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Il blog dedicato al cinema giapponese contemporaneo e classico

Nagai iiwake (永い言い訳, The Long Excuse)

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Nagai iiwake (永い言い訳, The Long Excuse). Regia: Nishikawa Miwa. Soggetto: dall’omonimo romanzo di Nishikawa Miwa. Fotografia: Yamazaki Yutaka. Interpreti: Motoki Masahiro, Fukatsu Eri, Pistol Takehara, Fujita Kenshin, Shiratori Tamaki, Horiuchi Keiko. Prodotto da: Nishikawa Asako, Yose Akihiko. Durata: 123′. uscita in Giappone: 14 ottobre 2016.

La prima sequenza del film riprende un uomo al quale una donna sta tagliando i capelli. Lui è rivolto verso lo specchio, lei si trova dietro. Chiacchierano, si intuisce una relazione, un legame. La particolarità, che colpisce, è che i loro sguardi sembrano incrociarsi sempre al di fuori dell’inquadratura o nel riquadro dello specchio, in un altrove che introduce una nota dissonante, un senso di distanza, nel tessuto del dialogo. L’uomo è spesso ripreso in primo piano, la figura di lei sullo sfondo, immagine inquadrata nella cornice riflettente.
La scrittrice/regista Nishikawa Miwa (che iniziò la carriera come assistente di Kore-eda Hirokazu, e il cui ultimo film è Dreams for Sale del 2012) presenta i personaggi della storia – tratta da un suo romanzo ispirato dagli eventi tragici del 2011 – dicendoci già molto di loro. Kinugasa Sachio è uno scrittore famoso, un uomo egocentrico, che tradisce la moglie Natsuko, la donna che gli sta tagliando i capelli. Di lì a poco però, e proprio mentre si trova in compagnia di una giovane amante, riceverà la notizia dell’improvvisa morte di Natsuko, coinvolta nell’incidente dell’autobus sul quale viaggiava insieme ad un’amica, e dovrà da qual momento affrontare la nuova situazione determinata dalla tragica perdita, mantenendo le apparenze di un matrimonio felice (quale, di fatto, non era più quello insieme a Natsuko). 
Un film che gravita attorno ad una assenza, e che, come spesso accade nella cinematografia giapponese, prende spunto dalla morte e dalla necessità di venire a capo del senso di perdita, per analizzare i rapporti umani. L’assenza tragica di Natsuko svela l’instabile equilibrio tra pretesa e sentimento della relazione tra marito e moglie. Inoltre, a seguito dell’impegno profuso da Sachio nell’aiutare l’altro vedovo (il marito dell’amica di lei) con i figli piccoli, introduce anche il tema della famiglia, che in questo caso (chiaro rimando alla questione delle strutture familiari non istituzionali di diversi film di Kore-eda, come Father and Son o Our Little Sister) assume la forma di famiglia “allargata” con due figli e (quasi) due padri.
Lo stile è molto controllato (da notare la presenza di Yamazaki Yutaka, direttore della fotografia) in questo che è a tutti gli effetti un dramma familiare, nel quale i rapporti dello scrittore con i figli del nuovo amico danno vita a momenti ironici e anche teneri, soprattutto grazie alla bravura dei due bambini (che ricordano certi “bambini saggi” dei film del già citato Kore-eda). 
Il personaggio di Sachio, interpretato da un convincente Motoki Masahiro (l’avevamo visto protagonista principale in Departures, film premio Oscar del 2009), è un uomo egoista, vuoto. È anche decisamente un bugiardo, tratto caratteriale che sembra accomunare diversi dei personaggi cinematografici disegnati nel tempo dalla regista. Mente alla moglie, ma a ben vedere anche a se stesso: proprio il titolo fa riferimento alla “lunga scusa” rappresentata dall’accudire i figli dell’amico per non dover affrontare il vuoto della perdita della moglie, che era comunque un riferimento importante della sua vita. [Claudia Bertolè]
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