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SONATINE CLASSICS

SONATINE

Il blog dedicato al cinema giapponese contemporaneo e classico

ISN’T ANYONE ALIVE? (Ikiteru mono wa inai no ka, ISHII Gakuryū, 2012)

Speciale Ishii Gakuryū

di Matteo Boscarol

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Dopo un’assenza di quasi dieci anni dal suo ultimo lungometraggio, uno iato che ha portato anche ad un cambiamento del proprio nome d’arte da Ishii Sōgo a Ishii Gakuryū, l’autore giapponese ritorna con un lavoro riuscito, per certi versi, ma per altri non totalmente convincente. 

Tratto da una pièce teatrale di Maeda Shirō, il film racconta la vicenda di un’università dove misteriosamente e uno dopo l’altro gli studenti, e tutti coloro che si trovano nel campus, cominciano a morire improvvisamente. Sembra avverarsi la leggenda che circola segretamente da anni fra gli studenti secondo la quale nei sotterranei dell’università vengono condotti esperimenti per la realizzazione di armi biologiche. 

Nella prima mezz’ora del lungometraggio ci viene presentata la vita extrascolastica dell’università: studenti che si incontrano nel parco e chiacchierano del più e del meno, altri alle prese con problemi d’amore, e poi una serie di personaggi esterni. Un fratello che viene a cercare la sorella — che poi si rivelerà non essere tale — all’ospedale dell’ateneo e due strambi figuri, una sorta di gatto e volpe. Insomma, la prima parte del film restituisce con efficacia, pur nell’assenza di veri sviluppi narrativi e nella monotonia delle conversazioni — anzi, proprio grazie a queste — l’atmosfera dell’università nipponica, contribuendo inoltre a caricare l’attesa per ciò che seguirà.
Quando le prime persone cominciano misteriosamente ad accasciarsi al suolo e a morire, il film entra — o dovrebbe entrare — nella sua fase cruciale. L’atmosfera e la caratterizzazione dei personaggi si fanno marcatamente assurde, quasi parodiche: un elemento già latente nella prima parte, ma che qui emerge con maggiore evidenza. Tonalità che Ishii aveva già accarezzato nel corso della sua carriera e che ritorneranno, i gradi diversi, nei suoi lavori futuri. In maniera più diretta e grossolana in Punk Samurai Slash Down (Panku samurai, kira rete sōrō, 2018), ad esempio, o in modi più fini e letterari in The Box Man (Hako otoko, 2024).

Il problema in Isn’t Anyone Alive? è che l’assurdità delle situazioni e dei protagonisti, alle prese con un’altrettanto inspiegabile sequenza di morti, non viene spinta fino alle estreme conseguenze, né sul piano tematico né su quello stilistico. Si rimane, insomma, in una terra di mezzo che finisce per non lasciare il segno. A ciò contribuisce anche l’elemento visivo che appare piuttosto povero e scialbo, se non erriamo si tratta del debutto di Ishii in un film completamente girato in digitale. Né riescono a risollevarlo la scenografia — firmata dal pur ottimo Isomi Toshihiro, già collaboratore di Kore’eda Hirokazu— né una messa in scena complessivamente poco incisiva.

Il film trova un guizzo di autentica genialità — che rende il rammarico ancora più acuto, perché lascia intravedere ciò che avrebbe potuto essere — soltanto negli ultimi dieci minuti, quando ormai quasi tutti sono morti. Il bravo Sometani Shōta nei panni di un commesso, segue una paziente dell’ospedale fino a una collina, dove incontrano Sugiura Chizuko qui nel ruolo di una madre disperata che ha appena trovato il figlio senza vita.
È in questo momento che il film sembra finalmente trovare la propria forma: il cielo si tinge di una tonalità bronzea, gli aerei iniziano a precipitare all’orizzonte, fuochi lontani punteggiano il paesaggio. Tutto scivola verso la fine, anche grazie al riff potentissimo e assordante di una chitarra che, in un crescendo implacabile, accompagna l’ultima sequenza. L’inquadratura del commesso — un volto senza speranza ma privo di enfasi tragica — esplode nel nero dello schermo, su cui campeggia la scritta ikiteru mono wa inai no ka (“Non c’è più niente di vivo?”). 

