Scoop!
Shizuka è un fotografo di mezza età, un tempo impegnato nel giornalismo d’inchiesta ma ora ridotto a inseguire personaggi famosi e rubare loro scatti da vendere a una rivista scandalistica, Scoop!, appunto. Solitario e amante della vita notturna, un giorno gli viene assegnata come partner una nuova recluta, la giovane Nobi. Dopo un inizio difficile, fra litigi e incomprensioni i due cominciano piano piano ad andare d’accordo e diventano una coppia molto affiatata. Le cose cominciano a cambiare però quando tutta la rivista decide di seguire un caso di cronaca nera…
Una pellicola che inizia con un lungo piano sequenza all’interno di un’automobile con i gemiti di una coppia che sta facendo selvaggiamente l’amore e di cui lo spettatore intravede le fattezze ed i movimenti attraverso una tendina semitrasparente, con la ragazza che, veniamo a sapere dopo pochi istanti, è una prostituta a cui l’uomo, ad atto compiuto, getta diecimila yen con disdegno e quasi schifo. Un piano sequenza che continua fuori dalla macchina e, con uno stacco “invisibile”, comincia ad elevarsi fino ad andare altissimo, la macchina da presa posizionata probabilmente su un drone, e mostrarci le mille luci della Tokyo notturna.
La prima scena è anche importante perchè demarca simbolicamente l’enorme distanza che c’è fra i lavori di Ōne e la maggior parte dei registi che lavorano con grandi case di produzione e ricchi budget nel Giappone contemporaneo, incluso recentemente lo stesso Miike Takashi. La cura della fotografia e delle luci, la scelta di musiche davvero azzeccate nel creare l’atmosfera, una storia e una sceneggiatura di qualità e soprattutto, finalmente, dei personaggi e delle interpretazioni all’altezza, mai banali e con una complessità che si sviluppa durante il corso del film. Fra tutte queste qualità di Scoop!, quella che risalta di più agli occhi di uno spettatore abituato a confrontarsi con il cinema nipponico contemporaneo è allora proprio la prestazione e la chimica che si crea fra gli attori.
Come protagonista principale abbiamo nel ruolo del fotografo Shizuka, Fukuyama Masaharu, cantante idolatrato da più generazioni di giapponesi (donne), che qui, come detto in apertura, ha la capacità di andare contro se stesso e mutare in un personaggio a tratti disgustoso e cinico ma molto vero. Le varie battute ed allusioni sessuali con cui accompagna il suo girovagare per la città in cerca dello scatto perfetto ce lo rendono allo stesso tempo insopportabile e simpatico. Al suo fianco Nikaidō Fumi, ancora una volta molto brava nel corso del film a passare da ragazzina inesperta, imbranata e senza nessun scopo nella vita se non quello di perdere tempo sui social network, a giovane reporter con esperienza, entusiasmo e voglia di fare. Fondamentale per l’economia e lo sviluppo della storia sono poi la brava Yoshida Yō nella parte di Sadako, editor della rivista, ed il folle amico di Shizuka, Chara, interpretato qui dal sempre ottimo Lily Franky; sarà proprio la prestazione di quest’ultimo quella che alla fine si rivelerà più sbalorditiva e ricca. 

