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SONATINE CLASSICS

SONATINE

Il blog dedicato al cinema giapponese contemporaneo e classico

EVERY DAY A GOOD DAY (Nichinichi kore kojitsu, Ōmori Tatsushi, 2018)

SPECIALE KIKI KIRIN

di Jacopo Barbero

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Nelle opere a cui ha preso parte in tarda età Kiki Kirin ha spesso interpretato, in forme diverse, il ruolo di custode di una saggezza da tramandare, a cui numerosi registi e sceneggiatori hanno affidato scene e dialoghi chiave per comprendere i propri film e la visione del mondo su cui questi si fondano (si vedano i recenti articoli di Claudia Bertolé sulla presenza di Kiki nei film di Kore-eda Hirokazu: parte 1 e parte 2). Non fa eccezione Every Day a Good Day, terzultimo film di Kiki, uscito in Giappone postumo meno di un mese dopo la dipartita dell’attrice, avvenuta il 15 settembre 2018. In questo film Kiki veste i panni di Takeda-sensei, anziana maestra dei rituali del tè, che diviene una sorta di maestra di vita per la giovane protagonista Noriko.

Noriko, laureanda all’università, è una giovane impacciata e incerta sul proprio futuro, verso la quale i genitori nutrono poche speranze professionali. Per questo, Noriko accetta di iniziare a studiare il chadō, il tradizionale rituale per la preparazione e il servizio del matcha, celebre e pregiata varietà di tè verde in polvere. Insieme alla vivace cugina Michiko, Noriko prende lezioni da Takeda-sensei, anziana maestra della “via del tè”, che la introduce pazientemente a questi rituali antichi e rigorosi. Nel corso di oltre vent’anni – tra rimpianti per un amore finito male, tragedie famigliari e momenti di quieta gioia di vivere – Noriko si imbarca in un viaggio alla ricerca di se stessa, in cui la ‘via del tè’ funge da bussola e appiglio. 

Ispirato ai saggi sulla cultura giapponese del tè di Morishita Noriko, il film di Ōmori Tatsushi – regista assai prolifico e già premiato come nuovo talento dalla Directors Guild of Japan nel 2010 – è un’ode al cinema come arte capace di catturare gesti e suoni e trasportare lo spettatore in una dimensione parallela in cui il tempo rallenta e le grandi domande sul senso della vita emergono a poco a poco attraverso le azioni quotidiane. Ōmori si prende il suo tempo per mostrare nel dettaglio i vari passaggi della cerimonia del tè, e ne indaga i rituali materiali principalmente attraverso un calibrato uso del sonoro, che enfatizza suoni minimali, quali lo sgocciolamento dell’acqua versata, il fruscio della frusta in bambù utilizzata per mischiare il tè, il leggero contatto tra le mani dei personaggi e gli strumenti del mestiere (il mestolo di legno, le scodelle, il tovagliolo). 

Nella lentezza ieratica dei rituali – svolti impeccabilmente da Takeda e ripetuti prima goffamente e poi con sempre maggior sicurezza da Noriko – Ōmori sembra concedere alla sua protagonista il tempo per se stessa e per la propria riflessione interiore che il resto della sua vita non pare concederle. Colta in una società frenetica, che proietta sui propri membri pesanti aspettative famigliari e professionali, Noriko pare costantemente un personaggio privo di meta, che fatica ad orientarsi in un mondo che non perdona l’esitazione, la confusione e il dubbio. E mentre la cugina Michiko decide di adeguarsi alle aspettative sociali della propria famiglia e finisce per sposare un medico benestante, Noriko sceglie la via del tè come antidoto al conformismo e come modo di vivere la vita “un passaggio rituale alla volta”, senza farsi sopraffare dall’ansia per il futuro. L’apprendimento dei rituali del tè, infatti, richiede decenni di pratica e accompagna lo scorrere della vita: così come Noriko ha impiegato anni per apprezzare e comprendere il suo film preferito – La strada di Fellini, citatissimo – così la cerimonia del tè è un rituale che, nelle sue varie forme di apprendimento e pratica, accompagna momenti alterni della sua vita – dalla difficoltà di fare i conti col tradimento dell’ex promesso sposo al senso di colpa per aver trascurato i genitori, passando per la morte del padre. Attraversando queste vicissitudini alterne, che potrebbero sopraffare Noriko, il tè – con i suoi gesti ripetitivi – permette alla protagonista di rallentare il tempo, di godere di ogni momento e di “fare di ogni giorno un buon giorno”. E in questo contesto la Takeda-sensei di Kiki Kirin – interprete di magistrale finezza che esegue il rituale del tè come una consumata professionista – passa dall’essere maestra di pratica a maestra di vita, detentrice di una saggezza tradizionale che appare il miglior antidoto contro le ansie della contemporaneità.


