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SONATINE CLASSICS

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Il blog dedicato al cinema giapponese contemporaneo e classico

Bushi no kakeibo (Abacus and the Sword)

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Bushi no kakeibo (武士の家計簿, Abacus and the Sword). Regia: Morita Yoshimitsu; soggetto: dal romanzo di Isoda Michifumi; sceneggiatura: Kashiwa Michio; fotografia: Okimura Yukihiro; musica: Ooshima Michiru; interpreti: Sakai Masato, Nakama Yukie; Matsuzaka Keiko, Nishimura Masahiko, Nakamura Masatoshi; produzione: Shochiku; durata: 129; uscita nelle sale giapponesi: 4 dicembre 2010.
Link: Sito ufficialeTrailer (Nippon cinema) – D.B.Bates (The Parallax Review)

PIA: Commenti:  3,5/5   All’uscita delle sale: 69/100 
Punteggio ★★★   
  
Il soroban (算盤) è simile al nostro abaco, cioè lo strumento di calcolo fatto di tante file di palline che scorrono in verticale. La sua evoluzione è ciò che è chiamato comunemente “pallottolliere”. L’abaco venne usato in Cina già nel 2000 a.C. e successivamente in Grecia e a Roma. In Giappone sembra sia stato introdotto dalla Cina via Corea nel XV secolo e modificato per migliorarne l’uso. Ancora oggi l’uso del soroban è insegnato nelle scuole giapponesi come parte delle lezioni di matematica poiché si ritiene che sia molto utile per sviluppare il calcolo mentale, ed è per questo che alcune famiglie mandano i loro figli addirittura a lezione privata di soroban.

soroban2-2368859E’ solo dal XVII secolo, cioè dall’inizio dell’epoca Edo (1603-1868), che il soroban si diffonde a macchia d’olio nella società giapponese. Dopo secoli di guerre cruente, lo shogunato Tokugawa riessce a realizzare un lunghissimo periodo di pace in cui il ruolo stesso dei samurai cambia progressivamente. Se si eccettuano coloro che sono impiegati nei servizi di sicurezza e polizia da un lato, e i samurai senza padrone ridotti a una vita raminga dall’altro, non ci sono praticamente più nemici da combattere e molti samurai si trasformano in amministratori. 
Morita Yoshimitsu torna sul tema della famiglia in maniera certamente diversa dal suo famoso Kazoku geemu (Family Game, 1983) ma comunque interessante con questo racconto di una famiglia di samurai contabili del clan Kaga dalla fine dell’epoca Edo all’inizio dell’epoca Meiji.  Basato sul diario di un contabile anonimo che lavorò effettivamente per il clan Kaga, il film mostra le vicissitudini di tre generazioni della famiglia Inoshiyama che tramanda di padre in figlio l’arte del contare con il soroban e del calcolo mentale (暗算, anzan). Le scene in cui il padre insegna al figlio l’arte del contare, con tutto ciò che di dedizione, sacrificio e costanza essa contiene, oppure quelle della sala “amministrativa”  del palazzo del daimyō, dove decine di contabili allineati in file ordinate fanno scorrere le loro dita sul soroban a comporre una sorta di concerto di  tastiere, sono molto belle.
Nello sviluppo della vicenda attraverso i fenomeni storici, un momento topico è quello in cui la crisi del clan Kaga e la più generale tendenza all’impoverimento della classe dei samurai costringono il nuovo capofamiglia (Sakai Maki) a vendere tutti i beni di famiglia. Emblematica è la scena in cui il vecchio padre, per racimolare gli ultimi spiccioli cerca ancora qualcosa da vendere e il mercante gli propone di vendergli il soroban: lui si rifiuta e al posto del soroban vende la katana. Il mercante, sorpreso, gli dice che la katana è l’anima del samurai e lui gli risponde che l’anima della famiglia Inoshiyama è il soroban.
Anni dopo, di fronte ai rivolgimenti che segnano la fine dello shogunato, il giovane erede si ribella alla dedizione esclusiva del padre al soroban senza quasi interessarsi a ciò che accade nella società, e si arruola nelle nuove milizie in rotta con la famiglia. Sarà però proprio la conoscenza dell’arte del soroban a fare di lui un altissimo ufficiale del nuovo esercito imperiale. La conoscenza di quell’arte sarà infatti preziosisisma nella modernizzazione del Giappone.
Tasogare seibei (The Twilight Samurai, 2002) e i film che l’hanno seguito hanno aperto una nuova prospettiva del jidaigeki, mostrando un samurai dal volto umano, visto, oltre che come protagonista dell’arte della spada, anche nella sua quotidianità di uomo, marito e padre. Il film di Morita segna un ulteriore passo  avanti sulla stessa strada. Negli altri film, infatti, il samurai era “anche” amministratore, cioè era un uomo di spada il cui eroismo non era più quello fumettistico di ammazzacattivi; la sua affermazione personale o sociale rimaneva però basata sulla spada. Qua invece è la stessa arte del calcolo – in ultima istanza, la capacità di pensare e calcolare – l’arma con cui il samurai realizza la propria ascesa personale e sociale. Una prospettiva “moderna”, che anticipa nella fiction ciò che accadrà effettivamente nella società giapponese nel corso della modernizzazione Meiji.
Sakai Masato, nel ruolo del capofamiglia è molto bravo e si afferma come attore maturo dopo aver superato alcuni vezzi recitativi dei film precedenti. Nakama Yukie è la sua dolce e amabile compagna che lo sostiene per tutta la vita nella buona e nella cattiva sorte. Matsuzaka Keiko nel ruolo della madre è come sempre una presenza confortante. [Franco Picollo]


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