classici1-1845135

SONATINE CLASSICS

SONATINE

Il blog dedicato al cinema giapponese contemporaneo e classico

AUDITION (Ōdishon, MIIKE Takashi, Giappone 1999)

24° FAR EAST FILM FESTIVAL (Udine 22 – 30 aprile 2022)

SONATINE CLASSICS

 

ASAMI: LA RAGAZZA CHE PROVA DELLE EMOZIONI LEGGERMENTE STRANE 

auditon-6882994

 

La protagonista di Audition, Asami, è una ragazza ventiquattrenne molto attraente, all’apparenza timida e indifesa. Si presenta all’audizione che un produttore cinematografico ha organizzato per trovare la protagonista per un film. O almeno, questa è la versione ufficiale. In realtà il produttore Yoshigawa ha fissato i provini solo per fare un favore al suo amico Aoyama che, vedovo da sette anni, con un figlio ormai adolescente, si è messo in mente di trovare una ragazza consona alle proprie esigenze e ai propri gusti per risposarsi. Quale miglior modo per arrivare al risultato che quello di fare dei provini e scegliere la candidata meno portata per la vita da attrice, ma in compenso di bell’aspetto, gentile, disponibile? Asami sembra corrispondere alle aspettative dell’uomo e lo affascina con i suoi modi fin dal primo sguardo. Anzi, ancora prima, vale a dire dal momento in cui Aoyama ha avuto accesso alla sua domanda e ha letto una lettera della ragazza nella quale raccontava di aver avuto da bambina la grande passione per la danza classica, ma di aver dovuto abbandonare il proprio sogno di diventare ballerina. I due iniziano a frequentarsi, nonostante le perplessità dell’amico produttore, che ha verificato incongruenze e anomalie nel curriculum e nelle dichiarazioni di Asami. La ragazza, intanto, attende le chiamate di Aoyama seduta di fianco a un telefono, in una stanza nella quale campeggia un grosso sacco, tanto grande da contenere un corpo. E che infatti si dibatte quando l’apparecchio squilla.

La presentazione di Asami  viene costruita dal regista in modo da fissare subito alcuni tratti fondamentali del personaggio. Dopo aver accennato alla morte della moglie di Aoyama e, sette anni dopo l’evento drammatico, alla volontà di quest’ultimo di trovare una nuova compagna, Miike ci introduce nel segmento relativo alla falsa audizione. Aoyama è in auto, imbottigliato nel traffico, piove a dirotto. Accende la radio e per caso sente la pubblicità del provino che la casa di produzione ha organizzato, di cui ha parlato pochi giorni prima con l’amico. Subito dopo ecco l’immagine di una stanza: la macchina da presa inquadra la figura di una bambina seduta, quasi di spalle. È esile, ha i capelli lunghi. Sul pavimento la borsa della scuola e quello che sembra essere un paio di scarpette da ballo. Sulla parete di fronte si apre una finestra, sotto alla quale si intravede chiaramente un grosso telefono nero. Si tratta della primissima evocazione del personaggio: è Asami bambina, in quel momento della sua vita – lo scopriremo più avanti – che l’avrebbe condizionata nel futuro, quando immaginava ancora di poter diventare una ballerina, poco prima che il perfido insegnante di danza prendesse a tormentarla e torturarla fisicamente. Il secondo momento evocativo del personaggio è quello in cui Aoyama riceve dall’amico le schede delle candidate all’audizione con l’invito a sceglierne trenta per i provini veri e propri. L’uomo è subito colpito dalla domanda di Asami (della quale vediamo il volto perfetto ripreso in una fototessera, allegata alla scheda), soprattutto per la lettera che la ragazza ha unito.  Asami dichiara di non avere troppe aspettative per la parte da protagonista e racconta della passione per la danza, nonostante a diciotto anni abbia dovuto rinunciare al sogno di diventare una ballerina per un non meglio specificato problema all’anca. Miike insiste sul potere di fascinazione di Asami nei confronti dell’uomo, i cui primi piani svelano un’espressione di subitaneo interesse nei confronti della ragazza. La messa in scena del personaggio avviene poi in due fasi. Vediamo la prima. 

Quando ha finalmente inizio l’audizione, Asami è una delle ultime a sostenere il provino. Durante una pausa Aoyama esce dalla stanza e, nella saletta d’attesa nella quale si assiepano le ragazze, intravede la sua figura snella: è seduta di spalle a un tavolo, intenta a leggere un libro. Il regista la mette in scena così, di schiena, senza che sia ancora possibile scorgerne il volto, ma solo il profilo del vestito bianco sul quale si staglia la curva perfetta dei capelli lisci e neri. C’è già molto in questa rappresentazione del personaggio: è infatti una donna che nasconde tutto di sé, che all’apparenza si presenta timida e rispettosa, ma che cela dentro un’anima cattiva e malata. Celarne il volto, impedendo qualsiasi empatia con il personaggio, assume allora proprio il senso di renderla aliena e imperscrutabile, quale in effetti è. Non solo: quello che ci viene offerto è un contrasto netto di colori, il bianco dell’abito e il nero dei capelli, senza alcuna mediazione. Perché Asami, lo scoprirà ben presto Aoyama – e noi spettatori – non è ciò che sembra: il contrasto tra la mitezza dei modi e la determinazione del male che infligge è assoluto.

