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Momose, kotchi wo muite (百瀬、こっちを向いて, My Pretend Girlfriend)

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Momose, kotchi wo muite (百瀬、こっちを向いて, My Pretend Girlfriend). Regia: Yakumo Saiji. Soggetto: dal romanzo con lo stesso titolo di Nakata Eichii. Sceneggiatura: Nakata Eiichi, Inukai Kyoko. Musica: Anan Ryōko. Interpreti e personaggi: Hayami Akari (Momose), Takeuchi Taro (Aihara Noboru), Kudo Asuka (Shun Miyazaki), Ishibashi Anna (Kanbayashi Tetsuko). Produzione: Robot, Happinet, BS NTV e altri. Durata: 109′. Uscita nelle sale giapponesi: 10 maggio 2014.
Presentato al Far East Film Festival di Udine 2014.
Link: Sito ufficialeFar East Film Festival Udine 
Punteggio ★★★

Sarà poi vero che il primo amore non si scorda mai? Sembra essere così per Noboru, forse perché quell’amore non ha potuto viverlo pienamente…
Noboru è infatti il tipico adolescente introverso e un po’ sfigato al quale l’amico Miyazaki chiede uno strano favore. Più che una richiesta, si tratta di un’imposizione: dovrà fingere di essere il fidanzato della sua seconda ragazza, Momose, perché vengano messe a tacere le malelingue e le possibili gelosie di Miyazaki, la sua splendida fidanzata ufficiale.
L’opera prima del regista giapponese Yakumo Saiji all’apparenza è un tipico teen movie: ha infatti per protagonisti un timido adolescente, Noboru, il suo opposto bello e vincente, Miyazaki, la fidanzata perfetta e alto-borghese di quest’ultimo, Tetsuko, e l’eccentrica Momose – piglio deciso e caschetto alla Louise Brooks (che segna una vicinanza anche caratteriale – medesima audacia e stesso anticonformismo dell’attrice – ), talmente innamorata del bel Miyazaki, da accettare di esserne semplicemente la vice-ragazza, l’amante.
Interamente giocato sul’alternanza fra le “cose” come appaiono e le “cose” come sono, spesso rivelate dalla simbologia del linguaggio dei fiori, il film traccia percorsi in cui lo spettatore assiste alle varie realtà abitate dai personaggi. Momose per esempio è tanto spavalda, allegra e decisionista quando, con la sua divisa scolastica, percorre i corridoi della scuola trascinando per mano il suo sconfortato presunto fidanzato, quanto tormentata da un amore che non sente pienamente corrisposto e oberata di responsabilità familiari imposte dall’umilissima condizione in cui versa insieme alla madre e ai suoi tanti fratellini. Realtà, queste ultime, di cui è sgomento e silenzioso testimone proprio il suo finto ragazzo. Allo stesso modo Noboru, fino al fidanzamento “imposto” con Momose, aveva vissuto rassegnatamente e placidamente la propria condizione di nerd nell’ombra che si limitava a guardare con incanto malcelato la bellezza irraggiungibile di Tetsuko (è di lei che sembra inizialmente innamorato) e la vincente spavalderia del bell’amico Miyazaki. Persino la madre di Noboru appare incredula quando il figlio porta a pranzo a casa l’incredibilmente carina Momose, presentandola come la propria fidanzata, la quale, da attrice navigata come appare in uno dei due livelli del film (quello della finzione che apre a una verità più profonda) si mostra semplicemente adorabile.
Le relazioni fra le due coppie di adolescenti sono caratterizzate da molti “non detto”. Tanto Miyazaki e Tetsuko appaiono sorridenti, innamorati e sereni, tanto Momose e Noboru tradiscono scontentezza e perplessità. Fin dal primo momento, quando Momose prende con decisione la mano di Noboru, i due compaiono insieme, in inquadrature frontali che sembrano proporre allo spettatore, e a loro stessi, come fossero davanti a uno specchio, la domanda delle cento pistole sul sentimento d’amore.
Momose non nasconde certo il suo disprezzo per i capelli arruffati di Noboru (al quale impone un nuovo taglio realizzato di propria mano), per il suo discutibile gusto nel vestire e per le sue mani sudate, ma si apre a lui emotivamente (sovente quando i due si trovano sul terrazzo di un grigio palazzo da cui si domina la città e che li colloca al di sopra di tutto e di tutti) in modi che non le sono permessi con altri, compreso Miyazaki. Anche se di amicizia imposta si tratta, Noboru non può che sviluppare affetto ed empatia per questa strana ragazza che gli fa inaspettatamente battere il cuore.
Lo hatsukoi o “primo amore” è peraltro un argomento fondamentale nei film giapponesi sugli adolescenti. Un sentimento sul quale aleggia per tutto il film una domanda che sembra rimanere senza risposta se Noboru, trentenne scrittore tornato nella città natale per presentare il suo primo romanzo “First Love”, ripercorre malinconicamente l’intera storia in un lungo flashback seduto al tavolo di un bar di fronte a Tetsuko, che ha poi sposato Miyazaki da cui ha avuto una tenera bimba.
Il mistero intorno a Momose, per cui Noboru aveva provato vero amore, rimane incastonato nello sguardo di noi spettatori, alla fine, nello struggente incontro mancato fra i due ragazzi che non sono, che non siamo più. [Manuela Russo]

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