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Il blog dedicato al cinema giapponese contemporaneo e classico

Assault Girls (アサルトガール)


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Assault Girls (アサルトガールズ, Assault Girls). Regia, sceneggiatura: Oshii Mamoru. Fotografia: Satō Atsunori, Yuasa Hiroaki. Montaggio: Satō Atsunori. Produzione: Shibata Issei. Musica: Kawai Kenji. Narrazione inglese a cura di: Andrez Bergen, Francesco Prandoni. Personaggi ed interpreti: Jager (Yoshikazu Fujiki), Lucifero (Rinko Kikuchi), Gray (Meisa Kuroki), Colonnello (Hinako Saeki). Durata: 70 minuti. Uscita in Giappone: 19 dicembre 2009.
Link: Sito ufficialeChris MaGee (Toronto J-FIlm Pow-Wow)

Avalon-F è un mondo/gioco ancora sperimentale riservato per ora a pochi giocatori incaricati di sondarne le possibilità future ed è stato creato da coloro che hanno costruitolo stesso Avalon. Quest’avanguardia di giocatori deve cercare di cacciare e sconfiggere i suna kujira (le Balene della sabbia) orribili mostri che percorrono ininterrottamente le desolate pianure che compongono il paesaggio del luogo. Uccidendo questi mostri è possibile guadagnare dei punti ed ottenere così delle armi migliori e più potenti per sconfiggere il mostro dei mostri, l’uccisione del quale porterebbe ad un salto di Livello/Mondo. Le tre solitarie giocatrici impegnate in questa caccia, Gray (Meisa Kuroki), il Collonnello (Saeki Hinako) e Lucifero (Kikuchi Rinko) dovranno però in questa decisiva caccia unire le loro forze assieme a quelle di Jäger (Fujiki Yoshikatsu) se vorranno conquistare l’ambita preda.
Ad una distanza relativamente breve da The Sky Crawlers, Oshii Mamoru ritorna con Assault Girls a dirigere un nuovo lungometraggio, non un’animazione questa volta ma un live-action che fa però un ampio uso della Computer Graphic. Assault Girls non è solo un ritorno a quell’universo di gioco/realtà che Oshii aveva magnificamente creato con Avalon, ma è anche un’opera in cui confluiscono quel mondo e quell’estetica intravisti in due degli episodi, tanto geniali quanto sottovalutati, contenuti negli omnibus Shin onna tachiguishi retsuden (2007) e Kiru-Kill (2008).
Saeki Hinako, Kikuchi Rinko e Meisa Kuroki sono il trittico femminile che assieme alla presenza maschile di Jäger animano il film. Se Fujiki Yoshikazu con la sua non convincente interpretazione risulta il personaggio meno riuscito, quello che forse più affascina è senz’altro Lucifero, il taglio corto e l’aria sbarazzina della Kikuchi riescono a creare un accenno di personaggio (solo così si possono definire in questo film) che con il suo bighellonare e il suo atteggiamernto giocherellone impreziosisce di scenette quasi surreali la pellicola.
Il film ha deluso molti, infatti non è un sf o action movie classico e neanche, come potrebbe apparire, un divertissment o una parodia di questi generi, o almeno lo è solo in parte. La sua caratteristica principale, il suo pregio ed allo stesso tempo il suo difetto, è infatti il suo essere ibrido: oltre a percorrere il limite fra media differenti il film tenta anche di diventare esso stesso qualcosa di diverso. Non è né un lungometraggio né un corto, ma con la sua durata di poco più di un’ora si colloca in una zona intermedia, tanto più che il titolo arriva dopo una lunga introduzione di una quindicina di minuti molto filosofica e parlata, con una voce narrante che ci spiega qual è il mondo in cui si svolgono le vicende, cioè uno attiguo a quello di Avalon.
Assault Girls non è solamente un’opera che riflette sul gioco come realtà e sulla realtà come gioco, ma è capace anche di fare propri alcuni degli stilemi del mondo dei videogame. Così succede con la caccia-tiro al bersaglio alle enormi suna kujira che percorrono le immense pianure, o ancor di più con il combattimento fra Jäger e Gray che è in tutto e per tutto la trasposizione su grande schermo di una partita al videogame. Queste poche scene sono “collegate” fra loro dalla monotonia dell’attesa che riempie con il suo vuoto quasi tutta la durata del film e questo non è certo una novità per Oshii. In Avalon erano le lunghe scene in metropolitana, in Patlabor le panoramiche sulla città o ancora tutto il sostrato “ideologico” di The Sky Crawlers, dove la monotonia nel suo movimento a spirale sfociava in una ripetizione quasi religiosa. Si potrebbe brutalmente sintetizzare che in Assault Girls non succede quasi niente e che il plot è quasi assente. La storia non subisce comunque nessun sviluppo di sorta e questo è forse dovuto anche al modo in cui il film è nato, non seguendo cioè un’idea ben precisa ma piuttosto formandosi per accumulazione, come dichiarato dallo stesso regista. Ma è qui che sta la genialità (o la follia) di Oshii. Certo se visto dal punto di vista della progressione narrativa, dello sviluppo dei personaggi, il film è un fallimento, ma sembra che il regista giapponese avesse ben altro in testa.
La scelta dei cieli grigi attraversati da sporadiche nuvole, i colori, così come in Avalon, molto tenui e quasi sciapi, e i paesaggi “mongolici” , creano una monotonia dalle lunghe attese che si sublima grazie alla musica del sempre sorprendente Kawai Kenji e all’ottimo lavoro svolto da Yuasa Hiroaki alla fotografia. Fenomenali in questo senso le riprese della chiocciola, fragile simbolo che con le sue caratteristiche riassume splendidamente il film, la lentezza e la geometria spiraliforme della conchiglia si riverberano con forza nell’andamento e nello stile della pellicola. Questo animale ritorna ossessivo così in molte inquadrature, con dei primissimi piani quasi di taglio documentario ma con un sentire per il piccolo così allucinato che diventa quasi stupefazione. Il senso di vividezza che il bravo Yuasa riesce ad ottenere anche con un sapiente uso dei colori, in queste scene più vividi, perfora l’apparente virtualità dell’ambiente (ricordiamoci che siamo all’interno di una realtà di gioco a sua volta dentro un film) e cortocircuita così il tessuto cinematico stesso. [Matteo Boscarol]

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