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La sezione SONATINE CLASSICS è dedicata ai grandi maestri del cinema giapponese: KINUGASA Teinosuke, MIZOGUCHI Kenji, OZU Yasujirō, KUROSAWA Akira, ICHIKAWA Kon, NARUSE Mikio, YAMANAKA Sadao, IMAMURA Shōhei, KINOSHITA Keisuke.

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SONATINE

Il blog dedicato al cinema giapponese contemporaneo e classico.

COCOON: FROM THE GIRLS OF SUMMER (Cocoon aru natsu no shōjo tachi yori, INA Yukimitsu, 2025)

Nippon Connection 2026

di Matteo Boscarol

 

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Adattato da un manga di Kyō Machiko, Cocoon, è un lavoro realizzato per la NHK, l’emittente pubblica nazionale giapponese, un’istituzione non particolarmente nota per la sua audacia artistica. Inoltre, forte di una durata relativamente contenuta di appena sessanta minuti, l’animazione semplifica e inevitabilmente condensa molti dei temi esplorati nell’opera originale. Nonostante ciò, grazie ad alcune peculiari scelte stilistiche si impone come una delle opere animate più interessanti provenienti dal Giappone negli ultimi anni. Al tempo stesso, offrendo una potente denuncia degli orrori della guerra e della devastazione causata dalla militarizzazione dello stato e della sua popolazione.

Il Corpo Studentesco Himeyuri, un gruppo di studentesse delle scuole superiori mobilitate e inviate al fronte come infermiere di guerra, fu mobilitato il 23 marzo 1945 e inviato al fronte per assistere i soldati giapponesi feriti impegnati nei combattimenti contro le forze americane. Il 18 giugno, dopo mesi durante i quali le ragazze avevano visto corpi mutilati, soldati in preda al delirio e l’intero orrore della guerra, l’unità venne improvvisamente sciolta. Fu semplicemente ordinato loro di tornare a casa, ma molte si ritrovarono intrappolate tra il fuoco nemico e la violenza del proprio esercito. Dei 222 studenti e 18 insegnanti morti dopo la mobilitazione, oltre l’ottanta per cento perse la vita o si tolse la vita nei giorni immediatamente successivi allo scioglimento dell’unità. Cocoon racconta la storia di due di queste ragazze, Mayu e San.

Cocoon segna diversi importanti debutti, si tratta infatti della prima regia di Ina Yokimitsu e della prima produzione distribuita dallo Studio Sasayuri, fondato dalla veterana dell’animazione Tateno Hitomi, che ha lavorato per decenni presso lo Studio Ghibli. Non sorprende quindi che Cocoon richiami spesso l’estetica dello studio fondato da Takahata Isao e Miyazaki Hayao, in particolare nel character design, nella realizzazione degli sfondi e nell’uso del colore.
Il film segue San e il suo rapporto con la più forte e determinata Mayu. Insieme alle loro compagne di classe, le due ragazze vengono trasferite in ospedali improvvisati allestiti nelle gama, le grotte naturali dell’isola. San è affascinata dalla produzione della seta, in particolare dal destino e dalla storia evolutiva del baco da seta. Frutto di secoli di selezione artificiale operata dall’uomo, la falena che emerge dal bozzolo ha ormai perso la capacità di volare. Per raccogliere la seta prodotta nei bozzoli, i bachi vengono bolliti vivi; soltanto pochi vengono risparmiati, ma solo per perpetuare il ciclo produttivo.

Fin dalle prime scene è evidente come la produzione della seta funzioni da metafora per la storia delle ragazze e, più in generale, per le generazioni di giovani giapponesi indottrinate all’imperialismo e al nazionalismo. Come i bachi da seta, essi sono stati plasmati e condizionati fin dalla nascita, per poi essere utilizzati come materiale sacrificabile da uno stato che alla fine li ha mandati al massacro. Questo simbolismo è ulteriormente rafforzato dal nome di una delle protagoniste, Mayu (“bozzolo” in giapponese), la più forte delle due ragazze, che cerca di proteggere San (“baco da seta”) dagli orrori della guerra.

Una delle differenze più significative rispetto al manga riguarda la rappresentazione della presenza maschile. Se nell’animazione i personaggi maschili compaiono raramente, uomini feriti, soldati in preda al delirio o ufficiali intenti a pianificare ulteriori attacchi, nell’opera originale di Kyō le due ragazze sembrano quasi cancellare completamente gli uomini dal proprio mondo, costruendo così il loro bozzolo protettivo. Nelle poche vignette in cui i soldati fanno la loro comparsa, essi sono ridotti a corpi impotenti oppure raffigurati come masse informi e senza volto, mosse unicamente dalla violenza e dall’istinto animale.

