EXCHANGE STUDENTS (Tenkōsei, OBAYASHI Nobuhiko, 1982)
Speciale Kiki Kirin
di Fabio Canessa

Conosciuto internazionalmente anche con i titoli I Are You, You Am Me e Transfer Student, è il primo capitolo della trilogia di Onomichi, composta da film adolescenziali ambientati nella città natale di Obayashi Nobuhiko. Il regista rinuncia agli effetti speciali che avevano caratterizzato il suo cinema sino a quel momento, ma non all’elemento fantasy all’interno della storia servendosi dell’espediente narrativo dello scambio di corpi per tratteggiare una candida e divertente commedia con la struttura da coming of age. Nel cast anche Kiki Kirin, madre del ragazzo che si ritrova nei panni di una compagna di scuola.
L’adolescente Kazumi ritorna con la famiglia a Onomichi, dove è nata, e il giorno della presentazione nella nuova scuola vede tra i compagni di classe l’amico d’infanzia Kazuo che però fa finta di non riconoscerla perché la situazione lo mette in imbarazzo. Al rientro a casa, mentre si trova in cima a una scalinata la ragazza viene sbilanciata da una lattina calciata dallo stesso Kazuo che cercando poi di aiutarla finisce per rotolare giù insieme a lei. Quando si riprendono dalla caduta si accorgono di essere inspiegabilmente l’uno nel corpo dell’altra. Sperando sia uno scambio temporaneo, cercano di gestire come possono la particolare condizione.
Il lungometraggio si apre con Kazuo che guarda nella sua stanza un filmato amatoriale con delle vedute di Onomichi. La musica in sottofondo che copre il ronzio del proiettore ricorda quella di Viaggio a Tokyo (Tōkyō monogatari, 1953), ambientato all’inizio e alla fine nella suggestiva cittadina portuale della prefettura di Hiroshima che si affaccia sul Mare Interno di Seto. All’epoca delle riprese Obayashi era un ragazzo, aspirante regista come Kazuo nel quale evidentemente si rispecchia. Il finale, quando i due personaggi principali sono rientrati nel proprio corpo, lo sottolinea in modo ancora più netto: costretto a trasferirsi con la famiglia per il nuovo lavoro del padre, mentre si allontana a bordo del camion per il trasloco riprende con la sua Super8 Kazumi e saluta così la città e simbolicamente anche la giovinezza. Ci tornerà con il suo cinema, proprio a cominciare da questo film che apre la prima trilogia di Onomichi (1) completata negli anni successivi da The Girl Who Leapt Through Time (Toki o kakeru shōjo, 1983) e Lonely Heart (Sabishinbō, 1985) dove l’aspetto nostalgico si fa più marcato.
In quest’ultimo film Obayashi dirige nuovamente Kiki Kirin che in Exchange Students fa parte del cast di nomi importanti scelti per interpretare i genitori dei due giovani personaggi al centro del racconto. Ci sono infatti insieme a lei Satō Makoto, Irie Wakaba e Shishido Jō. L’attrice veste i panni della madre di Kazuo che vede il figlio comportarsi in modo strano, timido e femminile, quando è Kazumi a ritrovarsi nel suo corpo. Un ruolo piccolo, ma da sottolineare come tappa comunque importante del percorso attoriale di Kiki Kirin per la collaborazione con Obayashi.

Al di là di qualche accenno alle famiglie, il film si concentra comunque tutto sui due adolescenti ben interpretati da Omi Toshinori e Kobayashi Satomi, premiati come giovani dell’anno ai Japan Academy Awards. A rubare la scena è soprattutto lei trasformata in un maschiaccio e protagonista delle sequenze più brillanti, come quella in cui picchia i compagni che hanno bullizzato Kazuo diventato una femminuccia agli occhi degli altri, per un’inconsueta sensibilità, e quindi preso di mira. Uno vive i problemi dell’altra anche sessualmente, Kazuo conosce così le mestruazioni, con una curiosità adolescenziale per il corpo che non sfocia mai nel pruriginoso. Il tocco di Obayashi è candido, le situazioni in cui si trovano i personaggi con il body swap innescano momenti comici con spirito fanciullesco. Nella seconda parte c’è però anche un cambio di tono, il film sfiora direttamente il tema della disforia di genere con la crisi che vive Kazumi nel corpo di Kazuo. Nel finale ovviamente le cose si rimettono a posto e i due adolescenti, che hanno imparato a conoscersi vivendo uno la vita dell’altra, si lasciano andare anche a un momento romantico espresso in un modo inaspettato quanto dolce: con lui che fa la pipì e lei che di spalle lo guarda. Prima della separazione nell’ultima scena che racchiude il senso del racconto di formazione con le parole di saluto dette da entrambi: “Addio, me”.

Da segnalare che 25 anni dopo Obayashi realizzerà un auto-remake: Switching – Goodbye Me (Tenkōsei: sayonara anata, 2007). Una versione aggiornata ai tempi, caratterizzata stilisticamente dall’utilizzo di un piano più o meno inclinato per tutte le inquadrature, che apre il racconto basato sullo scambio di corpi a nuove riflessioni. Un film più maturo dell’originale, con la naturale perdita però di quella irresistibile genuinità che ha fatto diventare Exchange Students un classico del cinema giapponese degli anni Ottanta.
(1) Negli anni Novanta Obayashi dirige una seconda trilogia di Onomichi composta da Chizuko’s Younger Sister (Futari, 1991), Goodbye for Tomorrow (Ashita, 1995) e One Summer’s Day (Ano natsu no hi, 1999)
Titolo originale: 転校生 (Tenkōsei); regia: Obayashi Nobuhiko; soggetto: Yamanaka Hisashi; sceneggiatura: Kenmotsu Wataru; fotografia: Sakamoto Yoshitaka; musica: Hayashi Shōhei; interpreti e personaggi: Omi Toshinori (Kazuo), Kobayashi Satomi (Kazumi), Kiki Kirin (madre di Kazuo), Satō Makoto (padre di Kazuo), Wakaba Irie (madre di Kazumi), Shishido Jō (padre di Kazumi); produzione: Art Theatre Guild; uscita in Giappone: 17 aprile 1982; durata: 112’.

