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SONATINE CLASSICS

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Il blog dedicato al cinema giapponese contemporaneo e classico

Uzumasa Limelight (太秦ライムライト, Uzumasa Limelight)


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Uzumasa limelight (太秦ライムライト, Uzumasa Limelight). Regia: Ochiai Ken.  Sceneggiatura: Ohno Hiroyuki. Fotografia: Chris Freilich. Montaggio: Suzaki Chieko. Musica: Toda Nobuko. Interpreti: Fukumoto Seizō, Yamamoto Chihiro, Gōda Masashi, Matsukata Hiroki.
Produttori: Mori Ko, Ohno Hiroyuki, Sano Shōhei per Eleven Arts e Tottemo Benri Theatre Company.
Link: Sito ufficialeMark Adams (Screen Daily) – Ashai Shinbun (in inglese) – Ben Child (The Guardian) – Intervista di Mark Schilling al protagonista Fukumoto Seizo (Japan Times)
Punteggio
Kirareyaku sono i figuranti dei jidaigeki (film in costume, quasi sempre con duelli tra spadaccini e ambientati nell’epoca Edo) che negli scontri fra samurai devono morire in maniera spettacolare. Saper combattere con la spada davanti alla telecamera è un’arte invisibile fatta di destrezza manuale e sapienza scenica ai limiti della danza. Occorre infatti muoversi in maniera da non mostrare che in realtà non si viene mai toccati dalla spada. Nel momento in cui si viene colpiti, poi, bisogna dare espressività al momento, soprattutto tramite sospensioni e contrazioni del corpo prima della caduta.
Fukumoto Seizo, classe 1943, è stato il più famoso kirareyaku della storia del cinema giapponese. In cinquant’anni di indefessa presenza è morto sul set decine di migliaia di volte. Fra le sue innumerevoli interpretazioni è noto in occidente come lo spadaccino silenzioso de L’ultimo samurai.
Nel film, alla ribalta per l’unica volta nella sua carriera, lo vediamo recitare se stesso, ormai invecchiato, che ogni giorno – con sullo specchio la fotografia di Chaplin in Limelight che lo ispira – si prepara meticolosamente per le parti che deve sostenere, si allena con la spada la notte e conduce una vita parca. Ogni giorno si reca a Uzumasa, il quartiere di Kyoto dove si trovano gli stabilimenti della Tōei e in cui sono stati girati centinaia se non migliaia di film e serie televisive in costume e che oggi è attivo per qualche produzione minore e soprattutto come parco a tema sui jidaigeki. Ogni giorno controlla sul muro degli studi l’elenco dei figuranti chiamati a lavorare.
Lui e i suoi due amici sono una presenza fissa e finito il lavoro va a bere con loro nel bar di una grande star del passato (Manda Hisako) che una volta aveva avuto un gesto di affettuosa gentilezza nei suoi confronti. Ma i tempi stanno cambiando rapidamente, i jidaigeki tradizionali non vanno più e la produzione cerca nuove forme di film d’azione con scene rielaborate al computer più vicine alle immagini dei fumetti. Viene impiegato per fare qualche film di yakuza o per intrattenere i turisti che visitano il parco a tema, ma un dolore al braccio crescente gli fa capire che è arrivato al capolinea.
Satsuki (Yamamoto Chihiro, campionessa di arti marziali nella realtà), una giovanissima venuta a cercar fortuna nel cinema, lo convince ad insegnarle a combattere per il set. Grazie a lui, la ragazza si fa notare e da figurante diventa coprotagonista di un film. Dopo qualche anno, Satsuki è un’attrice famosa e torna a Kyoto per girare un grande jidaigeki “come quelli di una volta”. Impone al produttore il gruppo di kirareyaku di un tempo ma Fukumoto si è ritirato a fare il contadino in campagna e lei si reca da lui per pregarlo di ritornare per l’ultima volta sul set.
Il lungo e bellissimo duello finale, con tutti i grandi kirareyaku riuniti intorno a lui, è lo struggente canto del cigno di un modo di essere artista che non esiste più. La morte sul set di Fukumoto è la morte del jidaigeki e di tutto un mondo ancora basato sui rapporti personali e il rispetto fra uomini della produzione, attori e tecnici.
Film crepuscolare come non mai, che per certi aspetti richiama figure archetipiche, dal John Wayne de Il pistolero al Clint Eastwood, cui curiosamente Fukumoto un po’ assomiglia, de Gli spietati, si differenzia però da questi per la sua estrema “normalità”: è fiction ma sembra fatta per raccontare meglio la realtà. Fukumoto recita se stesso e così gli altri attori, a partire da Matsukata Hiroki, un grande spadaccino di centinaia di jidaigeki degli ultimi cinquant’anni. Non c’è azione, non c’è intrigo, ci sono pezzi di vita di professionisti del cinema, grandi nella loro umiltà. E non stupisce che quando il film ha vinto il Fantasia Film Festival di Montreal e Fukumoto è stato premiato come migliore attore, non ci credesse e non volesse quasi ritirare il premio.
Fino ad ora, il regista Ochiai Ken ha fatto molti corti, alcuni anche premiati negli Stati Uniti, e un solo film (Tiger Mask, 2013). Con Uzumasa Limelight, nonostante un certo semplicismo e qualche compiacimento di troppo, ha realizzato un piccolo gioiellino fatto di sensibilità e nostalgia. [Franco Picollo]
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