ALL GREENS (Banji kaichō, KOYAMA Takashi, 2025)
Far East Film Festival 2026
di Fabio Canessa

Inno alla ribellione giovanile, contro l’oppressione familiare e il grigiore della provincia, ma dalle polveri bagnate. In bilico tra dramma adolescenziale e commedia satirica, manca di radicalità in entrambi i lati e finisce per essere un innocuo divertissement sorretto da qualche buona idea, come toccare il tabù della marijuana, e dall’energia delle tre protagoniste.
Hidemi, Miruku e Mako frequentano un istituto professionale a Tokaimura, cittadina della prefettura di Ibaraki, e sognano di trasferirsi a Tokyo per lasciarsi alle spalle problemi familiari e la sensazione di sentirsi intrappolate nella vita di provincia. Quando Hidemi entra in possesso di alcuni sacchetti di semi di cannabis, rubandoli a un viscido beatmaker, le tre decidono di finanziare il loro desiderio di fuga coltivando marijuana. Sfruttano quindi una serra abbandonata sul tetto della scuola, creando un club scolastico di giardinaggio per nascondere l’attività illegale.
L’impressione che lascia All Greens, per sviluppare il discorso introdotto con il commento iniziale, è quella di essere meno audace e sovversivo di quanto inizialmente possa sembrare. Ripensandoci a mente fredda emergono dietro alla vivace confezione dei limiti narrativi, oltre la scarsa credibilità della vicenda criminale alla Breaking Bad, e un po’ di superficialità nel trattare il disagio giovanile, con i traumi delle protagoniste lasciati sullo sfondo. Questo guardandolo dal lato del dramma. Da quello della commedia il giudizio è simile: Koyama utilizza i guanti, preferisce una leggerezza codificata, e in alcune scene sfocia nel ridicolo, a un graffio veramente profondo che avrebbe reso il film più esplosivo.
Pur non mantenendo le promesse, in relazione a un soggetto ricco di spunti d’interesse, la visione risulta comunque godibile e grazie soprattutto all’alchimia tra le giovani protagoniste Minami Sara, Deguchi Natsuki e Yoshida Mizuki che vestono i panni di Hideko, Miruku e Mako. Personaggi ben delineati, la cui identità è segnata dalle rispettive passioni: la musica rap, il cinema e i manga. Inevitabile per lo spettatore empatizzare soprattutto con la cinefila del gruppo che – a proposito di film esplosivi – cita diversi titoli: da Fight Club (1999) di David Fincher a Carrie (1976) di Brian De Palma, da Crepa padrone tutto va bene (1972) di Jean-Luc Godard a The Man Who Stole the Sun (Taiyō o nusunda otoko, 1979) di Hasegawa Kazuhiko.
Meno riusciti i personaggi secondari, perlopiù ridotti a macchiette come la coppia di ragazzi gay assoldati per spacciare dalle produttrici di marijuna. Buono il ritmo, sostenuto da una regia pop che presenta anche rotture della quarta parete, però la dilatazione della parte centrale lascia la sensazione che il film potesse tranquillamente durare 15-20 minuti in meno e risultare così più compatto. Ma sulla durata, per chiudere con una battuta che fa riferimento a un bel dialogo presente nel lungometraggio, forse è meglio non discutere. “Tu come capisci quando è meglio stare alla larga da qualcuno?” chiede Mako a Miruku, mentre sono in sala in attesa dell’inizio di una proiezione. E lei risponde: “Se dopo un film al cinema mi dice: com’era lungo”.
Titolo originale: 万事快調 (Banji kaichō); regia: Koyama Takashi; soggetto: Namiki Dou; sceneggiatura: Koyama Takashi; fotografia: Saito Ryo; scenografia: Matsunaga Keiko; interpreti e personaggi: Minami Sara (Hidemi), Deguchi Natsuki (Miruku), Yoshida Mizuki (Mako), Kurosaki Kodai (Jackie), Kaneko Daichi (Sato); produzione: Ogawa Shinji, Kondo Tamon, Miyamor Shoko, Nishikawa Asako; uscita in Giappone: 16 gennaio 2026; durata: 119’.

