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La sezione SONATINE CLASSICS è dedicata ai grandi maestri del cinema giapponese: KINUGASA Teinosuke, MIZOGUCHI Kenji, OZU Yasujirō, KUROSAWA Akira, ICHIKAWA Kon, NARUSE Mikio, YAMANAKA Sadao, IMAMURA Shōhei, KINOSHITA Keisuke, ŌSHIMA Nagisa, IMAMURA Shōhei, SUZUKI Seijun per citare solo alcuni dei più noti.

SONATINE è un punto di riferimento per tutti gli appassionati di cinema giapponese, classico e contemporaneo.
"Grandi" autori ma anche "minori", film poco conosciuti, generi e tendenze di cui, almeno qui in Italia,
si sa ancora troppo poco. Recensioni, news, approfondimenti, speciali, interviste dai principali festival.

SONATINE

Il blog dedicato al cinema giapponese contemporaneo e classico.

Space battleship Yamato

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Space battleship Yamato (Space battleship ヤマト, Space Battleship Yamato). Regia: Yamazaki Takashi; soggetto: dal manga di Matsumoto Reiji; sceneggiatura: Nishizaki Yoshinobu, Satou Shimako; interpreti: Kimura Takuya, Kuroki Meisa, Yashiba Toshihiro, Ogata Naoto, Takashima Reiko, Nishida Toshiyuki, Ikeuchi Hiroyuki, Yamazaki Tsutomi; produttore: Nakazawa Toshiaki; produzione: TBS; durata: 138′; uscita: 1 dicembre 2010.
Link: Sito ufficialeMark Schilling (Japan Times)
PIA: Commenti: 2,5/5   All’uscita delle sale: 55/100
Punteggio ★★   
Nell’anno 2199 la terra è in pericolo, sotto attacco radioattivo degli extraterrestri. Le forze di difesa terrestri, costrette a vivere nel sottosuolo e ormai ridotte allo stremo, decidono di concentrare tutte le risorse in una missione disperata: inviare l’astronave Yamato sul pianeta Iscandar per cercare lo strumento che consenta di fermare le radiazioni che stanno distruggendo la terra e sconfiggere il nemico. 
Sembra una versione giapponese di Star Wars o di Star Trek. E in effetti la storia è quella di una famosa serie di anime televisivi degli anni ’70, che hanno poi dato vita a svariati figliastri televisivi e cinematografici. Il rifacimento attuale mantiene alcuni tocchi ormai “classici”, come il saluto militar-nazionale effettuato battendosi il pugno destro sul cuore, oppure i completini in pelle bianco-rossi degni ormai di aste di memorabilia su Ebay. Dall’altro lato, introduce qualche elemento aggiuntivo al passo con i tempi e i modi dell’industria dello spettacolo: affidare la regia a un regista affermato e di successo (Yamazaki), utilizzare divi dello spettacolo come attori (Kimura Takuya), inserire qualche donna in ruoli significativi ma pur sempre subordinati (Kuroki Meisa e Takashima Reiko), menzionare preoccupazioni ecologiche ecc. ecc. Il risultato è un prodotto per bambini non originale ma semplice da comprendere e da seguire, dove le scene d’azione, ricche di effetti speciali, si accompagnano a lunghi dialoghi, precisazioni, dichiarazioni di principio, in modo da non lasciare nulla di inspiegato. Un prodotto fruibile indifferentemente sul grande schermo come sulla tv o sul display di una consolle portatile.
Con un budget di oltre 22 milioni di dollari, Space battleship Yamato è stata una delle grandi produzioni cinematografiche giapponesi del 2010 e uno dei maggiori successi al botteghino (ottavo posto nella classifica generale e quarto fra i film giapponesi, con un incasso di oltre 49 milioni di dollari) e perciò va menzionato. L’impegno profuso nella produzione e il successo commerciale ottenuto consentono di fare alcune considerazioni.
1) Il pubblico giapponese continua a essere composto di bambini non cresciuti. Questo è normale in ogni paese. La domanda per me irrisolta è: il tasso di infantilismo dell’uomo medio giapponese è superiore a quello di altri paesi?
2)  Yamazaki è solo un fenomeno da botteghino. I due successi precedenti di Always sancme non mi sono piaciuti perché mi sono sembrate piatte e compiacenti costruzioni di una nostalgia a posteriori. Dopo il tonfo di Ballad, ora Yamato, con la sua supponenza e il suo prendersi troppo sul serio, pare confermare la pochezza autoriale di Yamazaki.
3) Il potere delle immagini. Quando Kimura Takuya rimane solo alla guida dell’astronave per andare a sacrificarsi per la salvezza della terra, Kuroki Meisha vuole restare a morire con lui. Lui la spinge febbrilmente a mettersi in salvo e lei risponde ispirata: “Un mondo senza di te è un mondo in cui non c’è ragione di vivere”. E’ una scena finta, assurda, mal recitata, eppure ci tocca e ci fa desiderare di essere noi ad abbracciarla: è il cinema.
4) Kimura Takuya, che per la sua capigliatura curata ed esibita come un trofeo potremmo soprannominare “Libera e bella”, è proprio solo un fiore di serra: fuori dal contesto addomesticato dei drama non regge neppure un minuto. Non è possibile andare a immolarsi per la salvezza dell’umanità appena usciti dal salone di bellezza con la permanente. Harrison! dove sei?…… [Franco Picollo]
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2 commenti su “Space battleship Yamato

  1. Condivido la recensione ma ho un appunto. Non trovo corretto nei confronti dei lettori rivelare il finale di un film nel recensirlo. Anche se è abitudine comune, purtroppo.

  2. Ti ringrazio del commento e della critica. Effettivamente anch'io non ritengo corretto rivelare il finale di un film e di solito non lo faccio. In questo caso ho fatto un'eccezione perché la storia, come ho cercato di illustrare, è completamente scontata.

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