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Il blog dedicato al cinema giapponese contemporaneo e classico

HOSPITALITÉ (Kantai, FUKADA Kōji, 2010)

SPECIALE FUKADA KŌJI

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Dopo Chair (2002) e Human Comedy in Tokyo (2008), Hospitalité è il terzo lungometraggio di Fukada Kōji, nonché il film che più ha contribuito, almeno nella prima fase della sua carriera, a renderlo noto nel mondo, vista anche la vittoria del premio al miglior film nella sezione Japanese Eyes del 23° Tokyo International Film Festival. Ambientato in un quartiere residenziale piuttosto xenofobo della capitale giapponese – in cui i cittadini organizzano ronde per proteggere la comunità da fenomeni di piccola criminalità, di cui gli stranieri vengono sospettati per primi –, il film narra le vicende della famiglia Kobayashi, che gestisce una tipografia nella zona. Mikio e la giovane moglie Natsuki si prendono cura insieme della piccola Eriko, figlia di un precedente matrimonio di lui. Con loro si è da poco trasferita a vivere la sorella di Mikio, Seiko, a sua volta separatasi da poco dal proprio marito. I quattro conducono un’esistenza placida, priva di particolari entusiasmi, fino a quando non fa irruzione nelle loro vite Kagawa Hanataro, uomo indecifrabile e dagli intenti misteriosi. Kagawa riesce a farsi assumere in tipografia e si trasferisce a vivere presso i suoi datori di lavoro insieme alla moglie, la giovane occidentale Annabelle. I due, con l’aiuto di un folto gruppo di immigrati irregolari, operano una home invasion in piena regola e finiscono per sconvolgere le dinamiche della famiglia Kobayashi.

Fukada, anche brillante sceneggiatore, adotta uno schema narrativo noto, che si fonda sull’introduzione di uno o più personaggi esterni per portare sconvolgimento all’interno di un contesto famigliare (si pensi a Il servo di Losey, 1963; a Teorema di Pasolini, 1968; o, più recentemente, a Parasite di Bong, 2019), ma adotta i toni della commedia agrodolce e, con la figura di Kagawa, tratteggia uno dei personaggi più interessanti della sua filmografia. Se infatti inizialmente lui e la moglie Annabelle paiono essere portatori di zizzania, principalmente interessati a mettere in luce le contraddizioni e i sentimenti sommersi in casa Kobayashi (arrivando persino a indurre un doppio adulterio, da parte sia di Mikio sia di Natsuki), in seguito si ha quasi l’impressione che il loro arrivo non faccia altro che riportare vitalità e sano sconvolgimento in un ambiente famigliare in cui tutto appare quasi innaturalmente sereno, ma in cui l’apparente quiete nasconde invero una certa inquietudine e sterilità sentimentale. In questo senso, la graduale presa di potere di Kagawa – che trova il modo di ricattare entrambi i coniugi Kobayashi, forzandone le decisioni – sottopone i personaggi a una sorta di pressione positiva, che permette loro di dare nuova linfa alle proprie vacue esistenze, in cui l’unico elemento di reale allegria, specie per Natsuki, pare essere rappresentato dalla piccola Eriko. In questo senso, il culmine del film è rappresentato dalla scena della festa organizzata dagli immigrati ospiti di Kagawa a casa Kobayashi: un bel momento di cinema, in cui la vitalità di costoro pare contagiare Mikio e Natsuki – paradossalmente giunti al massimo grado di impotenza nella propria dimora – coinvolgendoli in una danza liberatoria, che sfocia poi in un duro confronto tra moglie e marito sulle reciproche responsabilità. Se e quanto questo scontro sia risolutivo, tuttavia, Fukada preferisce non rivelarlo. Opta infatti per un finale sospeso, di grande bellezza. Dopo la fuga precipitosa degli home invaders in seguito all’irruzione della polizia, infatti, Mikio e Natsuki si ritrovano per la prima volta nuovamente soli in casa propria. A fare loro compagnia c’è solo una cocorita in gabbia, uccellino di proprietà della piccola Eriko, fuggito all’inizio del film. I due protagonisti, allora, iniziano a rimettere in ordine il soggiorno. Che questo atto di eliminazione del soqquadro domestico e il ritorno del pappagallino segnino la chiusa di una parentesi nelle loro vite e preludano a un ritorno all’arida normalità?

Jacopo Barbero


Titolo originale: 歓待 (Kantai); regia, sceneggiatura e montaggio: Fukada Kōji; fotografia: Negishi Ken’ichi; musica: Kataoka Yusuke, Yabu Kumiko; scenografia: Suzuki Kensuke; interpreti: Yamauchi Kenji (Kobayashi Mikio), Sugino Kiki (Kobayashi Natsuki), Furutachi Kanji (Kagawa Hanataro), Bryerly Long (Annabelle Kagawa), Hyōdō Kumi (Kobayashi Seiko), Kawamura Tatsuya (musicista), Ono Eriko (Kobayashi Eriko), Matsuda Hiroko (Toshiko), Sugawara Naoki (Honma Takahiro), Saito Haruka (Akie); produzione: Atom X, Seinendan, Wa Entertainment ; durata: 96’; anno di produzione: 2010; uscita in Giappone: 23 aprile 2011.

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