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SONATINE CLASSICS

SONATINE

Il blog dedicato al cinema giapponese contemporaneo e classico

A FAMILY aka YAKUZA AND THE FAMILY (Yakuza to Kazoku, FUJI Michihito, 2020)

DISPONIBILE SU NETFLIX

★★★½

1999. Il giovane Lil Ken arriva appena in tempo al funerale del padre ucciso, Yamamoto Masaharu, un componente della yakuza. Vestito di bianco e con i capelli ossigenati di biondo, Lil Ken, il cui vero nome è Yamamoto Kenji, non può che suscitare la disapprovazione dei presenti, in particolare dell’ambiguo Osako, un poliziotto corrotto che bazzica gli ambienti della malavita. 

Lil Ken è un cane sciolto che disprezza la yakuza, passa il tempo con gli altri due suoi amici, Hoara e Hosono, vivendo di furtarelli. Un giorno si trova per caso a salvare la vita di Shibazaki Hiroshi, potente e rispettato boss della Shibazaki-gumi, la yakuza locale che si è data come regola di non trafficare in stupefacenti. 2005. Lil Ken ormai fa parte della Shibazaki-gumi: il suo ingresso è stato sancito dalla cerimonia ufficiale e ora è a tutti gli effetti un fratello dei membri dell’organizzazione. Il capo Shibazaki è particolarmente legato e lo considera come un figlio, mentre Lil vede in lui il padre che ha perso. Durante uno scontro con la rivale Shouou-kai, capeggiata da Kato, Lil si assume la responsabilità di un omicidio finendo in carcere al posto del “fratello” Nakamura. 2019. Dopo 14 anni Lil Ken esce dal carcere: si accorgerà che la situazione è molto cambiata rispetto a quella del 2005 prendendo coscienza, con amarezza, che “nessun yakuza può sopravvivere a questo mondo”.
Fonte di innumerevoli soggetti, la yakuza è protagonista di questa ennesima variazione sul tema in cui la componente gangsteristica lascia maggior spazio alla dinamica familiare, essenziale in tutte le più note organizzazioni criminali. Il regista Fuji Michihito scandisce la storia in tre tappe temporali che coincidono con la crescita anagrafica del protagonista, interpretato da un bravissimo e intenso Ayano Gō, recentemente apprezzato al Nippon Connection 2021 in Family of Strangers (2019) di Hirayama Hideyuki. Queste tre tappe segnano anche l’involuzione della yakuza, che passa da organizzazione ancora salda sul territorio, con i suoi rituali e le sue regole del crimine, tra cui il divieto di trattare droga, a vessillo ormai fuori dal tempo, la cui esistenza viene a messa a dura prova anche dalla legislazione anticrimine che prevede la cosiddetta regola dei 5 anni: dopo che si lascia la yakuza servono 5 anni per riconquistare il rispetto della gente e della società, non si ha diritto a nessun conto in banca, niente assicurazione, niente casa. Fuji sottolinea la distanza delle nuove generazioni sia in modo simbolico, dal dress code bianco di Lil Ken con i capelli ossigenati, ripresi poi dal giovanissimo Tsubasa, sia per quanto riguarda la tecnologia: quando quest’ultimo si reca a casa di Kato, viene definito come parte della “generazione youtuber”, quelli che filmano tutto, senza capire però che Tsubasa riprende gli incontri non per vezzo ma per tutelarsi. Questo aspetto legato alle immagini e ai social è fondamentale nel film perché determina anche l’escalation finale e la fine di ogni possibilità di redenzione da parte di Lil Ken. Il film segna inoltre un doppio passaggio di testimone tra l’anziano e “nobile” Shibasaki e il giovane “vecchio” Lil Ken che raccoglie il suo comandamento di prendersi cura della famiglia, e poi tra Lil Ken e il “nipote” Tsubasa. Si tratta però di legami desacralizzati dall’aura del rito di passaggio che aveva avuto, per esempio, l’ingresso nella Shibazaki-gumi: non ci sono più le condizioni e il tempo per simili cerimonie, tutto adesso è più veloce, precario e soprattutto ordinario, come dimostra la patetica pesca notturna dei due anziani sodali di Shibazaki o la caduta nella droga di Nakamura. Anche la scazzottata tra quest’ultimo e Lil Ken, ripresa da Fuji in notturna, con i fari delle auto che illuminano i due sfidanti, mostra i segni di una stanca e disperata recita in attesa che il sipario cali anche sulle loro vite. Un crepuscolo della yakuza che fa pensare al profetico mantra di Arano in Pornostar (1998) di Toyoda Toshiaki: “Siete inutili… nessuno ha bisogno della yakuza”.
 
Valerio Costanzia
 

Titolo originale: ヤクザと家族 (Yakuza to Kazoku); regia e sceneggiatura: Fuji Michihito; fotografia: Imamura Keisuke; musica: Iwashiro Tarō; interpreti: Ayano Gō (Yamamoto Kenji), Tachi Hiroshi (Shibasaki Hiroshi), Ono Machiko (Kudo Yuka), Kitamura Yukiya (Nakamura Tsutomu), Ichihara Hayato (Hosono Ryūta), Ohara Kohei (Ninomiya Ryūtaro), Isomura Hayato (Kimura Tsubasa), Terajima Shinobu (Kimura Aiko), Iwamatsu Ryo (Osako Kazuhiko), Toyohara Kosuke (Katō Masatoshi), Sugata Shun (Takeda Makoto); produzione: Kadokawa Pictures, Satō Junko, Tsunoda Michiaki, Okamoto Keizo; durata: 136’; uscita in Giappone: 29 gennaio 2021. 
 
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