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SONATINE CLASSICS

SONATINE

Il blog dedicato al cinema giapponese contemporaneo e classico

Samayou koyubi (さまよう小指, The Pinkie)

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Samayou koyubi (さまよう小指 , The Pinkie), Regia e sceneggiatura: Takeba Risa. Fotografia: Kugimiya Shinji. Montaggio: Kageyama Shū. Musica: Fujinaga Kentarō.  Interpreti: Ozawa Ryota, Wagatsuma Miwako, Suenaga Haruka, Kadena Reon, Nishna Takashi, Yamagishi Mondo, Shiota Tokitoshi, Tsuda Kanji. Produttori: Takeba Risa, Kageyama Shū. Durata: 65′. Uscita in Giappone: 4 settembre 2014.
Link: Sito ufficiale Intervista alla regista (in inglese) (Asian Movie Pulse) 
Punteggio

Momoko è una strana stalker. Considerata una brutta senza speranza, da quando ha cinque anni ama e insegue (persegue?) Ryosuke. Si fa persino fare una plastica facciale per piacergli di più ma invano. Al contrario, Ryosuke si impegola in una storia con la fidanzata di un boss mafioso che, scopertili, costringe Ryosuke a tagliarsi il dito mignolo secondo la tradizione yakuza che si usa per pagare uno sgarbo. Senza spiegare troppi passaggi, il mignolo di Ryosuke finisce in mano a Momoko, che lo utilizza per creare un clone dell’amato. Chiama il clone Koyuki (mignolo) e inizia a vivere con lui. Sembrerebbe avere finalmente ciò che ha bramato per tutta la vita ma il vero Ryosuke scopre la “tresca” e preleva l’altro se stesso per farlo lavorare al posto suo. Momoko non sa quale dei due Ryosuke seguire e appoggiare ma ….
Gli eventi si susseguono nello stile metà pop e metà stralunato di molti manga e videogiochi, passando da elementi fantascientifici a inserti horror, da scene di sangue degne dei B-movies sulla yakuza a quadretti domestici in perfetto stile casa di Barbie. L’amalgama sarà certamente voluto ma l’esito non è certo felice. 
All’albori del cinema esisteva in Giappone il cosiddetto genere nansensu (nonsense), una sorta di variante giapponese (quando non la semplice trasposizione) delle comiche farsesche hollywodiane dello stesso periodo. Il nansensu è poi proseguito, più come ispirazione che come filone vero e proprio, trovando inserti eroguro (erotico-grotteschi) lungo una linea che, volendo un po’ forzare l’interpretazione, arriva fino a oggi. Un esempio odierno declinato spesso sul versante splatter “fatto in casa” potrebbe essere Iguchi Noboru. I suoi film sono sicuramente assurdi ma tutto sommato assicurano una sequenzialità della narrazione proprio attraverso i salti logici e il taglio spesso sconclusionato delle singole scene. 
Questo è proprio ciò che manca al film di Takeba Lisa, trentenne pubblicitaria al suo primo film di fiction dopo esperienze nella scrittura di storie per videogiochi e telefoni cellulari. E in effetti le origini (e i loro limiti) si vedono purtroppo chiaramente. Da un lato, a differenza dei film di Iguchi, non si percepisce quel divertimento nel “fare il film” che è indicativo di una pur qualche genuinità. Dall’altro, soprattutto, la mancanza di coerenza e la totale indifferenza per il concetto di continuità, nei videogiochi e anche negli sceneggiati per cellulari probabilmente non sono determinanti ma in un film dovrebberlo esserlo. Se mancano non per scelta autoriale ma per pochezza intellettuale, una qualunque accozzaglia di scenette che si vorrebbero intriganti non fanno originalità. Non così la pensano evidentemente gli organizzatori dei festival. Il film è infatti passato a Rotterdam (World Premiere), New York (Asian Film Festival e Japan Cuts), Varsavia, Puchon, Sitges e, last but not least, ha vinto lo Yubari International Fantastic Film Festival. [Franco Picollo]

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