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SONATINE CLASSICS

SONATINE

Il blog dedicato al cinema giapponese contemporaneo e classico

BLACK OX (Kuro no ushi, TSUTA Tetsuichirō, 2025)

Torino Film Festival 2025

 

di Giorgio Ferreri e Claudia Bertolé

 

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Uno sguardo dall’alto segue un uomo e il suo cammino nel tempo scandito dalle stagioni, nella natura, nella ricerca dell’equilibrio dell’essere: Black Ox è un viaggio verso il sé, un dialogo con il cinema classico e al tempo stesso una riflessione sulla contemporaneità che ‘lambisce’ il racconto. 

Nel Giappone del XIX secolo (epoca Meiji), a causa della trasformazione sociale che il Paese sta vivendo, un cacciatore è costretto a diventare contadino: la sua vita, scandita dai ritmi della natura, sarà segnata dall’incontro con un bue nero che diventerà il suo compagno di viaggio.  Il racconto è ispirato ai Dieci quadri del mandriano di buoi, una serie di illustrazioni accompagnate da brevi versi della tradizione del Buddismo Zen.

Presentato in concorso alla 43esima edizione del Torino Film Festival, il film di Tsuta Tetsuichirō – del quale ricordiamo il precedente The Tale of Iya (Iya monogatari: oku no ito, 2013), una fiaba sulla forza della natura, intrisa di atmosfere oniriche – rimanda a tratti all’estetica dei ‘racconti’ di Mizoguchi Kenji ma si propone come un’opera originale: crea una dimensione mistica e spirituale che permea ogni fotogramma e che viene accentuata dall’utilizzo del formato 4:3 della pellicola e dall’uso del bianco e nero, come se esistesse in una bolla temporale a sé stante, a metà tra classico e contemporaneo. Ogni segmento in cui è suddivisa l’opera viene anticipato e annunciato da uno dei dieci dipinti, ripercorrendo i dieci “passi” che l’uomo deve percorrere per arrivare a comprendere sé stesso e il mondo, diventando tutt’uno con esso. 

L’uomo, che ha il volto di Lee Khang-sheng, attore caro a Tsai Ming-liang, attraversa in silenzio la scena e il tempo delle trasformazioni, anche se il vero protagonista sembra essere il bue. L’animale è un vero e proprio agente trasformativo, un mentore. Il pastore, grazie all’apparizione del bue e alla relazione con questo, trae gli insegnamenti che lo porteranno dall’essere del tutto inconsapevole e sperduto all’essere profondamente connesso col mondo naturale, pronto a farvici ritorno e a fondersi con esso. La scelta fotografica del bianco e nero esalta la sacralità del bue nero, mettendone in risalto la fisicità e la figura, ergendolo senza sforzo a protagonista assoluto di ogni scena. 

Gli agenti atmosferici ricorrono e agiscono direttamente sulla narrazione. La pioggia è l’elemento che apparentemente ostacola l’uomo ma che egli impara ad accettare, non per stoicismo, ma perché composti della stessa materia, entrambi figli della natura. Il sole accoglie il pastore, superato il lutto per il bue egli esce di casa e si immerge in un mare di luce che, in un momento eccezionale, riempie l’inquadratura ricoprendo tutti gli elementi presenti: ogni cosa è in armonia, l’illuminazione è stata raggiunta. La nebbia è portatrice di transizione, crea l’ambiente mistico che rende possibile il passaggio alla fase successiva; nel momento della morte dell’uomo si frappone alla visione rendendo il paesaggio indefinito, quasi astratto, avvolgendo il pastore e accompagnandolo all’aldilà.

Sarà proprio la natura a essere la protagonista del segmento successivo, in cui vi è un radicale cambio di tecnica: così come in apertura fiamme colorate avevano introdotto metaforicamente il racconto di un tempo di conflitti e cambiamenti, così nel finale torna il colore a incorniciare il quadro, il rapporto passa al moderno 16:9 e la ripresa avviene in digitale, non siamo più nel Giappone rurale di un tempo ma nel periodo contemporaneo. Lo scenario appare diverso, ma la natura è ancora lì e sempre lo sarà. Lo spirito umano, ritornando a quella natura che lo ha generato, riconnettendosi e fondendosi con lei, è infine diventato immortale. Così come la musica di Sakamoto Ryūichi, nella colonna sonora.

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Titolo originale: 黒の (Kuro no ushi); sceneggiatura: Tsuta Tetsuichirō, Kubodera Kochi, Kumano Keita, Ueda Masayuki; regia: Tsuta Tetsuichirō; fotografia: Aoki Yutaka; montaggio: Tsuta Tetsuichirō; interpreti: Lee Khang-sheng, Blanka Adika, Everett Kennedy Brown, Fukuyo, Imamura Yukiyo, Kisimoto Manabu, Shimizu Rie; produzione Giappone, Taiwan, USA: Ichiyama Shōzō, Huang Yin-yu, Alex C. Lo, Eric Nyari; anteprima: Tokyo International Film Festival – 1° novembre 2024; durata: 114’.

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