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SONATINE CLASSICS

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Il blog dedicato al cinema giapponese contemporaneo e classico

Hanarebanareni (Kuro)


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Hanarebanareni (はなればなれに, Kuro). Regia e sceneggiatura: Shimote Daisuke. Fotografia: Haibara Takahiro. Montaggio: Nagae Yusuke, Nakano Isei. Suono: Yogo Satoshi. Musica: Kido Airi, Nakaizumi Hideo. Interpreti e personaggi: Kido Airi (Kuro), Nakaizumi Hideo (Gō), Matsumoto Wakana (Nana), Saitō Yu (Eito), Kajiwara Hikari (Kazashi). Produttori: Taeko Sudo, Obinata Takahito. Produzione: Particle Pictures. Durata: 100′. Prima proiezione in Giappone: Tokyo International Film Festival 2012. Link: Sito ufficiale
Punteggio ★★★ 

Kuro sogna di diventare panettiera, ma viene licenziata dalla panetteria in cui lavora. Eito è un fotografo. Sta per sposare la sua fidanzata Nana, ma una serie di ripetute incomprensioni li spinge a dividersi. Gō è un regista e drammaturgo la cui ultima commedia è in pericolo dopo che la sua attrice se n’è andata. Queste tre persone, senza alcun tratto in comune, si incontrano per caso e lasciano Tokyo per pochi giorni. Vivranno insieme nella casa sulla spiaggia degli zii di Eito, completamente immersi nella natura, tra la montagna e il mare, in un paesaggio che saprà fondersi con le loro stesse vite. A loro si unirà per poco tempo una studentessa che i tre riaccompagnano poi al suo aereo, dopo una breve ma intensa parentesi insieme. Alla fine torneranno ognuno alla propria vita in città, nonostante l’attrazione tra Kuro e Eito e il desiderio di Gō di affidare a Kuro il ruolo di protagonista della commedia che ha scritto nella casa sulla spiaggia.
Shimote Daisuke esordisce con un film che deve molto al cinema di Ozu (sul quale si è formato durante gli studi universitari) per il tratto semplice e l’idea di un racconto che procede per tappe, come fossero i quadri successivi di uno sviluppo che riguarda gli stati d’animo prima ancora degli avvenimenti veri e propri. Hanarebanareni si costruisce scena dopo scena, quasi tutti piani-sequenza realizzati per enfatizzare la distanza emozionale tra i personaggi, come se il centro del discorso fosse la misura di tale distanza/vicinanza, e si pensa a Serge Daney e al suo definire il cinema come la tendenza dello sguardo a cercare in quella distanza, a filmarla per renderla visibile.
Pochi i dialoghi, sostituiti da un montaggio allusivo, seppure lineare, capace di creare contrapposizioni e analogie, sottile nell’essenzialità del discorso e nell’uso della sospensione come motivo principale di elaborazione di una non-storia. Perché in questo film non accade quasi nulla, ma al tempo stesso tutto sembra essere stato stravolto. La crisi tra Eito e Nana si acuisce per poi risolversi felicemente, mentre la commedia che Gō sta scrivendo per Kuro troverà uno sviluppo di successo, nonostante le sofferenze del processo creativo. La stessa Kuro, nella sua ribellione nouvelle vague finisce per tornare alla situazione di partenza: la panetteria dove ha conosciuto Eito, con l’ampio grembiule e il vecchio panettiere a sorvegliarla e rimproverarla, mentre lei, dolcemente rientra in negozio dopo aver fumato in silenzio la sua sigaretta. Sono gesti semplici i suoi, talvolta ripetitivi, tanto da far apparire l’avventura vissuta una specie di sogno, il pensiero lieve di un attimo di evasione. Storia da raccontare a se stessa, o meglio, frammenti di un intreccio che si interrompe, senza esaurirsi fino in fondo. Omaggio, si diceva, ad un cinema della flagranza, come quando, lungo una strada invasa dal sole, Gō ferma Kuro e le chiede se vuole fare l’attrice. Poco prima, al cinema, la ragazza aveva pianto in uno dei pochi primi piani del film. E poi la corsa matta dopo aver rubato dei vestiti in un negozio, “inseguita” da un gruppo di festosi musicisti di strada.
Sequenza dopo sequenza, tutto sembra adattarsi alle linee del paesaggio. Dai ritmi serrati della città a quelli rarefatti e incoerenti del mare, gli avvenimenti vanno via via modellandosi sulle forme del paesaggio, le rocce, i sentieri di montagna, le strade deserte, la spiaggia di notte, la casa, gli armadi nelle stanze, il terrazzo, sono i molteplici set di un film intenso e raffinato nella scelta di luci e colori, tra forti contrasti e tenui descrizioni.
Da notare che le musiche del film sono state composte da Kido Airi e Nakaizumi Hideo, che interpretano anche i ruoli dei protagonisti. A Yogo Satoshi, infine, accreditato qui come montatore del suono, si devono le immagini del secondo film di Shimote Daisuke, girate nei luoghi del terremoto un mese dopo il disastro e di prossima uscita in Giappone. [Grazia Paganelli]
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