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Shokuzai (贖罪 – Atonement) – Episode 1

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Shokuzai (贖罪 – Atonement)
Episodio 1: French Doll. Regia e sceneggiatura: Kurosawa Kiyoshi. Soggetto: dal romanzo di Minato Kanae. Fotografia: Ashizawa Akiko. Montaggio: Takahashi KōichiMusica: Hayashi Yūsuke. Interpeti e personaggi: Aoi Yū (Sae Kikuchi), Koizumi Kyōko (Adachi Asako), Moriyama Mirai (Otsuki Takahiro), Takada Shōko (presidente della compagnia), Matsumoto Marika (Kaori). Produzione: WoWow. Durata: 77’.  Trasmesso alla tv giapponese domenica 8 gennaio 2012.

La piccola Emiri, appena trasferitasi nella città di Ueda, è introdotta dalla maestra ai suoi compagni di classe. Nel parco della scuola, Emiri gioca con le sue nuove quattro amiche, Sae, Maki, Akiko e Yūka, e poco dopo le porta a casa della madre, Asako. Maki scopre che qualcuno ha rubato da casa sua una bambola francese, e, nel parco della scuola, viene a sapere che altre bambole sono state rubate. Sopraggiunge un uomo, il quale, con una scusa, porta via con sé Emiri. Nella palestra della scuola, l’uomo allunga una mano verso la bambina. Asako cerca la figlia in casa. Nel parco, le bambine decidono di andare a vedere dove sia finita Emiri e, arrivate sino alla palestra, ne scoprono il corpo senza vita. Rimasta sola col piccolo cadavere, mentre le altre sono andate a cercare aiuto, Sae è in preda ad un’ansia crescente. Asako, la madre di Emiri, arriva trafelata a scuola ed è fermata dalla polizia. La madre di Sae dice al telefono che la figlia è sotto shock e non riesce a ricordare il volto dell’assassino. Invitati dalla direzione, i bambini escono da scuola tutti in gruppo. Sae, Maki, Akiko e Yuka vanno a trovare Asako, la madre di Emiri, che le rimprovera duramente per il fatto di non riuscire a ricordare il volto dell’assassino e dice loro che non si libereranno mai dal senso di colpa che le attanaglia. Sae si sveglia di soprassalto da un incubo in cui vedeva l’assassino battere violentemente a terra una bambola dalle fattezze umane. Sconvolta, la bambina dice alla madre di buttare via la scatola in vetro che conteneva la bambola francese e le chiede se sarà lei la prossima vittima.
Quindici anni dopo, Sae è diventata un’infermiera, ma la sua personalità, è rimasta profondamente segnata dall’incidente ad Emiri. Un giorno riceve l’offerta di un incontro matrimoniale (omiai) da parte di un giovane facoltoso. Nel corso dell’incontro, gli rivela di non poterlo sposare perché, non avendo mai avuto le mestruazioni, non può mettere al mondo dei figli. L’uomo, però, le dice che il suo sogno è quello di sposare una donna da trattare come una bambola, senza avere con lei nessun tipo di rapporto sessuale e le confessa di essere stato lui, 15 anni prima, il ladro delle bambole sua e delle sue amiche. Sae finisce con l’accettare l’offerta di matrimonio, durante il quale incontra Asako, la madre di Emiri, cui confessa di non poter dimenticare i tragici eventi di quindici anni prima. Nell’algida e ricca casa che l’uomo ha allestito, questi chiede a Sae ogni sera di vestirsi come una bambola e di rimanere con lui sino a che non si è addormentato. Inoltre le impone di recidere i contatti col mondo esterno, persino con la propria madre, e di essere solo sua. Dopo un litigio con l’uomo, Sae ha le sue prime mestruazioni, al che questi, trovandosi ora al fianco di una donna e non più di una bambola, le dice che tutto è finito. Quando il marito si addormenta, lei lo colpisce ripetutamente con una lampada da tavolo. Uscita di casa, Sae incontra ancora una volta Asako: le confessa di aver ucciso il marito e di volersi costituire alla polizia.

Il ritorno di Kurosawa Kiyoshi dietro la macchina da presa, si è fatto attendere ben quattro anni. Tanto è, infatti, trascorso dall’ultimo lavoro del regista, il quale ha deciso di tornare a dirigere, dedicandosi ad una serie televisiva, proprio come aveva già fatto con Suit Yourself or Shoot Yourself, a metà anni Novanta, e con la serie horror Gakkō no kaidan, un paio d’anni dopo.
La definitiva maturazione artistica e stilistica di Kurosawa è palesata fin dalle prime inquadrature di questo nuovo Shokuzai che risulta esempio di messa in scena asciutta, essenziale, eppure riconoscibilissima dai cultori dell’autore di Cure e Kairo. Anche la fotografia è molto curata, con giochi di luce che intagliano le sagome degli attori illuminando i loro gesti e gettandoli nell’ombra nei momenti più cupi e drammatici.
Aoi Yū è molto convincente nella parte di Sae. La sua fissità espressiva e di movimenti (per l’interpretazione di una donna – bambola) fa il paio con la stilistica tipica di Kurosawa che vuole la macchina da presa spesso immobile a scrutare le azioni ed i luoghi come l’occhio di un osservatore discreto, ma che personalizza i suoi lavori nel mostrare la realtà esattamente per quella che è. Eccezione a questa regola è quella dell’inquadratura dell’assassino nel prologo dell’episodio: dacché questi entra in scena, è inquadrato sempre e solo di spalle, e quando il campo dell’inquadratura si allunga, questa si abbassa, escludendo dall’immagine la testa del criminale. La sua riconoscibilità è così negata, grazie ad una scelta stilistica che solitamente non è nelle corde di Kurosawa.
Tornando, per contro, alla protagonista, notiamo come questa rappresenti alla perfezione l’incapacità delle quattro ragazze di condurre una vita normale, dopo ciò a cui hanno assistito quindici anni addietro. Sae preferisce, infatti, essere guardata ed ammirata da lontano, come una bambola, piuttosto che crescere, maturare e condurre una vita normale.
Il termine espiazione, che dà il titolo al progetto, muove in questa stessa direzione: la penitenza, in vita, di Sae, Maki, Akiko e Yuka, sia per aver lasciato Emiri sola, sia per non essere state d’aiuto alle indagini. Questo peso è sicuramente aggravato dalla rabbia di Asako, nei confronti delle quattro amiche: fin da subito le accusa di non essere d’aiuto alle indagini e giura loro che non saranno mai perdonate finché non si saranno purificate dal loro peccato.
Il rifiuto di Sae nel riconoscersi come donna adulta si ripercuote, fisicamente, nella mancanza di mestruazioni e, mentalmente, nell’accettazione (forse come inconscia espiazione, appunto) di un rapporto assurdo e snaturato con un uomo dalla personalità disturbata.
La disperazione porterà infine la ragazza, in un momento di triste e folle lucidità, a compiere una scelta estrema per salvarsi da quella che sarebbe stata una vita senza senso. Scelta che certamente la condannerà ma che, forse, potrà finalmente purificare la sua anima tormentata. [Fabio Rainelli]

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