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Yume wa ushi no oishasan (夢は牛のお医者さん, A Little Girl’s Dream)


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Yume wa ushi no oishasan (夢は牛のお医者さん, A Little Girl’s Dream).  Regia e soggetto: Tokita Yoshiaki. Fotografia: Keira Noboru. Musica: Motomiya Hiromi & ash. Personaggi e interpreti: Takahashi Tomomi e la sua famiglia, Yokoyama Yui (narratore). Produzione: TV Niigata. Durata: 86 minuti. Anno: 2014

Tomomi è una bambina con un grande sogno: diventare veterinario e curare gli animali.
La storia della giovane protagonista del documentario di Tokita Yoshiaki inizia nel 1987 in una piccola città della prefettura di Niigata. La locale scuola elementare decide di prendere in prestito da un allevamento della zona tre vitelli, che verranno accuditi per un certo periodo di tempo dai bambini. Tra loro c’è anche Takahashi Tomomi. I nove piccoli studenti si prendono cura degli animali, li nutrono, li puliscono, si riferiscono a loro quasi come a tre nuovi compagni di scuola. Quando sarà tempo di riportare i tre animali al legittimo proprietario, verrà celebrata una vera e propria cerimonia (comprensiva di conferimento del diploma ai “compagni” vitelli).
Gli anni passano, Tomomi cresce nella piccola comunità, e matura la forte intenzione di studiare per diventare veterinario. La famiglia, il padre in particolare, inizialmente non è favorevole alla scelta della ragazza, ritiene che sia un “lavoro da uomo”, ma poi, vista la determinazione della figlia, finirà per sostenerla. Tomomi passa il test di ingresso all’università, inizia il corso di studi e riuscirà infine a laurearsi e a iniziare la propria carriera come veterinaria proprio fra gli allevatori della sua zona che la stimano e la rispettano.
Sembra una fiaba, ma è una storia vera: il regista – anche produttore per TV Niigata – “segue” per ben 26 anni la sua eroina, fino a vederla raggiungere il traguardo tanto sospirato. Un lungo percorso, che Tokita Yoshiaki punteggia nei suoi momenti determinanti: i tre vitelli con i bambini della scuola elementare, il test di ingresso, gli esami, la laurea…
L’inizio non può non far venire in mente un altro celebre documentario sul medesimo argomento, vale a dire Mō hitotsu no Kyōiku – Ina Shogakkō Haru Gumi no Kiroku (Lessons from a calf) del 1991: il film di Koreeda Hirokazu si concentrava su di un periodo più breve, quello durante il quale i bambini di una scuola si prendevano cura dell’allevamento di una mucca. Era un ritratto del mondo dell’infanzia, colto anche in confronto con quello degli adulti. Venivano anticipati i temi che sarebbero poi stati approfonditi nel corso della carriera del regista, come, appunto, l’universo infantile, ma anche il dover affrontare la perdita di un affetto.
Tokita Yoshiaki focalizza la propria attenzione sulla sua protagonista, per un tempo molto lungo, e non solo su di lei, anche sui suoi famigliari. È molto intenso il ritratto di questi ultimi, ripresi nei momenti di gioia per i successi di Tomomi, così come in quelli di dubbio, perplessità o grande partecipazione. Ad un certo punto ad esempio il padre, che è anche lui un allevatore, fa riferimento alla necessità per Tomomi di «bilanciare i propri sentimenti», perché nonostante il suo amore per gli animali, a volte nel lavoro che intende fare è necessario fare scelte drastiche e decidere anche della loro vita.
Il regista utilizza una voce fuori campo che integra il racconto, così come anche fotografie della bambina o i suoi disegni; la storia di Tomomi è scandita cronologicamente con lo scorrere degli anni.
Il documentario si conclude con un inno alla vita: una delle ultime sequenze è proprio quella della nascita di un vitello. Lo stesso regista precisa che dopo il disastro subito dal Giappone nel 2011, gli era sembrato ancora più importante far sì che il documentario fosse prodotto e portasse a tutte le persone colpite, bisognose di supporto e di poter credere in una “rinascita”, il messaggio di Tomomi: i sogni si possono avverare. [Claudia Bertolè]

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