THE LAST BLOSSOM (Hōsenka, KINOSHITA Baku, 2025)
Far East Film Festival 2026
di Matteo Boscarol

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Ogni qual volta un tipo diverso d’animazione emerge nel panorama mediatico giapponese, è un’occasione da celebrare—indipendentemente dal successo finanziario o persino artistico di tale opera. L’industria è diventata così attenta al proprio mercato e al proprio pubblico, sia quello dell’arcipelago che quello estero, da tenersi alla larga da rischi artistici, ripiegando invece su narrazioni, temi e franchise già consolidati. Kinoshita Baku aveva già colto di sorpresa il pubblico con la serie Odd Taxi (Oddo takushii, 2021) qualche anno fa e il suo primo lungometraggio, The Last Blossom, sembra confermare tanto il suo talento quanto il suo approccio eccentrico, per così dire, nei confronti dell’animazione del suo paese.
Akutsu è un anziano detenuto condannato a trascorrere il resto della sua vita dietro le sbarre e destinato ad affrontare una fine silenziosa e solitaria in isolamento—finché un giorno sente una voce. È un fiore di balsamina—hōsenka in giapponese—che parla come un essere umano, insolente e logorroico. Inizialmente esterrefatto, l’uomo comincia a raccontare la propria vita al fiore, che, sorprendentemente, sembra già sapere molto di lui.
Quella che inizia come una storia dal ritmo molto lento—introdotta da una canzone prima dei titoli di testa che appare in parte dissonante rispetto al tono e allo stile del film—si rivela gradualmente una riflessione matura e meditata sull’invecchiamento e sul desiderio di migliorare la vita delle persone amate, anche a costo di ricorrere al furto e di sprofondare nel mondo criminale. Muovendosi su due piani temporali, tra gli anni Ottanta, quando il protagonista Akutsu era giovane, e il presente, la narrazione si sviluppa con un ritmo abbastanza peculiare ricco di pause e silenzi, che richiama la cadenza del già citato Odd Taxi.
In questo senso e fatte le dovute distinzioni, il film assume anche i tratti di una storia yakuza, evocando per certi versi il tono “slice of life” di alcuni lavori di Takeshi Kitano—pur senza le improvvise esplosioni di violenza che caratterizzano molti dei lavori del comico e regista giapponese. Questo tono sommesso, che rispecchia l’atteggiamento riflessivo del protagonista e la sua scelta di entrare nella malavita come rifiuto di conformarsi a una vita ordinaria, è controbilanciato dalla presenza della pianta parlante. Il fiore di balsamina, doppiato da Pierre Taki nell’originale giapponese, è l’esatto opposto di Akutsu: parla a mitraglia, è irriverente e tagliente nelle sue parole verso l’anziano malavitoso, e talvolta quasi fastidiosamente logorroico.
Man mano che la storia procede e si scopre di più su come Akutsu sia rimasto invischiato nel mondo criminale fino a finire in prigione, The Last Blossom diventa sempre più coinvolgente, anche grazie ad alcuni colpi di scena che aggiungono ulteriore profondità al suo arco narrativo. Il modo in cui Kinoshita e i suoi collaboratori riescono a conferire spessore anche ai personaggi che appaiono solo per poco tempo sullo schermo è notevole; sotto questo aspetto, il lungometraggio appare più vicino al cinema dal vivo che all’animazione tradizionale, almeno quella del Sol Levante. Questo risultato è dovuto in larga parte all’ottimo lavoro di Kinoshita e dello sceneggiatore Konomoto Kazuya in fase di scrittura, nonché al ritmo impresso all’animazione, ma anche al particolare processo produttivo. Come il regista ha sottolineato in diverse interviste e sessioni di domande e risposte, l’animazione è stata infatti realizzata solo dopo la registrazione delle voci dei personaggi principali—un’inversione rispetto alla prassi abituale nell’industria dell’animazione.
Titolo originale: ホウセンカ (Hōsenka); regia: Kinoshita Baku; sceneggiatore: Konomoto Kazuya; fotografia: Hoshina Takumi, Hondai Takahiro; musiche: Cero, Takagi Shōhei, Hashimoto Tsubasa, Arauchi Yū; character design: Kinoshita Baku; personaggi e interpreti: Akutsu da giovane (Kobayashi Kaoru), Akutsu da anziano (Tozuka Junki), Nana da giovane (Mitsushima Hikari), Nana da anziana (Miyazaki Yoshiko), il fiore (Pierre Taki); produzione: CLAP; uscita in Giappone: 10 ottobre 2025; durata: 91’.
English review
Whenever a different kind of animation emerges in the Japanese media landscape, it feels like an occasion worth celebrating—regardless of its financial or even artistic success. The industry has become so attuned to its markets and audiences, both domestically and increasingly overseas, that it tends to avoid risk, returning instead to familiar narratives, themes, and established franchises. Kinoshita Baku had already caught audiences off guard with the series Odd Taxi a few years ago, and his first feature, The Last Blossom, seems to confirm both his talent and his eccentric approach to animation.
Akutsu, an aging prisoner, is sentenced to spend the rest of his life behind bars, and faces a quiet and solitary end in confinement—until one day he hears a voice. It is a balsam flower—hōsenka in Japanese—speaking like a human, insolent and loquacious. Initially startled, the man begins to recount his life story to the flower, which, surprisingly, already seems to know much about him.
What begins at a very slow pace story —introduced by an opening song before the credits that feels somewhat at odds with the film’s tone and style—gradually reveals itself to be a thoughtful and mature meditation on aging, and on the desire to improve the lives of loved ones, even if that means resorting to theft and a dive in the underworld.
Shifting between the 1980s and the present day, the narrative unfolds with a distinctive, unhurried rhythm, rich in pauses and silences, recalling the cadence of the aforementioned Odd Taxi. In this sense, it also resembles a yakuza story, evoking the slice-of-life sensibility of Takeshi Kitano for instance—though without the sudden eruptions of violence. This subdued tone, mirroring the protagonist’s reflective outlook and his decision to join the mob as a refusal to conform to ordinary life, is offset by the presence of the talking plant. The balsam flower, voiced by Pierre Taki, stands in stark contrast to Akutsu, it’s witty, irreverent, sharp-tongued, and at times almost annoyingly logorrheic.
As the story unfolds and more is revealed about how Akutsu became entangled in the underworld and ultimately ended up in prison, The Last Blossom grows increasingly compelling, aided by a couple of striking twists that add further depth to its narrative arc.
The way Kinoshita and his collaborators infuse even the most fleeting characters with a sense of depth is striking; in this respect, The Last Blossom often feels closer to live-action than to conventional animation. This achievement owes much to the work of Kinoshita and writer Kazuya Konomoto, and the rhythm infused in the animation, but it is also a result of the production process itself. As the director has noted in interviews and Q&As, the animation was created only after the main characters’ voices had already been recorded—a reversal of the standard practice in the animation industry.
Original title: ホウセンカ (Hōsenka); director: Kinoshita Baku; screenplay: Konomoto Kazuya; cinematography: Hoshina Takumi, Hondai Takahiroi; music: Cero, Takagi Shōhei, Hashimoto Tsubasa, Arauchi Yūi; character design: Kinoshita Baku; cast: young Akutsu (Kobayashi Kaoru), old Akutsu (Tozuka Junki), young Nana (Mitsushima Hikari), old Nana (Miyazaki Yoshiko), the flower (Pierre Taki); production: CLAP; release in Japan: October 10, 2025; running time: 91 minutes.

