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SONATINE CLASSICS

SONATINE

Il blog dedicato al cinema giapponese contemporaneo e classico

PLAN 75 (id., HAYAKAWA Chie, 2022)

SPECIALE NIPPON CONNECTION

Francoforte 6 – 11 giugno 2023

di Matteo Boscarol

 

“Finire di vivere a 75 anni?”

 

In un Giappone che molto assomiglia a quello attuale, il governo approva un programma speciale che incoraggia chi ha più di 75 anni a porre termine alla propria vita in cliniche specializzate. Le storie di Michi, un’anziana donna senza più legami famigliari, Hiromu, un giovane impiegato che lavora per questo nuovo programma, e Maria, una ragazza filippina in Giappone per mettere da parte i soldi necessari per l’operazione al cuore di suo figlio, finiscono per intrecciarsi.

Il film si apre con un scena in cui vediamo un uomo leggere un manifesto dopo aver appena ucciso gli ospiti di una casa di riposo con un fucile automatico. Mentre finisce di spiegare che le sue azioni hanno come obiettivo quello di aiutare gli anziani a sacrificarsi per non essere più un peso per l’economia e la società, come fatto dai soldati durante la guerra, in sottofondo si sente un annuncio alla radio. È stata approvata una legge per risolvere il “problema dell’invecchiamento della popolazione” nel Giappone contemporaneo e cercare di risolvere i crimini contro gli anziani. Questa permette a chiunque abbia più di settantacinque anni di richiedere un suicidio assistito finanziato dal governo. L’improvviso colpo di fucile con cui l’uomo si toglie la vita lascia spazio al titolo del film che appare sullo schermo.

Questi pochi minuti sono un riferimento ad un fatto realmente accaduto nell’arcipelago nel 2016, quando un uomo entrò in una centro per disabili nella prefettura di Kanagawa e, prima di uccidersi, accoltellò più di quaranta persone, uccidendone diciannove. Parte da qui Plan 75, un film che intesse le tre narrazioni parallele attorno a tematiche cruciali e molto sentite in Giappone. In una società che invecchia sempre di più e dove gli over 70 sono sempre più numerosi, il rapporto fra questa fetta della popolazione, attiva ma non più impegnata nel mondo del lavoro, e le nuove generazioni si fa via via più difficile e complicato, così come “problematico” sta diventando per il governo, il modo di sostenere economicamente questo sviluppo demografico. Ma il film è anche una riflessione sulla morte e sul senso che l’imminente fine della vita, in questo caso programmata, dona e rivela a chi sta per avvicinarsi all’ora fatale. Tutto questo è accennato e suggerito, non tanto da discorsi filosofici o conversazioni, ma più dalle atmosfere create attraverso un ottimo uso della fotografia e delle  luci, alcune scene sono puro stupore visivo, e soprattutto dalle interpretazioni, su tutte quella di Baishō Chieko, nel ruolo dell’anziana Michi. 

Delle tre tre storie che si intrecciano infatti, quella che forma la colonna portante del film è certamente quella che vede la leggendaria attrice esporre tutta la sua età, ottant’anni, e la sua fragilità fisica senza nessun tipo di filtro. Il volto scavato dalle rughe e trasandato, sciupato dalla mancanza di affetti e di relazioni personali e senza più speranza o voglia di vivere, dopo essere stata licenziata dall’hotel in cui lavorava, trova eco negli interni del piccolo appartamento in cui vive, la piccola cucina dai colori blandi, e perfino nella zona periferica in cui abita, anonima e così priva di personalità che sembra essere un’emanazione dello stato emotivo in cui si trova la donna.

 

Gli altri due filoni narrativi, la giovane madre filippina venuta in Giappone per lavorare, tematica troppo poco spesso portata sul grande schermo, e quella del giovane impiegato del Plan 75 che per caso incontra, come cliente, suo zio, benché interessanti, impallidiscono rispetto alla profondità raggiunte dalla storia di Michi. Tanto che il film, è questa forse una delle poche critiche che si possono sollevare alla regista e ai suoi collaboratori, avrebbe potuto benissimo concentrarsi solo su questa storia e lasciare gli altri personaggi solo come contorno.

 

Un ulteriore piano di lettura e di godimento della prestazione di Baishō si presenta all’ appassionato di cinema giapponese classico che ha conosciuto ed apprezzato l’attrice come volto, prima di fidanzata e poi di madre, in centinaia di film targati Shōchiku, dagli anni cinquanta fino agli ottanta del secolo scorso. Baishō è ancora oggi nell’immaginario collettivo giapponese, nonostante abbia avuto una seconda carriera come voce di molti personaggi in film d’animazione, Sakura, la dolce e gentile sorella di Tora-san, nei 50 lungometraggi della serie Otoko wa tsurai yo (1968-2019) creati e quasi tutti diretti da Yamada Yōji. In Plan 75 la vediamo, come si scriveva più sopra, invecchiata e senza filtri, ma brillare di fascino interiore, in un certo senso è come se Sakura e gli innumerevoli personaggi interpretati nel corso della sua carriera trovassero qui un seguito e un loro compimento. 

Se tutti gli altri attori impegnati nel film offrono buone prestazioni e si integrano alla perfezione l’un l’altro, una menzione speciale va a Kawai Yūmi (It’s a Summer Film, A Balance, Love Nonetheless), che in una piccola parte, quella di una telefonista addetta a parlare con gli anziani che hanno deciso di porre fine alla loro vita, metafora del rapporto distaccato fra le generazioni, si conferma come una delle giovani attrici giapponesi più talentuose. 

Il film è uno dei migliori lavori usciti durante questo 2022 in Giappone, questo, oltre al talento della regista, lo si deve anche alla natura del suo percorso produttivo. Nato da un’idea della stessa Hayakawa e del canadese Jason Gray, giornalista, traduttore ma recentemente diventato anche produttore e da lungo tempo residente in Giappone, idea che trovò una prima concretizzazione nell’omonimo cortometraggio del film a episodi Ten Years Japan del 2018, Plan 75 è una coproduzione fra Giappone, Francia e Filippine che per contrasto dimostra tutti i difetti di certo cinema indipendente giapponese contemporaneo. Il lavoro di post-produzione che amalgama alla perfezione sound design, fotografia, luci e colori infatti, ricorda più da vicino certo cinema Sudcoreano recente di quello dell’arcipelago, che negli ultimi decenni, escluse nobili eccezioni, spesso risulta essere visivamente piatto nonostante le buone idee.


Titolo originale: Plan 75; regia e sceneggiatura: Hayakawa Chie; soggetto: James Gray, Hayakawa Chie; fotografia: Urata Hideho; montaggio: Anne Klotz; luci: Tsunetani Toshio; sonoro: Usui Masaru; musica: Rémi Boubal; produttori: Eiko Mizuno-Gray, Jason Gray, Frédéric Corvez, Maéva Savinien, Alemberg Ang; interpreti e personaggi: Baishō Chieko (Kakutani Michi), Isomura Hayato (Okabe Hiromu), Stefanie Arianne (Maria), Takao Taka (Okabe Yukio); distribuzione: Happinet-Phantom Studios; prima uscita Giappone: 17 giugno 2022; durata: 112’; in concorso a Cannes 2022. 

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