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Eiga Himitsu no Akko-chan (映画 ひみつのアッコちゃん, Akko-Chan: The Movie)

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Eiga Himitsu no Akko-chan (映画 ひみつのアッコちゃん, Akko-Chan: The Movie). Regia: Kawamura Yasuhiro. Soggetto: dal manga omonimo di Akatsuka Fujio. Sceneggiatura: Ōmori Mika, Yamaguchi Masatoshi, Fukuma Masahiro. Fotografia: Karasawa Satoru. Montaggio: Morishita Hiroaki. Musica: Endō Kōji. Interpreti: Ayase Haruka, Yoshida Riko, Okuda Masaki, Fukiishii Kazue, Kagawa Teruyuki, Ōsugi Ren, Motai Masako, Muga Tsukaji, Kaga Takeshi. Produttore: Jo Tomoko per Shochiku. Durata: 120′. Uscita nelle sale giapponesi: 1 settembre 2012.
Link: Sito ufficiale
Punteggio 1/2

Akko, alunna di scuola elementare di 10 anni (Yoshida Riko) che ama fin da piccola i trucchi e i cosmetici, riceve dallo spirito dello specchio (Kagawa Teruyuki) un portacipria magico che può trasformarla in qualunque cosa. Akko si trasforma in adulta (Ayase Haruka), incontra Naoto, un dipendente di una azienda di prodotti di bellezza (Okada Masaki), e viene da lui assunta per fornire idee giovani all’azienda. Ma l’ambiente lavorativo, oltre a consentirle di frequentare l’amato Naoto, nasconde insidie terribili. La poverina, che ogni sera quando esce dall’ufficio si ritrasforma in bambina per tornare a casa dalla mamma, si trova ben presto in un intrigo criminale per impadronirsi dell’azienda. Di fronte a una minaccia che mette in pericolo la vita dello stesso Naoto, deve scegliere se rivelare il suo segreto per salvarlo, perdendo così i suoi poteri magici.
La peculiarità della storia, tratta da una serie di manga famosissima negli anni ’60, sta nel contrasto fra il corpo da ventiduenne di Akko e la sua mente da bambina di dieci anni. Il comportamento che ne deriva e l’evidenziazione delle differenze fra adulti e bambini hanno un potenziale di comicità irresistibile.
Purtroppo, il regista Kawamura Yasuhiro – direttore di drama televisivi e cofirmatario di una delle due puntate della trasposizione cinematografica del drama di successo Nodame cantabile – non ha le capacità intellettuali e artistiche per dare corpo a questo spunto e, salvo qualche timido spunto nella direzione della comicità per contrasto, si rifugia nella più comoda illustrazione farsesca del complotto aziendale. Peccato, un’occasione sprecata.
Nella sua limitatezza, peraltro, il film si rende indirettamente espressione di un fenomeno contemporaneo rilevante, soprattutto nella società giapponese. Come è stato opportunamente messo in rilievo da Kokaji Katsuo nella sua recensione per lo Yomiuri Shinbun, negli anni Sessanta, il mondo degli adulti e quello dei bambini erano rigorosamente separati. Di conseguenza, potevamo credere che i bambini fossero puri. Poi il confine tra adulti e bambini inizia a dissolversi. Oggi, ormai, bambini che sembrano adulti diventano adulti che sembrano bambini.
A concorrere all’insuccesso del film concorre il protagonista maschile Okada Masaki, la cui faccia di eterno bambino piagnucolone è letteralmente insopportabile e del tutto inadeguata per il ruolo. L’unica perfetta per la parte è Ayase “Bambi” Haruka, i cui tratti ridenti talora un po’ infantili e i cui occhioni sbalorditi non hanno concorrenti. [Franco Picollo]

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