Crazy Thunder Road (Kuruizaki sanda rodo, ISHII Gakuryū 1980)
Speciale Ishii Gakuryū
di Paolo Torino

Crazy Thunder Road non è solo l’opera prima di Ishii ma è anche frutto del suo lavoro di tesi universitaria. È importante sottolineare la matrice dell’opera come prodotto di ricerca accademica perché condensa, effettivamente, l’intero modo di intendere il cinema da parte del regista. Come già accennato a riguardo, Crazy Thunder Road è un film che sembra costantemente sul punto di implodere. L’estetica graffiante, la regia iper-cinetica, il montaggio frenetico, fanno sì che l’opera restituisca il furore interiore di un giovane Ishii.
In un Giappone alla deriva, una gang di motociclisti precipita in una spirale di violenza mentre il gruppo si frammenta tra desiderio di libertà e oppressione sociale. L’escalation dei conflitti con bande rivali e con le autorità trasforma le strade in un campo di battaglia anarchico. Nel caos crescente, le scelte dei membri della gang conducono a un inevitabile collasso, simbolo di un’intera generazione alla deriva.
Crazy Thunder Road è al nocciolo un racconto romantico, con i protagonisti alle prese con i più classici dei conflitti morali. Il motore narrativo, infatti, è composto da un gruppo di giovani Bosōsoku – ovvero dei motociclisti – ai margini della società che vivono con regole tutte proprie. Questi ultimi rappresentano una generazione che ha ormai perso riferimenti e non crede più ai padri e alle istituzioni, ma solo al nichilismo soverchiante. In questo scenario inizia a costruirsi, inquadratura dopo inquadratura, stacco dopo stacco, l’estetica punk di Ishii. La stessa estetica che influenzerà la decade degli anni Ottanta (basti pensare ad Akira, 1989 di Ōtomo Katsuhirō e Tetsūo, 1989 di Tsukamoto Shin’ya), profondamente segnata dai primi segnali di una crisi finanziaria che accompagnerà la Nazione fino agli anni Novanta.
Il film stesso sembra aver perso riferimenti, proprio come quei giovani che cerca di raccontare: non esiste una narrazione lineare, non esiste una regia ragionata. Esiste il montaggio che cannibalizza il racconto e mangia inquadrature in maniera bulimica. Esistono i rombi delle moto, i pezzi di metallo, le lande desolate, le acconciature stravaganti, le scritte al neon e le band che suonano pezzi punk-rock (da cui provengono le soundtrack del film). Un contesto in cui tutto si decostruisce con armonia come in un grande musical. Perché poi, alla fine, cos’è un musical se non la sospensione per antonomasia del reale? Crazy Thunder Road non è solo, come definito da molti, la risposta nipponica a Mad Max (George Miller, 1978), ma è anche l’altra faccia di West Side Story (Jeremy Robbins, Robert Wise, 1961).
Crazy Thunder Road è la matrice da cui nasceranno i successivi film punk/cyberpunk citati poco sopra. Rileggere la storia artistica di queste opere ci aiuta a capire non solo l’importanza del primo lungometraggio di Ishii, ma anche le capacità dello stesso di intercettare le esigenze di una generazione che in quegli anni si apprestava ad entrare in un periodo di forte crisi d’identità.
Titolo originale: 狂い咲きサンダーロード(Kuruizaki sanda rodo); regia: Ishii Gakuryū; sceneggiatura: Ishii Gakuryū,; fotografia: Kasamatsu Norimichi; musica: Izumiya Shigeru; montaggio: Matsui Yoshihiko interpreti: Tatsuo Yamada (Hitoshi), Masamitsu Ohike (Yukio), Koji Nanjo (Ken), Nenji Kobayashi (Tsuyoshi), Kitahara Michiko (Noriko); durata: 97’; anno di produzione: 1980; uscita in Giappone: 24 maggio 1980.

