classici1-1845135

SONATINE CLASSICS

SONATINE

Il blog dedicato al cinema giapponese contemporaneo e classico

Riaru onigokko (リアル鬼ごっこ, Tag The Chasing World)

the_chasing_world-sion_sono-p1-1852359

Riaru onigokko (リアル鬼ごっこ, Tag The Chasing World).  Regia: Sono Sion. Sceneggiatura: Yusuke Yamada, Sono Sion. Musiche: MOMO. Assistente alla regia: Ayabe Maya. Interpreti e personaggi:  Reina Triendl (Mitsuko), Shinoda Mariko (Keiko), Mano Erina (Izumi), Sakurai Yuki (Aki), Tomite Ami (Sur), Hiraoka Aki (Taeko), Takahashi Maryjun (Jun), Isoyama Sayaka (Mutsuko). Produzione: Asmik Ace Entertainment, NBC Universal Entertainment, Sedic Deux, Shochiku Company, Takao. Distribuzione: Asmik Ace Entertainment, Shochiku Company, NBCUniversal Entertainment. Durata: 85′. Uscita nelle sale giapponesi:  11 luglio 2015.
In gita, la timida ed introversa Mitsuko è l’unica superstite di un assurdo massacro nel momento in cui, lungo il tragitto, una raffica di vento taglia a metà il suo pullman e tutti i corpi delle studentesse a bordo. Inseguita da un vento omicida, Mitsuko, terrorizzata, inizia a correre. Ad una svolta, come se nulla fosse successo, ritrova incredula le sue compagne che passeggiano verso la scuola. Mitsuko racconta loro quanto accaduto e la sua amica Aki, per tranquillizzarla, la convince a marinare la lezione insieme ad altre due ragazze. Aki riferisce alle studentesse l’incubo di Mitsuko ed una di loro le rivela che la tragedia è accaduta realmente ma soltanto in uno dei mondi paralleli in cui tutti si ritrovano al contempo. Rientrata in classe, Mitsuko è scossa ma rincuorata, quando d’un tratto la sua insegnante imbraccia un mitragliatore ed apre il fuoco all’impazzata. Mitsuko, in preda al panico, scappa nuovamente dall’edificio correndo tra i cadaveri delle compagne fino a raggiungere la via centrale del quartiere, trovando riparo presso una stazione della polizia dove una donna sembra riconoscerla. La poliziotta, chiamandola Keiko, le porge uno specchio e le domanda che cosa le sia accaduto. Mitsuko non capisce ma mentre si guarda allo specchio vede riflesso il volto di un’altra donna in abito da sposa…
Dopo il 2001, per diverso tempo, è stata prassi comune assimilare l’immagine e il cinema di Sono Sion al celebre suicidio di un gruppo di studentesse che, senza esitazione alcuna, si lanciava sui binari di una metropolitana in corsa. Inizio scioccante con corpi straziati e una lunga serie di quesiti, la maggior parte dei quali rimasti irrisolti. A quattordici anni di distanza, dopo aver ricevuto un plauso della critica internazionale e aver maturato un proprio stile artistico, Sono, con Tag, si riscopre un innegabile amante dell’eccesso e dell’irriverenza. Utilizzando il grottesco come punto di partenza per una disamina disincantata e cinica del sociale contemporaneo, Sono presenta una sua bizzarra rivisitazione del romanzo Real Onigokko di Yamada Yusuke, opera sulla quale il film trova fondamento. Sintesi ed in parte retaggio della filmografia passata del suo autore, Tagè un’esperienza euforizzante che avvicina differenti generi, di cui l’horror e il fantastico ne impregnano soltanto la superficie esterna. 
Abilmente orchestrata (ma anche volutamente prevedibile nella sua caricaturale gestazione), la sequenza di apertura è un bagno di sangue sconcertante cadenzato da una surreale drammaticità. Spiazzante e parossistico, il pullman che avanza con i passeggeri mozzati è il contraltare dell’assurdo all’angoscia che si delinea sul volto della protagonista, rappresentato dalla regia in un assiduo susseguirsi di primi piani e soggettive incalzanti del vento omicida. Più di dieci minuti definiscono la preparazione e la deflagrazione dell’incipit di Tag, decretando l’avvio di un meccanismo perverso in cui la ripetizione degli eventi e la ciclicità della fuga mandano in frantumi il mondo di Mitsuko ed ogni sua certezza. Disperata ed affranta, a Mitsuko non resta che affidarsi all’amica Aki, trovandovi complicità e sostegno. Affetti di una relazione sentimentale che Sono suggerisce senza risolvere, proponendone i risvolti in quello che pare un rituale di passaggio all’età adulta (dall’adolescenza al matrimonio) ed una metafora desolante della condizione femminile nella società giapponese contemporanea.
Vittima di un sistema educativo punitivo, vincolata ad un matrimonio coercitivo, costretta ad una fuga perenne, la donna che popola l’universo estremo di Sono è l’immagine di una condizione iniqua in cui l’essere maschile degrada (letteralmente) ad una maschera di porco persecutore. A questo sistema prefissato, Sono impone la rottura destabilizzante dell’azione inattesa, capace di infrangere gli schemi socialmente precostituiti, una forza tutta al femminile, manifestata da una posizione che spezza la continuità avversa affermando una scelta identitaria. È l’imprevisto, il gesto inconsueto, come rivela Sur, una delle compagne di Mitsuko (dietro il cui il nome Sono sembra porre l’ennesima ambiguità con surreal e l’assonanza con sure, certezza) a fare la differenza e perpetrare il vero cambiamento nella vita del singolo, disperso nei molteplici strati di un reale che si sfalda e si sovrappone. La predestinazione è un torpore dal quale ci si deve risvegliare perseguendo lo scarto e il consolidarsi del movimento, una corsa che non rappresenta una fuga bensì un’affermazione di se stessi. Incessante, dirompente, spettacolarizzata (come nelle efficaci ed avvolgenti riprese tramite un drone che accompagnano le studentesse fuggitive), la corsa si scopre abilmente contrapposta alla caduta libera quanto imprevedibile di una piuma. Elemento a cui Sono attribuisce la mancanza di controllo, nonché il senso di delicatezza emotiva nell’enfasi di un ralenti sostenuto ed accentuato dalle note melanconiche di Pure as snow dei Mono. Una scelta che discorda percettivamente con il sangue che si riversa copioso e che sposa perfettamente quel gusto per la contrapposizione netta e decisa tipica del cineasta, in cui alla violenza segue la mestizia, al dramma lo scherno ed allo scherzo l’introspezione. Tag si rivela dunque una surreale, quanto sofferta, iperbole del degrado di un (im)probabile futuro in cui la ricerca di un’identità dispersa è l’evoluzione e la rielaborazione di un tema caro al suo autore. Un percorso che Sono ha intrapreso dalle sperimentazioni di Ore wa Sono Sion da! (1985), passando attraverso la dimensione onirica e metateatrale di Yume no naka e (2005) fino a raggiungere l’allucinante e imprevedibile mondo di Mitsuko, dove essere se stessi è forse la condizione più difficile e dolorosa da perseguire. [Luca Calderini]
 

CONDIVIDI ARTICOLO

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *