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SONATINE CLASSICS

SONATINE

Il blog dedicato al cinema giapponese contemporaneo e classico

MOTION PICTURE: CHOKE (Eiga – Chissoku, NAGAO Gen, 2023)

Far East Film Festival 26
24 aprile – 2 maggio 2024

di Davide Parpinel

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Opera seconda per Nagao Gen. In una società senza lingua, privata delle derive consumistiche della modernità, può esserci uguaglianza, rispetto e condivisione? La risposta è (forse) rintracciabile in una donna che vive da sola; è intraprendente e volenterosa, ma di fronte alla violenza dell’uomo, dell’essere umano maschile, che cosa pensa e come può agire?

Una donna vestita con pochi indumenti di pelliccia vive in un rudere industriale. La sua esistenza è lieta e scandita da attività primordiali e fondamentali come la cura di se stessa al fiume, la caccia, la raccolta dell’acqua e una semplice relazione con un anziano di passaggio con cui baratta quanto in suo possesso. La donna non parla, non emette suoni, non comunica verbalmente e si inebria al suono della pioggia che cadendo su delle cisterne di plastica provoca un suono ritmato. Un giorno la donna è preda della follia di tre uomini prevaricatori e violenti che le lasciano un grande dolore; successivamente, però, arriva nella sua vita un giovane ragazzo con cui, invece, intrattiene, almeno all’inizio, una relazione di amore e amicizia. E poi c’è un’ombra nera, una figura sinistra che si impossessa dei suoi sogni.

Chi è questa figura che domina i sogni della protagonista del film? Non ha delle fattezze definite, è un essere che si allunga sulla donna, ne sfiora il corpo e ha due occhi molto profondi e scuri. Può essere una donna? Non sembrerebbe. Potrebbe essere un uomo, un uomo qualsiasi? Forse sì. Motion Picture: Choke è costruito narrativamente sulla contrapposizione tra uomo e donna, anzi tra gli uomini e una sola donna. Non è chiaro quale sia il tempo della storia, potrebbe essere oggi, un passato non troppo in là, potrebbe essere domani o anche dopodomani. Il regista, Nagao Gen, fornisce degli indizi in stretta contrapposizione tra loro. I vestiti della protagonista, come quelli degli uomini, sono primitivi, fatti di pelli e poco altro, mentre la struttura in cui vive la protagonista è un edificio moderno in cemento; la donna, inoltre, utilizza sia utensili fatti con le pietre, che, allo stesso tempo, grandi o piccole cisterne di plastica in cui raccoglie l’acqua. Anche lo spazio della narrazione è indefinito perché il film si svolge in una foresta ipotetica che guarda verso un ruscello. In questa cornice, gli uomini e la donna sono nettamente in contrasto. I contorni psicologici, esistenziali e di comportamento della protagonista sono quelli di una donna serena, tranquilla, in armonia con il mondo circostante. La sua routine quotidiana la diverte, come ad esempio il baratto con l’anziano uomo, forse un mercante, e si affascina, ogni volta che piove, ascoltando il suono della pioggia, denotando, appunto, una profonda relazione di equilibrio con il contesto. Sbuffa simpaticamente al palesarsi di un inconveniente, ma non si arrende mai e come Robinson Crusoe, cerca sempre una soluzione con razionalità e lucidità. Gli uomini, invece, sono definiti all’opposto. Soprattutto i tre uomini che invadono la vita della donna con forza e violenza, sono rigidi, beffardi, prevaricatori, come anche il giovane ragazzo. Questo all’inizio è letteralmente preda della donna, e, quindi, vittima della sua violenza che, però, rimane in potenza, in quanto ben presto vede in lui un alleato, un valido aiuto nel miglioramento della sua condizione di vita, e un complice, quando si tratta di organizzare la vendetta nei confronti degli aguzzini. Il ragazzo supporta e aiuta la donna, prendendo, però, una deriva di prevaricazione anche nei suoi confronti. Come si comporta, dunque, la donna di fronte al delirio di onnipotenza del ragazzo? Torna a quella lucidità che le è appartenuta nella prima parte del film la quale, al mostrarsi nel giovane del seme del piacere della tortura, sfocia in delusione e rassegnazione verso tutti gli uomini. Qui finiscono le certezze del film, legate alle azioni dei personaggi e al susseguirsi delle scene. Poi iniziano le supposizioni. La figura, quindi, che domina i sogni della protagonista si può assimilare all’essere umano maschile che cerca di possederla, forse perché è una donna libera, coscienziosa e intraprendente, tanto da innescare l’invidia degli uomini? È un’idea possibile, come anche è un’ipotesi lecita pensare che in Motion Picture: Choke nessun personaggio parli perché il film propone un’idea di società in cui nella mancanza dell’espressione verbale, siano insiti i concetti di rispetto e uguaglianza. Se così fosse, nella realtà del film, in cui sono anche eliminati gli eccessi della cultura e della società moderna per tornare, così, a un apparente stato originario, primitivo (forse per questo il film è girato in bianco e nero?), non dovrebbero esistere i rapporti di forza che provocano l’abuso e il dolore. Eppure questi contrasti che soffocano la natura umana sono manifesti. Quindi le supposizioni di prima non sono corrette? Forse si o forse no. Tale generale indeterminatezza di significati è da rintracciare nel fatto che Nagao Gen non fornisce spiegazioni alla sua storia. Mette in scena, infatti, una narrazione semplice, divertente all’inizio, drammatica poi, in cui prevalgono le singole scene che, però, lasciano molti dubbi sull’idea generale della pellicola e una grande confusione. Le ultime scene, inoltre, non aiutano a debellarli, bensì ne accrescono l’incertezza. L’idea originaria ossia una società di uguaglianza dominata dall’intraprendenza e dall’indipendenza soprattutto femminile, sempre che sia questa, è rimasta, purtroppo, bloccata nella mente del regista. 

Titolo originale: 映画 (窒息) (Eiga – Chissoku); regia e sceneggiatura: Nagao Gen; fotografia: Takahashi Sota; montaggio: Karaoka Nazuki; musiche: Yoshikawa Kiyochi; interpreti: Wada Misa (La donna), Hiba Daiki (Il ragazzo giovane), Nishina Takashi (Il capo della banda criminale); produzione: Tanahashi Kimiko; distribuzione: TRAVIS; prima uscita in Giappone: 11 novembre 2023; durata: 109’

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