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SONATINE CLASSICS

SONATINE

Il blog dedicato al cinema giapponese contemporaneo e classico

THE BOX MAN (Hako otoko, ISHII Gakuryū, 2024)

Speciale Ishii Gakuryū

di Paolo Torino

“Questa città è troppo piccola per due box-man”, figuriamoci per dieci, cento, mille. Ma cos’è, in realtà, un box-man – anzi – The Box Man? È un uomo che si astrae dalla realtà che lo circonda – il film è ambientato in uno spazio tempo dove la crisi socio-economica della società giapponese dilagava – per osservare inquadrare la realtà da un foro come se fosse la sua personale cinepresa.

L’ultimo lavoro di Ishii è tratto dall’omonimo romanzo di Kōbō Abe. The box man narra di un uomo che si nasconde in una scatola per poter osservare la realtà della società di Tokyo da uno spazio “astratto”. The box man è anche un uomo ricercato da alcune losche figure che vogliono rubarne l’esistenza e aspirare a diventare degli uomini-scatola.

Come accennato nell’ultimo pezzo su un film di Ishii, il tema centrale della sua filmografia è la ricerca incessante della nevrosi, unica condizione per raggiungere l’annullamento dell’io. E la scatola, infatti, è la dimensione in cui l’uomo e il suo io vengono annullati. L’involucro è l’equivalente dell’attestato di nascita in That’s it (Soredake): i confini dell’esistenza sono labili e Ishii gioca spesso su questi binari paralleli su cui viaggiano quiete e caos, normalità e anormalità, in un continuo tentativo di intrecciarsi fin dalle prime battute dell’opera dove le voci narranti smentiscono ciò che dicono dopo pochi secondi. In The Box Man, infatti, si attraversano i confini della realtà, si creano squarci spazio-temporali e le vite dei protagonisti si intrecciano dando vita a un teatro dell’assurdo di Camusiana memoria. La scatola è il masso spinto da Sisifo per l’eternità e gli altri personaggi rincorrono il mito, fanno di tutto per addossarsi la pena e trascendere la vita; per sfuggire alla realtà anche a costo di annullarsi.
L’ultima opera di Ishii è calata perfettamente nell’immaginario contemporaneo del cinema: c’è il sistema di sorveglianza (Bling Ring di Sofia Coppola o il recente Stranger Eyes di Siew Hua Yeo) che vede tutto attraverso le camere poste ai lati delle strade per pedinare e osservare i movimenti del protagonista; c’è il “disincarnamento” di Guadagniniana memoria (“Lee… i’m desombodied” dal film Queer di Luca Guadagnino) con la sovrimpressione che fonde i corpi dei protagonisti. Ecco l’impero dei sensi: il nuovo sesso è la dissolvenza.

Ma una risposta alla domanda sull’identità, Ishii, cerca di darla nel finale dell’opera. Il protagonista del lungometraggio, dopo una lunghissima sequenza senza musica, sfonda la quarta parete e mostra che in realtà il buco da cui osserva il mondo è la sala del cinema e i Box Man siamo noi spettatori, appassionati di cinema che in qualche modo ci affidiamo a una realtà altra, fatta di illusioni, proiezioni su uno schermo e fantasmi digitali per trovare un senso all’esistenza. Si ritorna alle origini del cinema, al racconto costruito per scatole cinesi. La realtà è una mise en abyme.


Titolo originale: 箱男 (Hako otoko); regia: Ishii Gakuryū; sceneggiatura: Inagaki Kiyotaka, Abe Kōbō (romanzo); fotografia: Hideho Urata; montaggio: Banri Nagase; musiche: Michiaki Katsumoto; interpreti e personaggi: Masatoshi Nagase (The Box Man), Asano Tadanobu (Dottore), Sato Koichi (Militare), Shiramoto Ayana (Yoko), Nakamura Yūko (Detective), Shibukawa Kiyohiko (Mendicante); produttore: Konishi Keisuke, Seki Tomohiko; durata: 120′; uscita in Giappone: 23 agosto 2024.

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