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SONATINE CLASSICS

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Il blog dedicato al cinema giapponese contemporaneo e classico

Sutorobo Ejji (ストロボ-エッジ, Strobe Edge)

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Sutorobo Ejji (ストロボ・エッジ, Strobe Edge). Regia: Hiroki Ryūichi; soggetto: dal manga di Sakisaka Io; sceneggiatura: Kuwamura Sayaka; interpreti: Fukushi Sōta, Arimura Kasumi, Yamada Yūichi, Satō Arisa, Irie Jingi, Kuroshima Yuina.
Amori tra liceali. Ninako ama Ren, il bello della scuola, ma lui è fidanzato con Mayuka, che fa la modella. Yuki, in passato amico di Ren, ama Ninako ma non è ricambiato. Casualmente, Ninako e Ren entrano in contatto e Ren apprezza la purezza e l’integrità di Ninako. Si incontrano ripetutamente, a volte per caso. Ren lascia Mayuka pensando di fidanzarsi con Ninako ma le cose si complicano perché compare Mao, il vecchio amore di Yuki e semina zizzania….

Hiroki Ryūichi, nella sua ormai lunga carriera ha prodotto alcuni titoli dirompenti che restano impressi nella memoria, come Vibrator (2003) e Yawarakai seikatsu (It’s Only Talk), per poi alternare la realizzazione lavori più che interessanti ad altri di cui non si capisce francamente la ragione di esistere al di là dell’imperio del botteghino. Nel primo gruppo ci sono film come Koi suru nichiyōbi watashi. Koishita (2007), dove il tema della malattia terminale di una giovanissima Horikita Maki era trattato con grande finezza, oppure il recente Otoko no isshō (Her Granddaughter, 2015), sulla atipica relazione tra un professore di filosofia scorbutico e la nipote della sua vecchia insegnante. Al secondo gruppo appartengono invece titoli come Raiou (The Lightning Tree, 2010) o 100 kai nakukoto (Crying 100 Times -Every Raindrop Falls, 2013). 

Strobe Edge, al pari del recente e del tutto diverso Sayōnara Kabukichō (Kabukicho Love Hotel, 2015), si colloca un po’ a metà dei due gruppi, all’insegna di una medietà da cui, speriamo, Hiroki prima o poi si risollevi. La sua capacità di penetrazione delle psicologie adolescenziali e il suo sguardo, sensuale e aperto, nei confronti delle giovani ragazze continuano a essere notevoli ma sembrano essere messi al servizio di poco, in questo caso di una storia neoromantica tratta da un manga di  Sakisaka Io, che in più di una sequenza è fine a se stessa. 
Si apprezza il modo intelligente con cui Hiroki segue i comportamenti di questi liceali, un modo meno stereotipato del solito, senza glamour e senza ammiccamenti nei confronti dello spettatore. Ma è un po’ poco per renderli credibili. Il mondo giovanile che Hiroki tratteggia è avulso dalla realtà e per suscitare qualche emozione deve affidarsi a sequenze di fuochi artificiali come se fossero effetti speciali (belli, peraltro). Notevoli le lunghe carrellate verticali all’interno della scuola. [Franco Picollo]
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