Titolo originale: 生きてるものはいないのか (Ikiteru mono wa nai no ka); regia: Ishii Gakuryū; sceneggiatura e soggetto: Maeda Shirō; fotografia: Matsumoto Yoshiyuki; montaggio: Ishii Gakuryū, Takeda Takahiko; scenografia: Isomi Toshihiro; musiche originali: Ishii Haru; interpreti: Aoki Eri, Sometani Shōta, Kōta Fudauchi, Hasebe Keisuke, Hasome Tetsuya, Ikenaga Ami, Murakami Jun, Sugiura Chizuko; produttori: Hashimoto Eiji, Ishii Gakuryū, Kanenobu Hiroaki, Ōsaki Hironobu; uscita nelle sale giapponesi: 18 febbraio 2012; durata: 113′.

 


English review

Nearly ten years after his previous feature — a hiatus that also coincided with his change of professional name from Ishii Sōgo to Ishii Gakuryū — in 2012 the Japanese director returned with a film that is, in some respects, successful, yet ultimately not entirely convincing.

Adapted from a stage play by Maeda Shirō, the film centers on a university where, mysteriously and one by one, students — along with everyone else on campus — begin to die suddenly. It appears that a long-circulating campus legend may be true after all: biological weapons experiments are being conducted in the university’s underground facilities.

In the film’s first thirty minutes, we are introduced to life on campus: students meeting in the park and chatting, others grappling with romantic troubles, alongside a gallery of peripheral figures. A young man arrives at the university hospital in search of his sister — who will later turn out not to be his sister at all — and two eccentric drifters make their appearance. Overall, this opening section effectively conveys the atmosphere of life at a Japanese university. Despite — or rather, precisely because of — the absence of significant narrative developments and the monotony of the conversations, it succeeds in immersing the viewer in that milieu while quietly building anticipation for what is to follow.
When the first people begin to collapse and die without explanation, the film enters — or should enter — its crucial phase. The atmosphere and characterizations tilt toward the markedly absurd, even parodic: a tone that had been latent in the opening section but now surfaces more explicitly. It is a register Ishii had already explored earlier in his career and one he would revisit, in varying degrees, in subsequent works — more overtly in Punk Samurai Slash Down (Panku samurai, kira rete sōrō, 2018) and in a subtler, more literary vein in The Box Man (Hako otoko, 2024).

The main issue in Isn’t Anyone Alive? is that the absurdity of the situations and the characters is never pushed to its extreme consequences, neither thematically nor stylistically. In short, the film remains stuck in a middle ground that ultimately fails to leave a lasting impression. This is compounded by the visual element, which comes across as rather bland—if we are not mistaken, this was Ishii’s debut working entirely in digital format. Neither the production design—by the very capable Isomi Toshihiro, a frequent collaborator of Kore’eda Hirokazu—nor the overall lackluster staging succeed in lifting it.

The film finds a spark of genuine brilliance—which makes the disappointment all the sharper, since it hints at what might have been—only in the final ten minutes, when almost everyone is already dead. Sometani Shōta, playing a store clerk, follows a hospital patient up a hill, where they encounter Sugiura Chizuko in the role of a desperate mother who has just found her son lifeless.
It is at this moment that the film finally seems to find its form: the sky takes on a bronze hue, planes begin to fall from the horizon, and distant fires dot the landscape. Everything slides toward the end, propelled in part by the deafening, powerful riff of a guitar that, in an unrelenting crescendo, underscores the final sequence. The shot of the store clerk—a face devoid of hope yet free from tragic expressions—erupting into the blackness of the screen, on which appears the text ikiteru mono wa inai no ka (“Is there no one left alive?”).

Original title: 生きてるものはいないのか (Ikiteru mono wa nai no ka); director: Ishii Gakuryū; screenplay and story: Maeda Shirō; cinematography: Matsumoto Yoshiyuki; editing: Ishii Gakuryū, Takeda Takahiko; production design: Isomi Toshihiro; original music: Ishii Haru; cast: Aoki Eri, Sometani Shōta, Kōta Fudauchi, Hasebe Keisuke, Hasome Tetsuya, Ikenaga Ami, Murakami Jun, Sugiura Chizuko; producers: Hashimoto Eiji, Ishii Gakuryū, Kanenobu Hiroaki, Ōsaki Hironobu; Japanese theatrical release: February 18, 2012; running time: 113′.

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