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Abraxas no matsuri (Abraxas)

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Abraxas no matsuri (アブラクサスの祭, Abraxas). Regia: Katō Naoki; soggetto: dal romanzo di Genyū Sōkyū; sceneggiatura: Sakō Dai, Katō Naoki; fotografia: Kondo Ryūto; interpreti: Suneohair, Tomosaka Rie, Honjō Manami, Kobayashi Kaoru, Murai Ryōta; durata: 113′; prima: 25 dicembre 2010 – Nippon Connection 2011.
Link: Sito ufficialeIntervista a Katō Naoki (indieWIRE) – Catalogo Nippon ConnectionNicholas Vroman (a page of madness)
PIA: Commenti: 3/5   All’uscita delle sale: 62/100
Punteggio ★★★1/2     

Abraxas è la divinità primordiale, che racchiude sia il bene che il male.
Per un dio è tutto più semplice, si sa. Nel mondo degli uomini il bene e il male si combattono all’interno dei poveri mortali creando a volte disagi, a volte tensioni dissocianti. Ed è per giunta una battaglia rumorosa. E’ quello che succede a Jonen, monaco buddista che lavora part-time in  un tempio di una piccola città nel nord est del Giappone, ex punk rocker, che lotta per venire a patti con il “rumore” dentro di sé. Jonen ha tentato il suicidio in passato, si impasticca per tenere a bada la depressione, ma allo stesso tempo vive una vita apparentemente quasi normale, divisa tra la famiglia – la moglie e il figlio di 5 anni – e il tempio, dove è seguito dal maestro Genshu. Ad un certo punto Jonen si rende conto che l’unico modo per affrontare i propri demoni è quello di fare un tuffo nel passato e ributtarsi nel solo elemento al quale riconosce un potere salvifico: la musica. Così decide di organizzare un concerto live.  
Si scontrerà con le resistenze della moglie, di alcune persone della cittadina dove vive; dovrà affrontare la sofferenza per la perdita dell’amico Yohei, che si suicida nel frattempo. Ma alla fine lo show avrà luogo, nello spiazzo davanti al tempio. E tutto lascia presupporre che a seguito di quel momento catartico i demoni si placheranno. Non ci è dato di sapere se sia un traguardo definitivo o solo una tregua provvisoria.
Il film, ispirato al romanzo di Genyū Sōkyū, è stato presentato al Sundance Film Festival del 2011. Il regista Katō Naoki, che ha studiato regia con Kurosawa Kiyoshi e Kitano Takeshi, ha dichiarato di aver deciso di fare il film dopo essere stato affascinato dall’insanità e dalla fragilità umana espresse quasi visivamente nel libro.
Abraxas è un film emozionante. Lo è forse anche perché non è così difficile identificarsi con questo monaco un po’ dissociato (ex rocker, ricordiamolo…), che urla agli studenti “non c’è futuro!” e poi si dimostra padre premuroso e sensibile. Forte è il messaggio del combinare la vita quotidiana con il trascendente. Ma si affronta anche il senso di perdita provocato dalla morte. E poi, soprattutto, la sfida con il passato, la voglia di confrontarsi con esso e ripartire.
Il regista con tocco sapiente muove il suo personaggio in uno scenario di vita popolato di figure semplici da commedia (la moglie, le donne al supermercato, i bulli del quartiere, il ragazzo che sta cercando la propria strada, ecc), ma anche da figure di riferimento forte, come il maestro Genshu, classico mentore che consiglia, sostiene. E lo svela con riprese avvolgenti, ravvicinate, persistenti, che fanno emergere visivamente in più occasioni il bene e il male, il buono e il luciferino.
A proposito di scenario, colpisce che le riprese siano state realizzate proprio nella zona di Fukushima, poco prima del disastro. 
Ce ne sono diverse di scene memorabili nel film. Una per tutte: quella in cui la crisi esplode  nell’animo di Jonen e lui allora per tutta risposta imbraccia la chitarra di fronte al mare e improvvisa in solitaria un duetto violento con le onde. Che avranno la meglio, facendogli saltare l’amplificatore, ma per un attimo il rumore assordante del mare si placherà, prima di produrre un’onda più potente (e purificatrice).
Un’ultima notazione: al Nippon Connection Film Festival di Francoforte il regista ha deciso di far seguire al film un cortometraggio di backstage sui luoghi delle riprese. Una stretta al cuore. Terminava con una lunga sequenza su di un enorme, splendido e probabilmente antico, albero di ciliegio fiorito. [Claudia Bertolè – Nippon Connection 2011]
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