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Fukufukusō no Fukuchan (福福荘の福ちゃん, Fukuchan of Fukufuku Flats)

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Fukufukusō no Fukuchan (福福荘の福ちゃん, Fukuchan of Fukufuku Flats). Regia e sceneggiatura: Fujita Yosuke. Interpreti e personaggi: Ōshima Miyuki (Fukuchan), Mizukawa Asami (Chiho Sugiura), Arakawa Yoshiyoshi (Shimacchi). Produzione: Arai Naoko per nanjiro, Phantom Film, TV Man Union, Third Window Film. Uscita in Giappone: 23 marzo 2014 (Okinawa Movie Festival). Durata: 110’.
Links: Intervista col regista (in italiano) – Mark Schilling (Far East Film Festival Udine) – Raffaele Meale (Quinlan) 
Punteggio ★★★1/2

Con appena due lungometraggi (Zen zen daijobu, Fine Totally Fine, 2008 e quello di cui qui ci si occupa) e l’episodio di un film collettivo (Sabi otoko, sabi onna, Quirky Guys and Gal, 2011) il cinquantunenne Fujita Yosuke è, con Yamashita Nobuhiro, uno degli interpreti più interessanti della nuova commedia giapponese. I suoi due “lunghi” già stabiliscono una ben precisa poetica autoriale che passa attraverso l’attenzione a personaggi marginali, disadattati e drop out, di estrazione proletaria, un manovale e un imbianchino, e la costruzione di un immaginario in cui un evidente minimalismo quotidiano proletario si fonde con un certo gusto per situazioni al limite del surreale.
Fukuchan, il protagonista del suo ultimo film, è un lavoratore robusto, poco attraente e col cranio meticolosamente rasato. La sua monotona esistenza si divide fra il cantiere e il condominio in cui vive: un vecchio dormitorio fatto di piccole stanze dalle pareti sottili, dove la vita di ognuno diventa in qualche modo la vita di tutti. I suoi amici sono il compagno di lavoro Shimacchi (interpretato da Arakawa Yoshioyoshi, già protagonista del precedente film) e due suoi coinquilini: un giovane con precedenti penali per “furto di mutandine” e un laureato disoccupato che vive insieme a un pitone.
L’intrigo vero e proprio del film si avvia nel momento in cui la bella Chiho, che ha appena perso un promettente lavoro ed è fuggita dalle grinfie di un artista fotografo che voleva fare insieme con lei delle reciproche foto di nudo, irrompe nella sua vita. Fukuchan e Chiho erano in realtà già stati compagni di scuola, quando la ragazza si era prestata, insieme con altri, a farne una vittima di quel bullismo così diffuso nelle scuole giapponesi. L’episodio, rievocato in un flash back in cui Chiho finge di voler baciare Fukuchan, gli chiede di chiudere gli occhi e in quel momento i suoi complici avvicinano alle labbra del ragazzo la testa di un maiale, ha lasciato un segno profondo nella psicologia dello stesso Fukuchan, tanto da impedirgli un qualsiasi possibile rapporto con l’altro sesso. A distanza di anni dall’accaduto, Chiho si sente ancora in colpa e cerca adesso di scusarsi con la sua vittima di un tempo. Fukuchan dapprima la respingerà ma poi, rendendosi conto della genuinità dei sentimenti della ragazza, accetterà la sua amicizia e si farà fotografare da Chiho per un libro d’immagini che questa vuole costruire intorno al suo sguardo luminoso e al suo sorriso sincero.
Costruito sulla base di un’evidente empatia coi suoi personaggi al di fuori delle regole e ai margini della società, Fukuchan è frutto di un’insolita coproduzione internazionale che vede coinvolti, oltre al Giappone, anche Gran Bretagna, Germania, Italia e Taiwan. Ma l’aspetto che più colpisce del film è che il suo protagonista, Fukuchan, sia interpretato da un’attrice, Oshima Miyuki, popolare comica televisiva. La sua oggettiva somiglianza, a partire dal corpo robusto e dalla rasatura del cranio, con Arakawa Yoshiyoshi, che come già ricordato interpreta qui l’amico Shimacchi ed era già protagonista del precedente film di Fujita, crea un certo effetto di straniamento, che contribuisce ad accentuare l’aspetto surreale dell’opera. Da una parte l’imbianchino Fukuchan sembra una sorta di reincarnazione del manovale di Fine, Totally Fine, dall’altra appare quasi un doppio dello stesso Shimacchi, qui suo compagno di tragicomiche avventure – un po’ come se il regista volesse lavorare sempre sullo stesso tipo di personaggio per coglierne via via diverse sfumature –. Inoltre il fatto che l’interprete del protagonista maschile sia una donna, conferisce a più di una situazione un carattere decisamente paradossale, in parte già nell’episodio iniziale, tutto costruito intorno a scoregge in faccia a chi dorme – pratica non propriamente femminile –, e soprattutto in quello in cui Shimacchi, impegnato vanamente a trovare una donna al suo amico, lamenta come l’«enorme organo sessuale» di questi sia di fatto del tutto sprecato. [Dario Tomasi]

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