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SONATINE CLASSICS

SONATINE

Il blog dedicato al cinema giapponese contemporaneo e classico

ANPO

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ANPO: Art X War. Regia: Linda Hoaglund; fotografia: Yamazaki Yutaka; editor: Scott A. Burgess; musica: VORTEX; consulenza storiografica: John Dower; durata: 89’, 18 settembre 2010.
PIA: Commenti 2/5   All’uscita delle sale: 40/100
Punteggio ★★★  
Quest’anno sono esattamente 50 anni da quando, dopo la fine della lunga occupazione americana a seguito del secondo conflitto mondiale, lo stato giapponese ha firmato il trattato conosciuto come ANPO, contrazione in lingua giapponese del “Trattato di Mutua Cooperazione e Sicurezza Nippo-Americano”. Questo accordo consente fra le altre cose la presenza di basi militari americane in tutto l’arcipelago nipponico – di fatto la continuazione di un processo cominciato durante l’occupazione – fondamentale punto strategico da cui  la superpotenza americana controlla il “pericolo comunista”. Questi cinquant’anni di relazioni, di passioni e di lotte sono analizzati nel docuemntario prodotto e diretto da Linda Hoaglund, americana di nascita ma cresciuta ed educata in Giappone. Impegnata da anni nel mondo del cinema specialmente come sottotitolatrice delle opere di alcuni grandi cineasti come  Kurosawa Akira, Miyazaki Hayao e Kurosawa Kiyoshi , la Hoaglund è un’autrice ma prima di tutto una persona che porta dentro di sé le complesse ed irrisolvibili problematiche dei “suoi” due paesi e delle loro interazioni. Alcuni anni fa aveva poi realizzato il documentario Wings of Defeat, dove cercava di delineare il contesto che permise l`emergere del fenomeno dei kamikaze. 
anpo_01_nakamura_300dpi_2100x1181-8627410La novità e la freschezza di questo nuovo lavoro della Hoaglund sta però nell’approccio filmico e in definitiva nel processo stesso che l’ha portata ad affrontare un tema così complesso e spinoso. Per sua stessa ammissione infatti l`episodio che ha fatto scattare la molla per la realizzazione del film è stata la visione di alcune opere pittoriche di forte impatto, piene di rabbia e di orrore verso l’ANPO e le sue derive. “Il film”  spiega la Hoaglund “vuole essere un omaggio a tutti quei fantastici artisti”. Nasce così un’opera obliqua e di difficile inquadramento che si compone e si concentra quasi esclusivamente sui dipinti di quegli artisti e sulle loro testimonianze. Lunghe inquadrature delle opere accompagnate da una musica suggestiva realizzata dal duo Vortex riescono a portarci quasi all’interno del loro sentire e del loro dolore. La maggior parte di questi pittori  ha partecipato infatti in un modo o nell’altro alle manifestazioni contro l’ANPO che nel 1960 portarono il Giappone quasi sull’orlo di una guerra civile. 
anpo_04_nakamura_300dpi_2100x1181-8627658anpo_03_ikeda_300dpi_2100x1181-8851116 Il film è quindi anche un`occasione per scoprire opere e  autori semi-sconosciuti a livello internazionale ma che hanno molto da dire sul ruolo che gli artisti possono occupare ancora oggi nella società contemporanea. Tadanori Yokoo, Shigeo Ishii, Chozaburo Inoue e Kikuji Yamashita sono solo alcuni dei nomi di una lunga lista di artisti le cui opere e la cui storia personale abbiamo la possibilità di vedere e sentire.  Le lente panoramiche sulle superfici dei loro dipinti sono un volo d’uccello che esplora quasi in modo tattile l’intrico di sensazioni che formano il territorio estetico dove personale, sociale e politico finiscono per intersecarsi continuamente. Questi diversi piani d’analisi sono poi esplicati e commentati da varie testimonianze. Attraverso le parole dell’ex agente della CIA Tim Weiner scopriamo così per esempio che il primo ministro che sopprime le rivolte del ’60, Kishi Nobusuke, è un ex-criminale di guerra, salvato e “riabilitato” dalla stessa CIA nel mondo politico nipponico per diventare di fatto il fantoccio nelle mani del governo americano durante la guerra fredda.
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La narrazione procede senza mai cadere nel didascalico anche in virtù dei diversi linguaggi utilizzati. Alle immagini dei dipinti si aggiungono scene di vari film come Nihon no yoru to kiri (Notte e nebbia in Giappone) di Ōshima Nagisa (1960) che proprio sulle proteste e rivolte del periodo riflette, ma anche alcuni secondi della splendida e toccante animazione Hotaru no haka (Una tomba per le lucciole) di Takahata Isao o ancora l’inizio folgorante e storicamente significativo che Fukasaku Kinji ci regala nel suo Jingi naki tatakai (Lotta senza codice d`onore) del 1973. A questi si uniscono poi le drammatiche fotografie di Hiroshi Hamaya o di Eikoh Hosoe ed i filmati relativi alle sommosse del 1960 per lo più realizzati dagli stessi studenti che vi parteciparono. 
anpo_02_hamaya_300dpi_2100x1181-3446153Significativo è il fatto che parte del materiale video qui usato sia stato girato all’epoca da Yamazaki Yutaka, documentarista e collaboratore per molti film di Kore’eda Hirokazu e direttore della fotografia del documentario. Una continuità che ci ricorda come le proteste di quegli anni siano ancora vicine. Non a caso quest`anno in giugno il primo ministro Hatoyama, rappresentante del Partito Democratico, per la prima volta al governo dopo un quasi incontrastato dominio liberal-democratico durato per tutto il periodo post-bellico, ha dovuto dimettersi anche a causa della promessa non mantenuta di chiudere la base americana di Okinawa. I rapporti di forza stabiliti dagli americani su base politico-militare continuano a condizionare il corso politico del Giappone e questo avviene con una popolazione giapponese quasi sempre distratta, dimentica e disinteressata dei micro e macro processi storici. Come afferma la fotografa/attivista di Okinawa Ishikawa Mao durante il film, “Odio l`esercito americano. Hanno fatto tante malvagità… Odio ancora di più noi stessi [giapponesi] per aver permesso loro di farle”. [MB]
[Una versione parzialmente diversa di questo articolo, senza le immagini, è stata pubblicata su Alias, 13.11.2010]
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