Fino a questo punto il personaggio è stato presentato con una costruzione a frammenti: l’evocazione del passato, il volto nella fotografia e la lettera di autopresentazione, la figura di schiena. Nella seconda fase una voce fuori campo annuncia l’entrata in scena di Asami (è l’unica per la quale il regista si sofferma sul richiamo del nome proprio). Subito dopo la ragazza entra nella stanza e si inchina. Ha una figura sottile ed elegante. Si presenta, ripetendo il proprio nome. Il punto di vista scelto dal regista è quello di un’iniziale semi-soggettiva della ragazza, che viene ripresa da dietro nel momento in cui rivolge il proprio sguardo verso i due uomini seduti alla scrivania. Mentre risponde alle domande, sostenendo di aver avuto un precedente colloquio con una casa discografica, la ripresa si trasforma in una soggettiva vera e propria: lo sguardo si concentra su Aoyama con una determinazione che lascia presumere una caparbietà della donna ben superiore a quanto i suoi modi lascerebbero intendere. Il processo di presentazione si è compiuto, Aoyama è stregato da quella giovane donna dall’aspetto angelico e dall’espressione a dir poco enigmatica. Quando le chiede della danza, Miike, prima che la donna risponda, si sofferma su un suo splendido primo piano: aliena e inquietante. 

La struttura di Audition è composta da una prima parte concentrata sulla costruzione dei personaggi, e una seconda nella quale le visioni, i flashback, l’aspetto onirico, prendono il sopravvento. I “passaggi tra mondi” sono un viaggio inquietante per lo spettatore. Come quando, dal salotto delle torture, si passa improvvisamente alla stanza d’albergo e qui tutto sembra sotto controllo: la ragazza è lì di fianco, è stato tutto un incubo. Bene. O forse no… L’uomo si riaddormenta e si ritrova di nuovo immobilizzato a terra con Asami che sta continuando a infierire sul suo corpo. Mentre la storia prosegue in una situazione di apparente normalità appaiono squarci di ricordi inquietanti (gli abusi subiti da Asami bambina): si tratta della realtà parallela evocata visivamente dalla stanza in cui la ragazza siede di fianco a un telefono in attesa che squilli, e nella quale si trova il grosso sacco in cui è prigioniero un uomo mutilato. Asami lo libera solo per lasciare che si nutra del vomito della sua aguzzina. L’algida figura della protagonista di Miike si muove tra i mondi – la realtà, il sogno, i ricordi, le perversioni orrorifiche – come una sirena bellissima che nasconde il proprio lato maligno. 

La seduzione che prelude al dolore/piacere del massacro finale è un aspetto fondamentale nell’opera di Miike che stiamo analizzando. Si tinge dei colori cupi dei ricordi di un passato torbido di abusi diluendosi allo stesso tempo nel ritmo incostante del sogno, il tutto attraverso sguardi e parole. Asami rivolge al mondo che la circonda sguardi alieni, privi di empatia. Quando Aoyama a un certo punto non resiste e la chiama, Asami sta aspettando seduta di fianco al telefono e appena lo sente squillare non riesce a trattenere un sorrisetto maligno. Per il resto il suo volto è una maschera, perfetta e imperscrutabile. I suoi occhi non tradiscono nel corso della storia alcuna emozione, se non uno slancio animale nel momento in cui sta segando con vigore uno dei piedi di Aoyama.  Anche l’uso della voce è nel personaggio un elemento fondamentale. La voce della ragazza è suadente, tranquilla, sembra quasi un balsamo che cola piano nel cervello dell’uomo a impedire qualsivoglia reazione. Asami parla con calma, anche mentre gli pianta spilloni nelle orbite. La sua cantilena: «Più giù, più giù» non fa che accentuare l’atmosfera infernale del quadro. La parola in questo caso, pronunciata dalla voce di Asami, diventa vera e propria azione, quella del provocare un dolore ripetuto e continuo all’uomo che a suo parere non l’ha amata abbastanza. Asami possiede una determinazione devastante (nel vero senso del termine) che in una surreale crociata sulla purezza dei sentimenti, sorride con beatitudine maligna nell’atto di segare un piede al compagno che non l’apprezza a dovere. Non sembra solo una “ragazza che prova delle emozioni leggermente strane”, come l’aveva definita il regista all’uscita del film, ma anche il perno sul quale si reggono e dal quale si sviluppano i meccanismi che muovono tutti gli altri personaggi nel film. 

Claudia Bertolé, Valerio Costanzia

 

Titolo originale:  オーディション (Ōdishon); regia: Miike Takashi; sceneggiatura: Tengan Daisuke dal romanzo di Murakami Ryu; fotografia: Yamamoto Hideo; montaggio: Shimamura Yasushi; musica: Endō Kōji; interpreti: Ishibashi Ryō (Aoyama Shigeharu), Shiina Eihi (Yamazaki Asami), Sawaki Tetsu (Aoyama Shigeiko), Kunimura Jun (Yoshigawa Yasuhisa), Matsuda Miyuki (Aoyama Ryoko), Ishibashi Renji (Maestro Shimada), Ōsugi Ren (Shibata), Mitsuishi Ken (direttore), Kohinata Fumiyo (presentatore TV), Endo Tatsuo (dottore), Arima Yuuto (Shigeiko da bambino), Tachibana Kimiko (annunciatrice radio), Katoh Takako (Yu Tanaka); produzione: Fukushima Satoshi, Touyama Akemi; durata: 115’; uscita in Giappone: 6 ottobre 1999.

 

CONDIVIDI ARTICOLO

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *