apre’ condividendo storie e punti di vista. Ciò che ne risulta è un viaggio nella memoria e nel senso di appartenenza ad una comunità umana più ampia di quella stabilita dagli eventi storici o dai confini ideali, nella quale possano coesistere origini diverse in virtù di un comune sentire.
Per il periodo trascorso sull’isola fino al momento in cui i Kim dovranno lasciarla, la famiglia si lascia coinvolgere nei ritmi quotidiani della piccola comunità, mentre la natura è scenario e testimone della vicenda umana, dei conflitti e dei momenti di affetto. Kim riesce a fondere il senso di eternità che ispira l’ambiente naturale con la storia tutta umana che si dibatte in una stratificazione di memorie e di scelte storiche che si ripercuotono nella vita dei singoli e delle relazioni familiari.
Titolo: Sky, Wind, Stars and the Island
Scritto e diretto da: Kim Myung-yoon; fotografia e montaggio: Kim Myung-yoon; interpreti: Nagata Nami, Kim Noah, Kamaya Itsuki, Kamaya Koiro, gli abitanti di Kumi; produzione Giappone/Corea: Ueyama Emi, Kam Gary Byung-seok – NOAH FILM; durata: 92’.
English review
The magnificent natural landscape of the Oki Islands works as a counterpoint to Kim Myung-yoon’s cinematic inquiry, which, through the recollections of the island’s small community, focuses on the intricate Japanese–Korean relations. Kim explores how the legacies of past political decisions continue to influence the everyday lives of individuals and communities.
Having relocated with his wife and newborn son, Noah, to Kumi, a small village in the Oki archipelago, Kim adapts himself to the rhythms of local life. The family’s participation in community rituals and festivities becomes an act of immersion that allows the filmmaker to document the layered intersections of identity, belonging, and history.
The documentary repeatedly invokes Takeshima — the Japanese name for the Dokdo archipelago — a contested territory administered by South Korea but claimed by Japan. Kim’s own past service in the Dokdo security police brings a further dimension of personal and political resonance in the work, grounding his exploration of national borders in lived experience. On the Oki Islands, boundaries — not only geographical but also linguistic, cultural, and mnemonic — dissolve and reform in shifting configurations. Korean origins resurface in everyday gestures, in food, and in recollection. Names have been Japanised, as one interlocutor notes, yet memory endures, transmitted across generations as a form of quiet resistance.
The film opens with the birth of Noah, a moment that situates human continuity at the heart of its political meditation. As we follow the child’s growth, the narrative expands into a broader reflection on coexistence and shared humanity.
Throughout, nature functions not merely as backdrop but as a silent interlocutor: the landscape bears witness to human conflict, intimacy, and reconciliation. Kim’s visual language intertwines the temporal vastness of the natural world with the fragile temporality of human experience, suggesting that memory itself is a living terrain perpetually reconfigured. The result is a courageous and emotional film that brings together memory, identity, and the everyday.
Title: Sky, Wind, Stars and the Island
Written and directed by: Kim Myung-yoon; cinematographer: Kim Myung-yoon; editing: Kim Myung-yoon; cast:Nagata Nami, Kim Noah, Kamaya Itsuki, Kamaya Koiro, Kumi’s community; production: Japan/Korea: Ueyama Emi, Kam Gary Byung-seok – NOAH FILM; running time: 92’.

