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SONATINE CLASSICS

SONATINE

Il blog dedicato al cinema giapponese contemporaneo e classico

Flowers

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Flowers (Flowers). Regia: Koizumi Norihiro; sceneggiatura: Fujimoto Shu, Miura Yuiko; interpreti: Aoi Yū, Suzuki Kyōka, Tanaka Rena, Nakama Yukie, Takeuchi Yūko, Hirosue Ryōko; durata: 110′; prima: 12 giugno 2010.
Link: Sito ufficiale – Mark Schilling (Japan Times)
PIA: Commenti: 3,5/5   All’uscita delle sale: 66/100
Punteggio ★★   

Sei ritratti di  donne legate da un vincolo di parentela attraverso tre generazioni dagli anni ’30 a oggi. Rin (Aoi Yū) soffre l’imposizione di un tipico matrimonio combinato. Dopo un iniziale tentativo di ribellione, saprà accettarlo e da buona moglie giapponese si dedicherà alla famiglia, dando vita a tre figlie: Kaoru (Takeuchi Yūko), che perde il marito all’inizio del matrimonio e trascorre la vita da sola; Midori (Tanaka Rena), una donna dedita al lavoro e alla carriera negli anni ’60 che rimane frastornata da una inattesa proposta di matrimonio; Satou (Nakama Yukie) una madre di famiglia che negli anni ’70 avrà due figlie: Kanna (Suzuki Kyōka) e Kei (Hirosue Ryōko). Negli anni Duemila, Kanna è travagliata dalla decisione se diventare una madre singola oppure no…
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Ogni periodo viene ricostruito così come era rappresentato nei film e nei drama televisivi dell’epoca, anche se i risultati non sempre sono convincenti. I “fiori” sono ovviamente le sei donne, che richiamano la yamato nadeshiko, cioè la donna giapponese ideale di bellezza e di virtù domestica. Allo stesso tempo sono anche un florilegio delle attrici giapponesi di oggi, pur con notevoli differenze tra l’una e l’altra: Suzuki Kyōka è superba sia come donna che come attrice e Aoi Yū unisce l’evoluzione della sua bellezza adolescenziale alla crescita come attrice; Tanaka Rena è simpatica e pimpante; Nakama Yukie (con un inedito taglio di capelli stile anni ’70) e Takeuchi Yūko sono molto belle ma non particolarmente espressive come attrici; Hirosue Ryōko non presente particolari attrattive su nessuno dei due versanti.
Detto tutto questo, il film non prende, i vari ritratti sono isolati uno dall’altro e al loro interno abbastanza gracili. Un’idea simpatica non sviluppata a dovere. Il regista Koizumi Norihiro ha esordito con Taiyō no uta, un classico onamidachōdai, peraltro trattato con perizia, e ha poi firmato il più curioso Gachi Boy, vincitore a Udine nel 2008.  [Franco Picollo]
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