Come già accennato, il colore svolge un ruolo fondamentale nel film. Insieme al character design e agli sfondi, contribuisce a costruire fin dalle prime scene un universo quasi bucolico. Particolarmente riuscita è la breve rappresentazione della storia dei bachi da seta, raccontata in pochi istanti attraverso una serie di schizzi a matita animati che sembrano prendere vita sulle pagine di un quaderno. È proprio in questa sequenza che l’animazione permette una delle immagini più poetiche dell’opera, la falena che emerge dal bozzolo viene sovrapposta all’occhio di San, creando un legame visivo tra le due figure di grande impatto.
L’uso dei colori costituisce inoltre un omaggio ad altre opere di Kyō, che ricordiamo non è soltanto una mangaka, ma anche un’illustratrice. Particolarmente significativo in questo senso è Ichigo Sensō (Strawberry War, 2014), un’opera interamente a colori nella quale Kyō combina fantasie culinarie e orrori della guerra in maniera molto più leggera e giocosa rispetto a Cocoon. Minuscole ragazze combattono una guerra fantastica fatta di torte, frutta e altri alimenti. Nel manga, sangue e viscere sono rappresentati da fragole schiacciate e succhi della frutta, ed è proprio da questo espediente stilistico che sembra derivare una delle scelte creative più ispirate dell’adattamento di Cocoon che andremo a descrivere fra poco.  

La colonna sonora di Kensuke Ushio, il sound design e l’uso creativo dei silenzi contribuiscono ad amplificare l’atmosfera di tensione e terrore. Una sequenza in particolare dimostra le potenzialità del mezzo animato e rappresenta uno dei momenti migliori dell’adattamento, oltre a costituire una delle sue più marcate divergenze rispetto al manga. Abbandonate dall’esercito giapponese e lasciate a cavarsela da sole, le ragazze si dirigono verso un promontorio meridionale. Durante il cammino devono attraversare un villaggio parzialmente distrutto che appare deserto. Dopo un lungo silenzio interrotto soltanto da sporadiche e dissonanti note di pianoforte, cecchini nascosti nelle abitazioni aprono improvvisamente il fuoco. Le ragazze iniziano a correre, inciampando e cadendo mentre i proiettili le colpiscono. Tuttavia, al posto del sangue e dei corpi mutilati mostrati nel manga, dalle loro ferite esplodono cascate e getti di fiori dai colori vivacissimi. L’immagine richiama una promessa fatta in precedenza da Mayu a San, proteggerla all’interno di un bozzolo d’immaginazione, capace di trasformare il sangue in fiori.

Titolo originale: Cocoon~ある夏の少女たちより~ (Cocoon aru natsu no shōjo tachi yori); regia: Ina Yokimitsu; sceneggiatura: Ina Yokimitsu, Kishimoto Taku; da un manga di Kyō Machiko; musiche: Ushio Kensuke; montaggio: Gotō Masahiro; studio: Sasayuri; voci: Mayu (Mitsushima HIkari), San (Itō Marika); (Tamaki) Hikasa Yōko; Hina (Motomora Rena); Mari (Akasaki Chinatsu); produttore: Tateno Hitomi; prima visione in TV: 8 agosto 2025; durata: 60’.

 

English review

Adapted from a manga by Kyō Machiko, Cocoon, as a production commissioned by NHK, the Japanese national broadcaster, an institution not generally known for artistic daring, and given its relatively short sixty-minute running time, inevitably simplifies and condenses many of the themes explored in the manga. Even so, through its distinctive stylistic choices, evocative score, and, above all, its striking use of colour, it emerges as one of the most compelling animated works to come out of Japan in recent years. At the same time, it offers a powerful indictment of the horrors of war and the devastation wrought by a militarized state.

The Himeyuri Unit, a group of high-school girls, was mobilized on 23 March 1945 and sent to the front lines to care for wounded Japanese soldiers fighting against American forces. On 18 June, after months during which the girls witnessed mutilated bodies, delirious soldiers, and the full horror of war, the unit was abruptly disbanded. They were simply told to return home, but many found themselves trapped between enemy fire and the violence of their own army. Of the 222 students and 18 teachers who died following the mobilization, more than eighty percent were killed or took their own lives in the days immediately after the unit was dissolved. Cocoon tells the story of two of these girls, Mayu and San. 

