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SONATINE CLASSICS

SONATINE

Il blog dedicato al cinema giapponese contemporaneo e classico

PANIC IN HIGH SCHOOL (Kōkō dai panikku, ISHII Gakuryū, 1978)

Speciale Ishii Gakuryū

di Matteo Boscarol

Panic in High School

Il lungometraggio d’esordio di Ishii, anche se si tratta di un lavoro co-diretto, arriva a soli 19 anni e benché tocchi molti dei temi cari all’autore nei suoi primi anni di attività, dal punto di vista stilistico risulta molto meno aggressivo e cinetico rispetto al cortometraggio da cui è tratto e agli altri film realizzati dal giapponese all’inizio della sua carriera.

Shōji è uno studente delle scuole superiori che si suicida a causa delle crescenti pressioni ricevute da insegnanti e famiglia. Yasuhiro, un suo compagno di classe, dopo aver accusato l’insegnante di matematica dell’accaduto, scappa dall’aula, entra in un negozio di armi e ruba fucile e munizioni. Tornato a scuola, uccide il suo insegnante di matematica, sia per vendicare Shōji, quanto per rivolta contro il sistema scolastico e quello degli esami d’entrata all’università. Arriva la polizia e il ragazzo si barrica all’interno dell’edificio scolastico.

Nel 1976 la Nikkatsu, in cerca di talenti e nuove strade per diversificare la sua produzione ormai quasi completamente dedicata al roman poruno, si accorge del talento di un diciannovenne di Fukuoka, Ishii, e del suo cortometraggio girato in 8mm Panic in High School (Kōkō dai panikku, 1976). Due anni più tardi uscirà quindi nelle sale, in double bill con The Days of No Return (Kaerazaru hibi) di Toshiya Fujita, il rifacimento della storia raccontata nel corto, un lavoro in cui Ishii, ancora inesperto, viene coadiuvato alla regia dal veterano Sawada Yukihiro. 

Il film si apre con una panoramica aerea della città di Fukuoka e con il giovane Shōji che deambula, quasi sonnambulo, per le strade della città, passando davanti all’università dove sarebbe dovuto andare finite le superiori. Arrivato sul tetto di un edificio, forse la stessa università, ancora in costruzione, da lì si lancia. Le poche immagini che precedono il titolo tratteggiano l’ambiente in cui la storia si svolgerà: città, scuola e un paesaggio urbano che sembra quasi in perenne costruzione. 

La notizia della morte del ragazzo è l’occasione che scatena l’odio represso di Yasuhiro verso famiglia, scuola, insegnanti e un sistema scolastico e sociale che crea una fortissima aspettativa nei confronti di ragazzi e ragazze per la loro entrata in università prestigiose. In questo senso, visto che nel prosieguo del film il cinismo del preside, degli insegnanti e della polizia verrà sempre più a galla per quello che è, mantenere lo status quo, Panic in High School si rivela come uno dei pochi lavori che, almeno nel periodo, si confrontano direttamente con il problema della pressione insensata che ragazzi di scuole superiori ricevono dall’ambiente che li circonda.

Prima di barricarsi nella scuola braccato dalla polizia, Yasuhiro, dopo aver rubato il fucile, si aggira per Fukuoka rivelando in alcune affascinanti scene una città che non è ancora la grande metropoli che diventerà nei decenni successivi (la terza città in Giappone per abitanti), ma che, come si diceva più sopra, sembra essere in continua costruzione. 

Un fare e produrre che rimanda alla costruzione della società giapponese degli anni a venire e ad un periodo di profondi cambiamenti. Vengono costruiti sì edifici, palazzi e strade, ma allo stesso tempo attraverso il sistema scolastico vengono plasmate anche le nuove generazioni.

È importante e significativo allora che qui la rabbia e la ribellione giovanile sia rappresentata nella scuola e contro la scuola. Nel bene e nel male tempo e vita scolastica, specialmente scuola media e superiore, rappresentano infatti per i giovani giapponesi un elemento totalizzante nelle loro vite, si pensi ad esempio a quante siano le storie di film, manga e animazioni ambientate nel periodo scolastico. 

Allo stesso tempo il film segnala un cambiamento antropologico e sociale: la differenza fra quanto succedeva solo un decennio prima, con le rivolte studentesche e comunitarie nelle piazze e nelle università, e la rabbia e la violenza che Ishii mette qui in scena, personale e di un singolo contro tutti.

Yasuhiro è un solitario, l’unica persona con cui il nostro protagonista riesce a legare è la compagna di scuola Mihoko, interpretata dalla talentuosa Asano Atsuko, che lo accompagnerà fino alla fine del suo percorso autodistruttivo e di rivolta contro il sistema. 

Come si scriveva in apertura, il lungometraggio è importante in quanto lancia, di fatto, la carriera di Ishii, ma dal punto di vista formale l’estetica punk, anarchica e ipercinetica che caratterizzerà i suoi primi lavori è quasi praticamente assente. Esteticamente l’approccio, ed è forse anche dovuto alla partecipazione di un altro regista e di una grande casa di produzione alle sue spalle, si inserisce forse di più nel filone dei film giovanili che popolavano la seconda metà degli anni Settanta giapponesi, specialmente quelli prodotti dalla Toei. Per vedere l’esplosione di novità stilistiche portate da Ishii bisognerà aspettare i suoi prossimi due lavori. 

Titolo originale: 高校大パニック (Kōkō dai panikku); regia: Ishii Sogō, Sawada Yukihiro: sceneggiatura: Kōnami Fumio; soggetto: Ishii Sogō, Ōya Ryūji; fotografia: Yamazaki Yoshihiro; montaggio: Suzuki Akira; interpreti:, Yamamoto Shigeru, Asano Atsuko, Uchida Minoru; produzione: Nikkatsu; uscita giapponese: 19 agosto 1978; durata: 94’. 

 

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