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Il blog dedicato al cinema giapponese contemporaneo e classico

Kuragehime (海月姫, Princess Jellyfish)

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Kuragehime (海月姫, Princess Jellyfish). Regia: Kawamura Yasuhiro. Soggetto: dal manga di Higashimura Akiko. Sceneggiatura: Ōno Toshiya. Fotografia: Fukumoto Jun. Interpreti: Nōnen Rena, Suda Masaki, Hasegawa Hiroki, Ikewaki Chisuru, Ōta Rina, Shinohara Tomoe, Babazono Azusa. Musica: Maeyamada Keinchi. Produttori: Ide Yoko, Uda Mitsuru, Matsushita Takuya. Durata: 126 minuti. Uscita nelle sale giapponesi: 27 dicembre 2014.

Tsukimi (Nōnen Rena) ha un’unica grande passione: le meduse. Quegli animali semitrasparenti, che si muovono sinuosi nell’acqua come se danzassero sono per lei una ragione di vita. Per poter diventare un’illustratrice (di meduse, ovviamente) si trasferisce a Tokyo ma, da vera otaku qual è, ha grosse difficoltà a interagire con gli umani, in particolare uomini. Per fortuna, trova rifugio a casa Amamizu, una vecchia dimora abitata da altre donne come lei, ognuna delle quali ha una fissazione per un qualche aspetto della cultura di massa ed è fobica nei confronti dei maschi. Un giorno, Tsukimi incontra una ragazza carina e intraprendente che l’aiuta a risolvere un problema in un negozio. La ragazza è però Kuranosuke (Suda Masaki), un maschio che, in conflitto con il padre, importante uomo politico, ama travestirsi da donna. Fra mille paure da parte di Tsukimi, i due diventano amici e piano piano Kuranosuke partecipa alla vita della casa, pur senza rivelare alle altre abitanti la sua vera identità. Ma l’armonia idillica della casa viene minacciata dalle speculazioni immobiliari del padre di Kuranosuke, che vuole abbattere la casa e stravolgere la natura del quartiere con l’aiuto del figlio maggiore. Questi però si innamora di Tsukimi. Intanto Kuranosuke, per attirare l’attenzione del pubblico sul quartiere e salvare la casa, organizza una sfolgorante sfilata di abiti da medusa disegnati da lui e Tsukimi, con lei che cambiando e prendendo fiducia nei rapporti con gli altri ….
Il problema delle favole non è che non siano credibili, è che bisogna che per un qualche motivo funzionino. Non c’è una formula unica ma il risultato, al di là della somma dei singoli elementi (soggetto, recitazione, fotografia, musica ecc.), deve tenere, deve coinvolgere. È questo il caso di Princess Jellyfish. La storia – trratta da una serie di manga di successo – può sembrare scontata, banale, insulsa, a seconda dei punti di vista, ma diverte. Certo un grosso contributo lo dà la ventiduenne modella Nōnen Rena, sia in versione otaku superpaurosa nascosta dietro ai suoi occhialoni, sia in versione adolescente che scopre di essere donna. Era (irriconoscibile) una delle studentesse della classe di Matsu Takako in Kokuhaku (Confessions, 2010) ed è stata la recente protagonista della love story adolescenziale Hot Road (2014). Un nome che credo ritroveremo presto. L’altro contributo è quello dell’attore protagonista, Suda Masaki, anche lui ventiduenne, che ha già un aspetto efebico nelle scene in cui veste panni maschili ed è travolgente in quelli femminili. Confesso che in più di una scena mi sono chiesto se era stato sostituito da una attraente giovane attrice. Irriconoscibile invece Ikewaki Chisuru nel ruolo di una grassa abitante di casa Amamizu.
Il regista Kawamura Yasuhiro non ha un curriculum sfavillante. Viene dal mondo dei drama televisivi e ha firmato le regie di alcuni film di cassetta creati per cavalcare i gusti del pubblico, tipo il tormentone Nodame cantabile (2010) o Akko-chan (2012). Come talvolta accade per i prodotti della cultura di massa, il film riflette al di là della volontà del regista alcune tendenze in atto nella società contemporanea. In questo caso, oltre al fenomeno delle otaku, che non è certo una novità, si seguono con divertimento le capriole incrociate dell’evanescente identità sessuale di entrambi i protagonisti. Un fenomeno, quell’identità sessuale mutevole e mutante, che si ritrova in misura sempre più diffusa nei diversi mezzi di comunicazione e espressione e che trova riscontro anche nel fatto che una parte crescente della popolazione giovanile (le statistiche parlano di circa un terzo) indica di preferire rapporti interpersonali, anche sessuali, solo online. [Franco Picollo]
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