Cocoon marked several important debuts, it’s Ina Yokimitsu’s first work as a director, and also the first production released by Studio Sasayuri, founded by veteran animator Tateno Hitomi, who spent decades working at Studio Ghibli. Unsurprisingly, Cocoon often recalls the visual style of the studio established by Takahata Isao and Miyazaki Hayao, particularly in its character and background designs, and in the use of colour.

The film follows San and her relationship with the stronger and more determined Mayu. Together with their classmates, the two girls are transferred to makeshift hospitals established in the island’s natural caves, gama. San is fascinated by the process of silk production, particularly by the fate and evolutionary history of the silkworm. The result of centuries of human selective breeding, the moth that emerges from the chrysalis has lost the ability to fly. In order to harvest the silk produced in the cocoons, the silkworms are boiled alive; and only a few are spared but only to continue the cycle of production.

From the very first scenes, it is clear that silk production functions as a metaphor for the girls’ story and, more broadly, for the generations of young Japanese who were indoctrinated into imperialism and nationalism. Like silkworms, they were shaped and conditioned from birth, only to be used as expendable material by a state that ultimately sacrificed them. This symbolism is further reinforced by the name of one of the protagonists Mayu (“cocoon” in Japanese), the stronger of the two girls, who tries to shield San (“silkworm”) from the horrors of war.

One of the most significant departures from the manga lies in the portrayal of male presence. While male characters appear only rarely in the animation, wounded men, soldiers driven to delirium, or officers planning further attacks, in Kyō’s original work, the two girls almost seem to erase men from their world altogether to construct their cocoon. In the few panels where soldiers do appear, they are either reduced to helpless bodies or depicted as faceless, amorphous masses driven solely by violence and animal instinct. 

As mentioned before, colour plays a crucial role in the film. Together with the character designs and background art, it helps establish, from the very first scenes, an almost bucolic world. Particularly effective is the brief depiction of the silkworms’ story, which is conveyed in just a few moments through what appears to be a series of animated pencil sketches drawn in a notebook. It is in this sequence that animation enables one of the film’s most poetic images: the moth emerging from its cocoon is superimposed over San’s eye, visually linking the two in a strikingly elegant manner.

The film’s color palette is also a tribute to other works by Kyō Machiko, who, it should be noted, is active not only as a manga artist but also as an illustrator. Particularly significant in this regard is Ichigo Sensō (Strawberry War, 2014), a full-colour work in which Kyō combines culinary fantasies with the horrors of war in a much lighter and more whimsical fashion. Tiny girls wage a fantastical conflict fought with cakes, fruit, and other foods. In the manga, blood and entrails are represented by crushed strawberries and fruit juices, and it is precisely from this stylistic device that one of the most inspired creative choices in the Cocoon adaptation seems to derive, a choice we shall explore in the following paragraph. 

Kensuke Ushio’s score, the sound design, and the creative use of silence all help to intensify the atmosphere of tension and terror. One sequence in particular demonstrates the strengths of the animated medium and stands among the adaptation’s finest moments, while also representing one of its greatest departures from the manga.
Having been abandoned by the Japanese army and left to fend for themselves, the girls make their way toward a southern promontory. Along the way, they must pass through a partially destroyed village that appears deserted. After a prolonged silence punctuated only by sparse, dissonant piano notes, hidden snipers suddenly open fire from within the houses. The girls begin to run, stumbling and collapsing as bullets strike them. Yet instead of the blood and mutilated bodies depicted in the manga, their wounds erupt into cascades and gushes of brightly coloured flowers. The imagery recalls Mayu’s earlier promise to San: that she would protect her within a cocoon of imagination, one capable of transforming blood into flowers.

Original title: Cocoon~ある夏の少女たちより~ (Cocoon aru natsu no shōjo-tachi yori); director: Ina Yokimitsu; screenplay: Ina Yokimitsu, Kishimoto Taku; based on the manga by: Kyō Machiko; music: Ushio Kensuke; editor: Gotō Masahiro; studio: Sasayuri; voices: Mayu (Mitsushima Hikari), San (Itō Marika), Tamaki (Hikasa Yōko), Hina (Motomura Rena), Mari (Akasaki Chinatsu); producer: Tateno Hitomi; original TV broadcast: August 8, 2025; running time: 60 min.

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