WAR AND YOUTH (Sensō to seishun, IMAI Tadashi, 1991)
Speciale Kiki Kirin
di Fabio Canessa

Un’insegnante di una scuola superiore a Tokyo, interpretata da Kiki Kirin, assegna alla sua classe come compito per le vacanze estive quello di scrivere un tema sul periodo della guerra nel loro quartiere utilizzando informazioni raccolte tra parenti e vicini che l’hanno vissuta. È l’innesco narrativo dell’ultimo film di Imai Tadashi che riflette sulla percezione della storia tra le nuove generazioni e sul confronto con il passato attraverso la memoria familiare.
Sono passati quasi cinquant’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale e Yukari, per un compito assegnato dalla sua insegnante, cerca di scoprire informazioni su come si viveva al tempo a Tokyo dal padre Yuta che all’epoca era un bambino. Con dei flashback il racconto si sposta quindi sulla sua infanzia e sulla storia della sorella maggiore Sakiko, la zia di Yukari allora ragazza che ormai anziana passa le giornate seduta su una panchina a fissare un palo del telefono bruciato rimasto a testimoniare il bombardamento della città del 10 marzo 1945.
Scomparso a 79 anni poco dopo l’uscita del film, Imai Tadashi è un regista non abbastanza ricordato pur avendo vissuto da protagonista la storia del cinema giapponese. In particolare il periodo tra la fine degli anni Quaranta e primi Sessanta, quello della cosiddetta Golden Age durante la quale diversi grandi registi nipponici vennero scoperti anche in Occidente attraverso la partecipazione ai principali festival europei. Tra questi appunto Imai, a Cannes con An Inlet of Muddy Water (Nigorie, 1954) e a Berlino con The Story of Pure Love (Jun’ai monogatari, 1957) e Bushido: The Cruel Code of the Samurai (Bushidō zankoku monogatari, 1963). Quest’ultimo film, premiato con l’Orso d’Oro, evidenzia le storture dell’etica del bushidō che ha plasmato l’identità e la mentalità dei giapponesi, mettendo in relazione il seppuku dei samurai con il suicidio dei kamikaze durante la Seconda guerra mondiale. Guerra che diventerà tema centrale nell’ultima fase della carriera del regista, sino a War and Youth (Sensō to seishun, 1991) dove si ricorda uno degli avvenimenti più terribili del conflitto: il bombardamento di Tokyo nella notte tra il 9 e 10 marzo del 1945.

La sceneggiatura è firmata dallo scrittore Saotome Katsumoto, sopravvissuto da ragazzino alla tempesta di fuoco scatenata dalla pioggia di bombe incendiare sganciate da centinaia di B-29 americani e impegnato per gran parte della vita a preservare il ricordo delle vittime del devastante raid su Tokyo, spesso dimenticato quando si parla dei massacri della Seconda guerra mondiale come fosse oscurato dalle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. La sua visione pacifista, con il necessario racconto degli orrori della guerra e la denuncia del nazionalismo, è pienamente abbracciata da Imai. Regista militante, vicino alla sinistra, che dopo essersi piegato a fare film bellici di propaganda agli inizi della carriera, indirizzerà il suo cinema costantemente verso l’impegno sociale con uno sguardo dalla parte delle vittime e degli oppressi.
Valutandolo in senso strettamente cinematografico, War and Youth non rientra certo tra i suoi film migliori. La parte più riuscita è quella del racconto nel passato, con la scelta di usare il bianco e nero a eccezione della rappresentazione del bombardamento dove il colore diventa fondamentale per mostrare l’inferno di fuoco in cui si trasformò Tokyo quella notte del 1945. Una di quelle operazioni ritenute dagli americani necessarie per indurre il Giappone alla resa, ma vicine alla condotta criminale. Il punto non è però tanto mostrare le atrocità del nemico, ma più in generale gli orrori della guerra. Non a caso nel film si ricordano anche, attraverso le parole dello zio di Yukari inviato sul fronte cinese, le barbarie compiute dall’esercito giapponese.

Il sentimento pacifista si manifesta ancora più chiaramente attraverso la figura di Kazuo, il giovane di cui si innamora Sakiko e che ricevuta la lettera di arruolamento decide di disertare: “Non ho paura di morire. Ma non voglio avere niente a che fare con questa stupida guerra. Non voglio uccidere nessuno, non importa quale sia il motivo”. Con queste parole, prima di fuggire in Hokkaidō dove verrà ucciso dopo essere stato scoperto in mezzo a dei minatori coreani sfruttati come schiavi, saluta Sakiko interpretata da Kudō Yūki. Buona la prova della giovane attrice, impegnata anche nel ruolo di Yukari, vincitrice del Blue Ribbon Award e in nomination ai Japan Academy Awards in un’edizione degli Oscar giapponesi in cui venne candidata anche Kiki Kirin come miglior attrice non protagonista.
Titolo originale: 戦争と青春 (Sensō to seishun ); regia: Imai Tadashi; sceneggiatura: Saotome Katsumoto; fotografia: Okazaki Kōzō; musica: Satō Masaru; montaggio: Numazaki Umeko; interpreti e personaggi: Kudō Yūki (Yukari e la zia Sakiko da ragazza), Igawa Hisashi (il padre di Yukari), Fujita Yumiko (la madre di Yukari), Kiki Kirin (l’insegnante), Naraoka Tomoko (Sakiko da anziana), Sano Keisuke (Kazuo); produzione: Kobushi Productions; uscita in Giappone: 14 settembre 1991; durata: 112’.

