TOKYO TAXI (id., YAMADA Yōji, 2025)
Far East Film Festival 2026
di Fabio Canessa

Remake del film francese A spasso con Madeleine (2022) di Christian Carion, Tokyo Taxi ha tutte le sembianze di un testamento artistico. Non solo per i 94 anni di Yamada Yōji che fanno pensare possa essere l’ultimo lavoro del regista, ma per la sintesi perfetta che offre del suo cinema garbato e umanista, fondato su un rigore morale e formale in grado di distillare le emozioni in elevata purezza.
Il tassista Usami Kōji riceve l’incarico di accompagnare l’ottantacinquenne Takano Sumire dalla sua casa a Shibamata a una residenza per anziani a Hayama, nella prefettura di Kanagawa. Su richiesta della donna fanno diverse deviazioni perché lei vuole rivedere, per un’ultima volta, i luoghi di Tokyo che hanno segnato la sua vita. Nel frattempo comincia a raccontare all’autista la sua travagliata giovinezza.
La sua opera prima è del 1961, ma già nel 1954 Yamada era entrato alla Shōchiku. In piena età dell’oro del cinema giapponese, il periodo simbolo di quel classicismo che il regista ha poi custodito per decenni e traghettato fino a oggi. Quasi cento i film diretti, in molti dei quali compare l’attrice Baishō Chieko, carismatica protagonista di Tokyo Taxi insieme a Kimura Tamuya, convincente nel ruolo non abituale per lui di un uomo comune, e a un’intensa Aoi Yū che interpreta il personaggio di Sumire da giovane nei flashback ben incastonati nella narrazione che si sviluppa, oltre questo binario nel passato, nell’arco della lunga giornata dedicata al trasferimento della donna anziana alla casa di riposo. Un tragitto che comincia da Shibamata non a caso, visto che si tratta dell’ambientazione della longeva saga cinematografica di Tora-san diretta da Yamada e con Baishō nel cast principale sin dal primo capitolo del 1969 Tora-san: Our Lovable Tramp (Otoko wa tsurai yo).
Il taxi, mezzo di trasporto nello spazio ma anche macchina del tempo, disegna con i suoi spostamenti una mappa che mette in parallelo la Tokyo contemporanea con quella del passato. Le tracce, sbiadite se non cancellate dai cambiamenti della metropoli, vivono grazie ai ricordi che Sumire condivide con Kōji. Un viaggio urbanistico e storico, con la memoria individuale che si fa collettiva: dai bombardamenti del marzo 1945 alle difficoltà del dopoguerra, dal peso della società patriarcale con la normalità della violenza domestica al gesto estremo di ribellione, agli albori del femminismo degli anni Sessanta, con la mutilazione dei genitali del marito dopo la scoperta degli abusi sul figlio avuto dal suo primo amore, un giovane della comunità coreana che l’aveva abbandonata mentre era incinta per trasferirsi nella sua patria d’origine. Ne succedono tante a Sumire, o meglio ne sono successe ritornando al presente del racconto, e il film è anche un ritratto di resilienza, come altri realizzati da Yamada tra i quali va sicuramente ricordato come uno dei vertici della sua filmografia Where Spring Comes Late (Kazoku, 1970) dove la protagonista è sempre Baishō Chieko.
Si evita così l’idealizzazione del passato, pur non rinunciando a uno sguardo nostalgico su certi aspetti della vita di un tempo che fa parte della visione di Yamada. È un film crepuscolare Tokyo Taxi, con quel viaggio di una giornata che sa di saluto alla vita, ma non senile. La lucidità del regista, a dispetto dell’età, è invidiabile. Il tocco, condito da un umorismo mai sgraziato, è sempre quello di una volta. E poco importa se il finale arriva così telefonato. Fa parte dell’esperienza emotiva che Yamada offre allo spettatore con la sua confortevole carezza.
Titolo originale: TOKYO タクシー regia: Yamada Yōji; soggetto: Christian Carion e Cyril Gély; sceneggiatura: Yamada Yōji e Asahara Yuzō; fotografia: Chikamori Masashi; montaggio: Sugimoto Hiroshi; musica: Iwasaki Taisei; interpreti e personaggi: Baishō Chieko (Sumire), Aoi Yū (Sumire da giovane) Kimura Takuya (Kōji), Yūka (la moglie di Kōji), Nakashima Runa (la figlia di Kōji), Takaya Sakoda (il marito di Sumire); produzione: Shochiku; uscita in Giappone: 15 novembre 2025; durata: 103’.

