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Il blog dedicato al cinema giapponese contemporaneo e classico

Kanzen Naru Kubinagaryu no Hi (リアル 完全なる首長竜の日、Real)


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Kanzen naru kubinagaryu no hi (リアル 完全なる首長竜の日, Real). Regia: Kurosawa Kiyoshi. Soggetto: dal romanzo Kanzen naru kubinagaryu no hi (A Perfect Day for Plesiosaur) di Inui Rokurō. Sceneggiatura: Kurosawa Kiyoshi, Tanaka Sachiko. Scenografia: Shimizu Takeshi. Musica: Haneoka Kei. Interpreti e personaggi: Satō Takeru (Koihi), Ayase Haruka (Atsumi), Horibe Keisuke (Yonemura), Nakatani Miki (Eiko), Koizumi Kyōko, Matsushige Yutaka. Produzione: Hirano Takashi, Shimoda Atsuyuki, Tashiro Hideki per «Real» Production Committee. Durata: 127’. Uscita nelle sale giapponesi: 1 giugno 2013. Girato in HDCAM.
Links: Sito ufficiale (giapponese) – Emanuele Sacchi (Asia Express)
Punteggio ★★

Realizzato dopo i convincenti Tōkyō sonata (2008) e la serie televisiva Shokuzai (Penance, 2012), e prima di Sebunsu kōdo (Seventh Code, 2013), vincitore del premio per la Miglior regia all’ultimo Festival Internazionale del Film di Roma, Real non sembra destinato a diventare una pietra miliare della filmografia di Kurosawa Kiyoshi. 

Presentato a Locarno, e poi in molti altri festival (Toronto, Busan, New York, Stoccolma, Parigi), il film rievoca vecchi temi, motivi e situazioni tipici del J-Horror, a partire dalla rimozione di un drammatico evento passato destinato a riaffiorare nel presente con catastrofiche conseguenze. L’uso convincente del digitale – sia nella rappresentazione di una Tokyo artificiale e metafisica che rimanda ai migliori film del regista, sia nella costruzione di effetti speciali tutto sommato piuttosto inquietanti – non è sufficiente a riscattare una storia, tratta da un romanzo di Inui Rokurō, piuttosto convenzionale sia nei suoi contenuti, sia nei suoi sviluppi. 
Il presupposto su cui si basa la vicenda, molto in voga in questi ultimi anni come testimoniano i Nightmare Detective (2006-2008) di Tsukamoto Shin’ya e Inception (2010) di Christopher Nolan, è quello della possibilità da parte di qualcuno di penetrare nell’inconscio di qualcun altro. Atsumi è una giovane donna disegnatrice di manga che ha tentato il suicidio ed è da tempo in coma in ospedale. Koichi, l’altrettanto giovane marito può, grazie a un nuovo trattamento neurologico, visitare la mente della sua compagna, nel tentativo di scoprire le ragioni del suo gesto e di riportarla davvero in vita. Durante il trattamento si scopre che una prima possibile ragione del suicidio potrebbe essere la crisi d’ispirazione artistica della disegnatrice, il cui ultimo manga, «Roomi», era stato rifiutato dall’editore. Atsumi chiede a Koichi di ritrovarle il disegno di un plesiosauro, un grosso rettile acquatico di epoca giurassica, che lei gli aveva donato da bambina. 
La ricerca del disegno diventa un viaggio nel tempo che spinge Koichi a ritornare a Hikone, dove i due vissero la loro infanzia prima di separarsi e incontrarsi di nuovo negli anni dell’università. Il film si sviluppa poi in due diverse ma intrecciate direzioni: la prima è quella che culmina e segue l’inatteso capovolgimento di ruoli, quando si scopre che a essere in coma in ospedale non è Atsumi bensì Koichi, e che le immagini sino a quel momento viste dallo spettatore appartenevano all’inconscio dello steso Koichi, il quale immaginava di essere lui a penetrare nella mente della moglie; la seconda riguarda invece la rievocazione di un tragico evento dell’infanzia dei due, quello che portò alla morte di un terzo bambino, geloso dell’amicizia fra Koichi e Atsumi. 
Si scopre così che il titolo dell’inedito manga di Atsumi, «Roomi», altro non era che l’anagramma del nome del bambino scomparso, Morio. Nel finale del film, Morio riappare nelle vesti di un vendicativo plesiosauro che minaccia – in una dimensione forse tesa a rievocare i kaijū eiga degli anni Cinquanta – i due protagonisti, che ritroveremo però alla fine della storia in un ordinario contesto familiare identico a quello con cui il film era iniziato. [Dario Tomasi]
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