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Il blog dedicato al cinema giapponese contemporaneo e classico

Sarusuberi (百日紅, Miss Hokusai)


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Sarusuberi (百日紅, Miss Hokusai). Regia: Hara Keiichi. Soggetto: dal manga di Sugiura Hinako. Sceneggiatura: Maruo Miho. Character designer e chief animator Itazu Yoshimi. Background: Ōno Hiroshi Ono. Produzione: Production I.G  .Durata: 90′. Uscita nelle sale giapponesi: 9 maggio 2015.

1814. Edo, la moderna Tokyo, una delle città più popolate e attive del mondo, luogo dove vari strati sociali si incrociano, contadini, samurai, mercanti, nobili ed artisti. In quest’ultima categoria spicca Tetsuzō, che abita separato dalla famiglia nel suo caotico e trasandato laboratorio assieme a sua figlia O-Ei.  La ventitreenne è la terza figlia di Tetsuzō nata dal suo secondo matrimonio. Vivace, senza peli sulla lingua e dotata come il padre di un grandissimo talento per la pittura, tanto che molto spesso è lei che realizza i lavori per il padre che si limita solo a firmarli. Tetsuzō diverrà in seguito famoso in Europa ed in tutto il mondo come Hokusai Katsushika, forse l’artista giapponese più conosciuto di sempre. Non particolarmente interessato all’alcol e all’altro sesso ma tutto assorbito nella sua arte, Tetsuzō/Hokusai prosegue la sua vita con la figlia fra alti e bassi, strani incontri soprannaturali, fantasie (anche erotiche) e reverie artistiche. 

Hara Keiichi ritorna a dirigere un lungometraggio animato dopo la parentesi con Hajimari no michi (Dawn of a Filmmaker: The Keisuke Kinoshita Story, 2013), film che raccontava la vita del famoso regista e del suo rapporto con la madre. Hara aveva iniziato la sua carriera a metà anni ottanta proprio come autore di alcune animazioni dedicate a Doraemon prima, e soprattutto un grande numero di film di Crayon Shin-chan in seguito, fino al 2005. Il salto di qualità e di popolarità a livello internazionale sarebbe arrivato nel 2007 con Kappa no kū to natsu yasumi (Summer Days with Coo) e soprattutto 3 anni dopo con il pregevole Colorful. Ora con Miss Hokusai si conferma come uno degli autori più interessanti nell’ambito dell’animazione assieme a Shinkai Makoto, Hosoda Mamoru e Okiyura Hiroyuki, senza contare naturalmente i grandi vecchi, e questo perchè capace di distaccarsi dallo stile narrativo dei vari colossi come Miyazaki o Oshii e Anno. 
Uno dei motivi per cui Miss Hokusai è stato criticato alla sua uscita è infatti il modo rapsodico e quasi da slice-of-life con cui costruisce la storia di Hokusai e di sua figlia, un tocco molto leggero dove i personaggi non si sviluppano più di tanto e dove le magnifiche animazioni della Production I.G hanno, a sentire i detrattori, toccato solo la superficie del periodo e delle vite dei protagonisti. Se questo è indubbiamente vero e forse dovuto anche allo stile e contenuto del manga a cui si ispira, c’è anche da dire però che la cifra stilistica episodica adottata da Hara e collaboratori – non c’è una storia forte e potente che si muove come nei migliori Ghibli, per intenderci – permette un approccio obliquo e una fruizione “diversa” delle vicende che nel film sono raccontate.  
Come già detto, le bellissime animazioni, soprattutto la tavolozza dei colori impiegata, assieme alla musica rock che accompagna i novanta minuti del lungometraggio riescono a donare al lavoro una tonalità molto particolare, frizzante e vivace come filtrata dallo sguardo della protagonista femminile. Inoltre, benché sia una tematica solo accennata, ci sembra che la figura di Hokusai e dell’artista in generale sia molto criticata, seppur con il sorriso fra le labbra. Rinchiuso nella sua potente e geniale reverie, come pittore a suo modo sfrutta il talento della figlia, di cui infatti nei libri di storia non si accenna, e come padre, specialmente nei confronti della piccola figlia malata e che rifiuta di vedere, ma anche della stessa E-Oi, si rivela un pessimo genitore quando non un pessimo essere umano. A che valgono infatti tutte le opere bellissime ed uniche quando non è stato capace di stare accanto alle sue due figlie? Questo semba essere l’interrogativo ultimo del film, formulato in punta di piedi e con leggerezza certo, ma pur sempre in modo molto netto a mio modo di vedere. Stessa cosa succede per tutti gli uomini in generale: quando non impegnati a correr dietro alle donne nei bordelli o per le strade, a far soldi o a bere, resta ben poco di positivo dell’universo maschile. Certo la visione che abbiamo è quella femminile, ma le situazioni comiche ed erotiche – due o tre scene sono particolarmente esplicite – ci fanno ridere ma anche riflettere sul tipo di società maschilista rappresentata. 
In conclusione si può certamente dire che Miss Hokusai è un pregevole lavoro animato molto giocato sulla freschezza delle situazioni, sulla vitalità dei personaggi e dall’andamento rapsodico, non affatto banale come potrebbe sembrare ad una visione disattenta, molto sottile ed ambiguo nel suo criticare col sorriso, e con un sottotono molto melanconico. [Matteo Boscarol]
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