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Nintama Rantarō (忍たま乱太郎, Ninjia Kids)

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Nintama Rantarō (忍たま乱太郎, Ninjia Kids). Regia: Miike Takashi. Soggetto: dal manga omonimo di Amako Soubee. Sceneggiatura: Urasawa Yoshio. Fotografia: Kita Nobuyasu. Montaggio: Yamashita Kenji. Musica: Ike Yoshihiro. Luci: Watabe Yoshimi. Interpreti: Kato Seishiro (Rantarō), Kimura Futa (Shinbe), Hira Mikijiro (Gran Maestro Okawa), Hayashi Roi (Kirimaru), Terajima Susumu (Maestro Denzo), Miura Takahiro (Hansuke Doi), Kaga Takeshi (Saito Yukitaka), Matsukata Hiroki (Hieta Happosai), Ishibashi Renji (Ninja Usetake Ob), Takenaka Naoto (Miruma Sukarasu), Yamamoto Kōji (Shinzaemon). Durata: 100’. Uscita nelle sale giapponesi: 23 Luglio 2011. 

Punteggio ★★1/2


Durante il periodo Muromachi (prima parte del sedicesimo secolo) il piccolo  Rantarō, unico figlio di una coppia di ninja ritiratasi dall’attività, viene da questi iscritto ad un corso di sei anni nella prestigiosa accademia per ninja del Gran Maestro Okawa. Il percorso educativo del piccolo protagonista sarà costellato di incontri con personaggi bizzarri sia tra i suoi compagni coetanei che tra gli insegnanti e i vari antagonisti. Un giorno, alcuni ninja del clan Usetake raggiungono l’abitazione del folle parrucchiere Yukitaka e di suo figlio Takamuira con l’ordine di uccidere entrambi. I due, che avevano fatto parte in passato del clan Usetake, ricevono l’aiuto dello stesso  Rantarō e dei suoi compagni, con la partecipazione ad una gara che terminerà con una corsa per suonare una campana in cima ad un monte. 
Dopo il manga del 1986, la serie anime nel 1993 ed un videogioco nel 1995, il colorato e folle mondo di  Rantarō e dei suoi compagni dell’accademia per le arti marziali ninja, diventa anche un live action movie. Miike Takashi, dopo aver diretto già almeno un paio di film con gli stessi stilemi per giovanissimi (Yōkai daisensō nel 2005 e Yatterman nel 2009) torna a cimentarsi in un adattamento e lo fa, sicuramente, con una buona dose di mestiere, ma probabilmente senza essersi soffermato troppo sulla stesura della storia. I personaggi sono numerosi e vari, simpaticamente truccati (letteralmente ricoperti da protesi siliconate) ed agiscono e si muovono esattamente come ci si aspetterebbe da degli scanzonati protagonisti di un anime o di un manga per bambini. 
Le figure degli anziani, portano sì la saggezza tra i giovani apprendisti, ma sono anche quelle più grottesche e goffe e dunque più compatibili sia con le esigenze di un pubblico di giovanissimi che con la voglia di stupire e divertirsi che ancora caratterizza Miike. 
La storia però non coinvolge: si assiste più ad una sequela di simpatiche scenette che faticano a trovare amalgama che ad un vero racconto consequenziale. La sceneggiatura pare un po’ frettolosa e scollegata nei vari avvenimenti, coinvolgendo più per l’irresistibile simpatia di certi momenti che per reale empatia con lo sviluppo narrativo. 
L’intento è quello esplicitamente ridicolo ed infatti la narrazione si delinea tra i vari sketches comici che compongono il film. Nei vari ruoli troviamo alcuni attori di provata fama e bravura, come Ishibashi Renji, Terajima Susumu, Takenaka Naoto, anche se risulterà abbastanza difficoltoso riconoscerli sotto gli strati di trucco che ne ricopre i volti. A livello visivo, invece, il film è una piacere per gli occhi. Gli effetti speciali sposano perfettamente il senso comico/grottesco che ne deriva ed il makeup, come già detto, la fa realmente da padrone.
Un Miike sulla falsariga di quello di Yatterman, per questo Nintama  Rantarō, molto fedele al manga e all’anime nella caratterizzazione visiva dei personaggi, delle loro peculiarità, delle loro movenze, ma che pare latitare in fase di scrittura dell’intreccio, attanagliato forse più dal mantenere qualitativamente alto il livello della messa in scena (grazie al cospicuo budget a disposizione) che dal pianificare un lavoro con sceneggiatori dallo stile più rigoroso, ma autoriale e personale. [Fabio Rainelli]
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