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SONATINE CLASSICS

SONATINE

Il blog dedicato al cinema giapponese contemporaneo e classico

A STORY OF YONOSUKE (Yokomichi Yonosuke, OKITA Shūichi, 2013)

SPECIALE OKITA SHŪICHI

★★★½

Yonosuke è un ragazzo ingenuo, ma simpatico. Frequenta l’università, si iscrive, insieme a una coppia di nuovi amici, al club di samba, si lascia coinvolgere dalle persone che incontra finendo per ritrovarsi quasi sempre in situazioni al limite del grottesco (come quando una donna misteriosa lo ‘assume’ come accompagnatore per una serata). Si innamora di Shōko, una ragazza molto ricca, e un po’ strana come lui. 

Kōra Kengo lascia le vesti dello yakuza bello e dannato che aveva interpretato in The Egoists di Hiroki Ryuichi nel 2011 per indossare, in maniera convincente, quelle di un ragazzo molto naïf, approdato dalla provincia nella Tokyo dei rutilanti anni Ottanta. Il personaggio di Yonosuke del film di Okita ha il nome di un comico e la presenza scenica di un outsider, fuori dagli schemi così come altri personaggi di precedenti opere del regista: si pensi a The Woodsman and the Rain del 2011 o anche a The Chef of South Polar del 2009 o, tra i più recenti, a Mori – The Artist’s Habitat (2018). 
Il film procede per salti temporali: dagli anni Ottanta si passa improvvisamente a parecchio tempo dopo mentre una coppia ricorda i tempi dell’università e le avventure da ragazzi con il giovane bizzarro. Proprio attraverso questi spostamenti temporali lo spettatore ha modo di rendersi conto che Yonosuke non c’è più, i suoi amici lo ricordano con affetto e questi scorci di memoria, alternati alle vicende particolari e a volte assurde che si erano trovati a vivere, pervadono l’opera di un’atmosfera surreale, ma a tratti malinconica.  
La storia d’amore tra i due “pesci fuor d’acqua” Yonosuke e Shōko, offre momenti di irrealtà onirica del tutto compatibili con i personaggi: quando il ragazzo le chiede impacciato se loro due in effetti stiano insieme, la ragazza, sconvolta per la domanda, si nasconde letteralmente all’interno di un pesante tendone della vetrata della sala e la sua risposta giunge ovattata a causa della tela che la avvolge, il tutto sotto gli occhi di una cameriera dall’espressione irreprensibile. 
Il regista introduce però anche cenni a problematiche sociali: proprio mentre i due si trovano di sera su una spiaggia nel tentativo di scambiarsi goffi abbracci, approda un barcone pieno di profughi in arrivo dal Vietnam e la scena si trasforma in un fuggi fuggi generale nella più totale confusione.
Si ride (delle già ricordate lezioni di samba in piena campagna, per esempio) nel film di Okita, ma con un senso di nostalgia per il tempo che passa: Yonosuke si dilettava di fotografia, e chiudono il film proprio gli scatti (e quindi lo sguardo) del protagonista, mentre, significativamente, petali di ciliegio si staccano dai fiori, classico simbolo dell’effimero e della transitorietà della vita.
A Story of Yonosuke è un’opera che da un lato si interroga sui rapporti tra le persone, sull’impronta che ciascuno di noi lascia durante il proprio percorso di vita, dall’altro ci regala quel senso di calore coraggioso che ispira la non omologazione.  

Claudia Bertolé
 
Titolo originale: 横道世之介 (Yokomichi Yonosuke); regia: Okita Shūichi; sceneggiatura: Yoshida Shūichi (romanzo), Maeda Shirō; fotografia: Kondō Ryūto; musica: Takada Ren; interpreti: Kōra Kengo (Yokomichi Yonosuke),Yoshitaka Yuriko (Yosano Shōko), Ayano Gō (Kato Yusuke), Yo Kimiko (la madre di Yonosuke), Kunimura Jun (il padre di Shōko), Ikematsu Sōsuke (Kuramochi Ippei), Itō Ayumi (Chiharu); produzione: Toshikazu Nishigaya; durata: 160’; prima proiezione in Giappone: 23 febbraio 2013.
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