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Shinsan – Tankoumachi no serenade (Shin-san, Song of a Coal Mining Town)

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Shinsan – Tankoumachi no serenade (信さん・炭坑町のセレナーデ, Shin-san, Song of a Coal Mining Town, aka Forget Me Not). Regia: Hirayama Hideyuki; soggetto: dal romanzo di Tsujiuchi Tomoki; sceneggiatura: Chong Wui Sin; interpreti: Koyuki, Ikematsu Sosuke, Ishida Takuya, Kobayashi Ren, Emoto Tokio, Nakamura Taichi, Ootake Shinobu, Kishibe Ittoku, Mitsuishi Ken; durata: 108′; prima: 27 novembre 2010.
Link: Sito ufficialeTrailer (Nippon Cinema)
PIA: Commenti: 4/5   All’uscita delle sale: 77/100
Punteggio ★★1/2   
All’inizio degli anni ’60 una giovane donna, Michiyo (Koyuki), torna a vivere al suo paese d’origine con il figlio piccolo, Mamoru. E’ una piccola isola vicino a Fukuoka, la cui vita si incentra su una miniera di carbone. Un giorno Mamoru è maltrattato da altri ragazzi e viene soccorso da Shinichi, meglio noto come Shinsan, un robusto ragazzo del luogo. Shinsan è orfano dei genitori ed è completamente ignorato dalla restante famiglia, che lo considera alla stregua di un fastidio. L’incontro con Michiyo gli restituisce la sensazione di un contatto materno e la possibilità di dare e ricevere affetto. Crescendo, la vicinanza emotiva tra i due cresce.
Basato su un romanzo vincitore del premio Dasai Ozamu, prodotto nel 2008 e  arrivato sugli schermi giapponesi nel 2010 dopo varie vicende produttive, è una storia di adolescenze diverse nel Giappone rurale prima del boom economico. Non è un film particolarmente originale ma la cura dei dettagli ambientali e sociali  e l’attenzione per le psicologie lo rende interessante. Il tema di un relazione affettiva tra una donna adulta e un bambino, che con il passare degli anni si trasforma in relazione sentimentale seppur senza  trovare concretizzazoine, è molto bella.
Il legame tra Michiyo e Shinsan è trattato sapientemente solo per accenni e non è mai isolato ma piuttosto si svolge su uno sfondo sociale significativo. Vediamo così il difficile tentativo di integrazione dei coreani e dei loro figli nella società giapponese, gli scioperi dei minatori, gli incidenti sul lavoro, la decadenza di un’economia monotematica. L’ambientazione è la stessa di Hura garu, la montagna sembra proprio la stessa, ma l’approccio ai personaggi è più malinconico, meno festoso, mentre quello al contesto sociale è più accurato (il regista e lo scrittore del romanzo originario sono entrambi di Fukuoka).
Hirayama, dopo il notevole Hisshiken torisashi (Sword of Desperation), si conferma autore sensibile, capace di utilizzare peculiarità comportamentali, ambiente sociali e paesaggi naturali come componenti attive di una narrazione mai banale.  [Franco Picollo]
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