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SONATINE CLASSICS

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Il blog dedicato al cinema giapponese contemporaneo e classico

Otona ni nattara (大人になったら)


Speciale Sono Sion

  

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Otona ni nattara (大人になったら). Regia, soggetto e sceneggiatura: Sono Sion. Fotografia: Yanagida Hiroo. Interpreti: Usuda Asami, Akune Hiroko, Koide Mika, Tamei Kuramitsu, Kurosawa Akane, Isohata Fūto, Matsunaga Arisa, Suzuki Anna, Tsuzuki Ako, Aikawa Nao. Produzione: Yokohama Toyoyuki per Omega Project. Durata: 23′. Anno: 2004.
Scene di famiglia di tre ragazzine all’ultimo anno delle scuole elementari (in Giappone durano un’ anno di più, quindi si parla di ragazze dodicenni). Tutte e tre mostrano prodromi di maturazione e di nascente interesse verso il sesso. Escono di casa per andare a scuola e in quel momento le attrici che le impersonano sono ragazze mature, chiaramente maggiorenni.
A scuola, non si uniscono ai compagni che giocano in cortile, sono annoiate. Corrono ad arrampicarsi su delle pertiche con chiaro intento masturbatorio. Mentre si strusciano sulle pertiche parlano di cosa faranno da grandi, il compito assegnato loro dall’insegnante. Una delle tre dice che vorrebbe fare qualcosa di strano per rompere la piattezza delle loro giornate tutte uguali. In preda all’entusiasmo decidono di togliersi le mutande. Senza mutande corrono attraverso il cortile e tornano in classe. Entra l’insegnante ma ora l’attrice che la impersona è una bambina. Le tre non hanno fatto il compito e per punizione vengono mandate fuori dalla classe. Quando l’insegnante esce anch’essa per fare loro una ramanzina, le attrici sono di nuovo cambiate: l’insegnante è un’adulta e le tre sono bambine. Rientrano in classe e le attrici sono ancora una volta scambiate. L’insegnante chiede ora a ciascuno degli scolari che cosa ha scritto nel compito a proposito di cosa farà da grande. Ognuno risponde citando ruoli e mestieri normali. Quando tocca alle tre, una risponde che vorrà fare l’amore per la prima volta, un’altra che vorrà sterminare i passati all’incrocio di Shibuya, la terza che vorrà incontrare un uomo normale e avere un figlio con lui.
Fuori della scuola, le tre camminano in un giardino pubblico. Incontrano un uomo che chiede loro se gli mostrano le mutande. Loro si sollevano le gonne e in quel momento arriva una loro compagna di classe che dice che l’uomo è suo padre. Le tre sollevano il dito medio, gridano “fuck” e fuggono correndo verso il sole con la musica che sale di intensità.
Il corto fa parte di un omnibus di 4 episodi avente come titolo No Pants Girls. E’ attualmente ancora disponibile in DVD, anche se non so se abbia mai avuto una circolazione in sala.
Sono ha declinato il tema generale secondo la sua personale inclinazione, dove l’irriverenza e l’esplosione degli umori adolescenziali sopravanzano la pur presente componente voyeuristica tipica di questo genere di prodotti. Centrata è la trovata di utilizzare due set diversi di attrici per impersonare le tre protagoniste nei momenti in cui sono viste o si sentono ancora bambine (in famiglia, la ramanzina dell’insegnante) e quelli in cui sono sono ventenni che esprimono le loro fantasie di maturazione, sessuali ma non solo (sulle pertiche, quando hanno pensieri erotici, quando si sollevano la gonna, quando corrono via alla fine). La trovata ha notevole efficacia espressiva (ed evita anche complicazioni per la presenza di minori in scene di tenore sessuale).
A conferma del taglio personale del regista rispetto agli altri corti contenuti nell’omnibus è che un tema sottostante, se così si può dire vista la natura e la durata del film, sembra infatti essere l’insofferenza verso le regole della vita sociale e il disprezzo per una vita “normale”, dove normale sta  piuttosto per “mediocre”. La parola utilizzata più volte è infatti “heibon”, che significa appunto “comune, normale” ma soprattutto “mediocre, banale”. Il finale, con le tre ragazze che mandano al diavolo l’uomo e sua figlia e corrono via, spinge chiaramente in questa direzione. La vivace musica rock che accompagna la scena trasmette il senso della loro vitalità furente. Siamo lontani dai film semi-autobiografici di Sono come Ore wa Sono Sion da! ma la cifra della rabbia giovanile è sempre la stessa.
Il cortometraggio è girato come un divertissment, con l’aggiunta di disegnini fra una scena e l’altra, e nonostante i limiti di tempo e di contesto, spunti autoriali à la Sono si percepiscono ugualmente. [Franco Picollo]
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