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Il blog dedicato al cinema giapponese contemporaneo e classico

Niigata International Animation Film Festival 2024

Niigata International Animation Film Festival 2024

Marzo 15-10, 2024

di Matteo Boscarol

retrospettive

Giunto quest’anno alla sua seconda edizione, il Niigata International Animation Film Festival si sta già distinguendo come uno degli eventi più interessanti organizzati nell’arcipelago e dedicati all’animazione, intesa qui in tutte le sue declinazioni. Oltre alla sezione dei film in concorso, dove sono state presentate opere provenienti da diversi paesi e che ha visto premiato il canadese When Adam Changes (2023) diretto da Joël Vaudreuil, interessanti sono state le sezioni e gli eventi collaterali che hanno presentato alcune retrospettive su autori giapponesi.

Se la prima edizione del festival, nel 2023, aveva celebrato l’opera di Ōtomo Katsuhiro (Akira, Steamboy), quest’anno la manifestazione ha focalizzato la sua attenzione su due giganti del medium e su una delle voci più interessanti uscite negli ultimi venti anni dall’arcipelago. 

La retrospettiva principale dell’edizione appena conclusasi ha celebrato e rivalutato i lavori diretti da Takahata Isao, co-fondatore dello Studio Ghibli, ma attivo nel mondo dell’animazione fin dagli anni sessanta assieme all’amico Miyazaki Hayao. Dando per scontato che capolavori quali La tomba delle lucciole (1988), Pioggia di ricordi (1991) e La storia della Principessa Splendente (2013) siano già abbastanza conosciuti al grande pubblico, ci si focalizzerà in questa occasione su alcune delle opere meno conosciute o discusse che il regista giapponese, scomparso nel 2018, ha realizzato durante la sua lunga carriera. 

È il caso, per esempio, di Jarinko Chie, lungometraggio uscito nel 1981 e tratto da un manga di Haruki Etsumi, divertente e toccante storia di una bambina e del suo padre fannullone, ambientata nella zona più popolana di Osaka. Oppure della fantasia politico-ecologica Pom Poko, la lotta da parte di un gruppo di tanuki antropomorfi per contrastare la costruzione di un quartiere residenziale nella zona delle colline di Tama. 

yamadas

Il lavoro che più ha colpito, almeno chi scrive, è stato I miei vicini Yamada, lungometraggio tratto da una striscia di fumetti a quattro vignette (yon-koma) che porta sullo schermo le tragicomiche avventure quotidiane della famiglia Yamada. Lo stile episodico, apparentemente leggero e quasi vignettistico del lavoro nasconde alcune importanti verità, quali le difficoltà dei rapporti interfamiliari e le differenze fra diverse generazioni. Ma ciò che più colpisce è il ritmo delle vicende, la loro comicità e soprattutto lo stile, che Takahata svilupperà più a fondo in seguito nel già citato La storia della Principessa Splendente. Sfumato, quasi acquerellato e che lascia molto spazio ai bianchi negli sfondi, questo stile potrebbe sembrare quasi dipinto a mano, ma è in realtà stato realizzato, prima volta per lo Studio Ghibli, interamente con la computer graphic.

L’altro gigante dell’animazione giapponese celebrato a Niigata è stato Tomino Yoshiyuki, il creatore di Gundam, di cui il festival ha proiettato una delle opere più famose, Mobile Suit Gundam: Il contrattacco di Char del 1988. L’evento è stato la proiezione di più successo dell’intero festival, una presenza mediatica e di spettatori che ha colmato la sala, anche grazie a una breve introduzione dello stesso Tomino che, a 83 anni, più agguerrito che mai ha anche scherzato sulla sua rivalità con il suo coetaneo Miyazaki.

happy_machine

Autore e animatore rivelatosi al pubblico e alla critica in questo millennio è invece Masa’aki Yuasa. Dell’autore, ormai quasi sessantenne, e noto soprattutto per opere quali Mind Game, la serie Devilman Crybaby o Inu-Oh, musical animato passato a Venezia nel 2021, è stata presentata una scelta dei suoi lavori più corti e più decisamente sperimentali risalenti ad alcuni anni fa.

Su tutti questi spicca Happy Machine, un cortometraggio parte dell’antologia Genius Party uscita nel 2007. Qui Yuasa è completamente a suo agio nella creazione di un sogno surreale che in qualche modo ricalca, ma spingendosi più in là, lo stile di Roland Topor, autore di cui è un dichiarato appassionato. Happy Machine è il sogno di un neonato che si ritrova invischiato in una realtà in continua mutazione, colorata e sempre sul punto di esplodere in lisergici fuochi d’artificio. Se questo delirio funziona e non gira a vuoto è perché Yuasa estrae il senso dal caos, creando un ritmo che fa susseguire immagine onirica ad immagine onirica come se questa fosse la cosa più naturale del mondo.

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