Titolo originale: 日日是好日 (Nichinichi kore kojitsu); regia: Ōmori Tatsushi; sceneggiatura: Ōmori Tatsushi, dal saggio (2002) “Nichinichi kore kōjitsu: ocha ga oshiete kureta 15 no shiawase” (“Every day a good day: fifteen lessons I learned about happiness from Japanese tea culture”) di Morishita Noriko; fotografia: Maki Kenji; interpreti: Kuroki Haru (Noriko), Kiki Kirin (Takeda-sensei), Tabe Mikako (Michiko), Tsuruta Mayu (Yukino), Tsurumi Shingo (padre di Noriko), Takizawa Megumi (Yumiko), Kawamura Saya (Sanae), Harada Mayu (Tadokoro), Yamashita Mizuki (Hitomi), Okamoto Chihiro (fratello di Noriko), Kooriyama Fuyuka (madre di Noriko); produttori: Yoshimura Tomomi, Kanai Ryūji, Kondō Takahiko; durata: 100’; anno di produzione: 2018; uscita in Giappone: 13 ottobre 2018. 


 

English Review (translated)

In the works she took part in later in life, Kiki Kirin often played, in different forms, the role of a guardian of wisdom to be passed on, to whom numerous directors and screenwriters entrusted key scenes and dialogues to understand their films and the worldview on which they are based. Every Day a Good Day is no exception, the third-to-last film of Kiki, released in Japan posthumously less than a month after the actress’s passing, which occurred on September 15, 2018. In this film, Kiki takes on the role of Takeda-sensei, an elderly teacher of tea rituals, who becomes a kind of life mentor for the young protagonist Noriko.

Noriko, a university student about to graduate, is a clumsy young woman uncertain about her future, in whom her parents place little professional hope. For this reason, Noriko agrees to begin studying chadō, the traditional ritual for preparing and serving matcha, a famous variety of powdered green tea. Together with her lively cousin Michiko, Noriko takes lessons from Takeda-sensei, an elderly master of the “way of tea,” who patiently introduces her to these ancient and rigorous rituals. Over the course of more than twenty years – amid regrets over a failed love, family tragedies, and moments of quiet joy in living – Noriko embarks on a journey in search of herself, in which the “way of tea” serves as both compass and anchor.

Inspired by essays on Japanese tea culture by Morishita Noriko, the film by Ōmori Tatsushi – a prolific director who had already been awarded as a new talent by the Directors Guild of Japan in 2010 – is an ode to cinema as an art capable of capturing gestures and sounds and transporting the viewer into a parallel dimension where time slows down and the great questions about the meaning of life gradually emerge through everyday actions. Ōmori takes his time to show in detail the various steps of the tea ceremony, and explores its material rituals mainly through a calibrated use of sound, which emphasizes minimal sounds, such as the dripping of poured water, the rustle of the bamboo whisk used to mix the tea, and the light contact between the characters’ hands and the tools of the craft (the wooden ladle, the bowls, the cloth).

In the hieratic slowness of the rituals – performed flawlessly by Takeda and repeated first awkwardly and then with increasing confidence by Noriko – Ōmori seems to grant his protagonist time for herself and for her own inner reflection, something the rest of her life does not appear to allow her. Caught in a frenetic society that projects heavy family and professional expectations onto its members, Noriko constantly seems like a character without a destination, struggling to orient herself in a world that does not forgive hesitation, confusion, or doubt. And while her cousin Michiko decides to conform to her family’s social expectations and ends up marrying a wealthy doctor, Noriko chooses the way of tea as an antidote to conformism and as a way of living life “one ritual step at a time,” without being overwhelmed by anxiety about the future. Learning the rituals of tea, in fact, requires decades of practice and accompanies the passage of life: just as Noriko took years to appreciate and understand her favorite film – La strada by Fellini, frequently referenced – so too the tea ceremony is a ritual that, in its various forms of learning and practice, accompanies alternating moments of her life – from the difficulty of coming to terms with the betrayal of her former fiancé, to the guilt of having neglected her parents, to her father’s death. Passing through these varied experiences, which could overwhelm her, tea – with its repetitive gestures – allows the protagonist to slow down time, to savor every moment, and to “make every day a good day.” In this context, Takeda-sensei’s character played by Kiki Kirin – an actress of masterful subtlety who performs the tea ritual like a seasoned professional – moves from being a teacher of practice to a teacher of life, a bearer of traditional wisdom that appears to be the best antidote to the anxieties of contemporary life.


Original title: 日日是好日 (Nichinichi kore kojitsu); director: Ōmori Tatsushi; screenplay: Ōmori Tatsushi, adapting the essay (2002) “Nichinichi kore kōjitsu: ocha ga oshiete kureta 15 no shiawase” (“Every day a good day: fifteen lessons I learned about happiness from Japanese tea culture”) by Morishita Noriko; cinematography: Maki Kenji; cast: Kuroki Haru (Noriko), Kiki Kirin (Takeda-sensei), Tabe Mikako (Michiko), Tsuruta Mayu (Yukino), Tsurumi Shingo (Noriko’s father), Takizawa Megumi (Yumiko), Kawamura Saya (Sanae), Harada Mayu (Tadokoro), Yamashita Mizuki (Hitomi), Okamoto Chihiro (Noriko’s brother), Kooriyama Fuyuka (Noriko’s mother); producers: Yoshimura Tomomi, Kanai Ryūji, Kondō Takahiko; running time: 100’; production year: 2018; Japanese release: 13 October 2018. 

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