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Kirin no tsubasa ( 麒麟の翼~劇場版・新参者, The Wings of the Kirin)

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Kirin no tsubasa – Gekijōban – Shinzamono ( 麒麟の翼~劇場版・新参者, The Wings of the Kirin). Regia: Doi Nobuhiro. Soggetto: dal romanzo di Higashino Keiko. Sceneggiatura: Sakurai Takeharu. Fotografia: Yamamoto Hideo. Montaggio: Hogaki Junnosuke. Musica: Kanno Yūgo. Interpreti: Abe Hiroshi, Nakai Kiichi, Aragaki Yui, Mizobata Junpei, Matsuzaka Tori, Meisa Kuroki, Tanaka Rena, Emoto Tokio, Yamazaki Tsutomu, Matsushige Yutaka. Durata: 129′. Uscita nelle sale giapponesi: 28 gennaio 2012.
Link: Sito ufficialeRussell Edwards (Variety)
Punteggio ★★★   
Un uomo, Aoyagi (Nakai Kiichi), si trascina sul ponte di Nihombashi con un coltello nel petto e cade morto sotto la statua della giraffa (kirin) con le ali (tsubasa) che troneggia sui passanti. Un giovane di nome Yajima (Miura Takahiro) viene visto nascondersi nei paraggi, scappa e finisce sotto una macchina, cadendo in coma. Il detective Kaga (Abe Hiroshi), assistito dal giovane partner Matsumiya (Mitsubata Junpei), inizia a indagare su quali possono essere i legami fra i due, cercando di far parlare i loro famigliari, a partire dalla compagna di Yajima (Aragaki Yui) e dal figlio di Aoyagi (Matsuzaka Tori). Mentre gli altri investigatori seguono ipotesi di indagine più banali che non li porteranno a nulla, Kaga risale indietro nelle vicende di Aoyagi e Yajima, scoprendo legami e fatti che non sono come appaiono a prima vista …
Tratto da un drama del 2010 e basato come quello su un mistery di successo di Higashino Keigo, è un robusto film poliziesco dove sull’azione prevalgono le sfumature psicologiche dei personaggi e in cui più che la forza fa premio l’intuito. Ciò che più attrae è, come spesso accade nelle storie di Higashino Keigo, il clima cupo dell’intera vicenda, derivante da un diffuso senso di colpa che investe quasi tutti i personaggi, inclusi gli innocenti o presunti tali. Il regista riesce a rendere bene questo tono greve al di là degli stessi aspetti della storia. Quando si tira il filo delle colpe nessuno è innocente, sembrano dirci Higashino e Doi: è soltanto il destino a stabilire quale delle colpe con cui viviamo è destinata a trasformarsi in delitto. 
Questo risultato di pienezza, insolito nei polizieschi correnti, è raggiunto da Doi grazie a un’attenzione minuziosa a dettagli e personaggi e utilizzando un grande numero di attori noti. Basti dire che Meisa Kuroki e Tanaka Rena sono utilizzate in parti di contorno.
Abe Hiroshi, nonostante gli esordi da modello, con la sua espressione talvolta di pietra talvolta sorniona, mostra una maturazione professionale che lo sta facendo diventare uno dei protagonisti maschili del cinema giapponese contemporaneo. Aragaki Yui sta lentamente emergendo come una gradevole bellezza non gridata. [Franco Picollo]
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