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SONATINE CLASSICS

SONATINE

Il blog dedicato al cinema giapponese contemporaneo e classico

XXXHOLIC (Horriku, NINAGAWA Mika, 2022)

Contemporanea

di Valerio Costanzia

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Tratto dall’omonimo manga (pubblicato anche in Italia dalla casa editrice Star Comics) di Clamp, un collettivo femminile di cui fanno parte Ohkawa Nanase, Mokona, Nekoi Tsubaki e Igarashi Satsuki, xxxHOLiC è la quinta regia di Ninagawa Mika, artista poliedrica che alterna cinema e fotografia con uno stile visivo inconfondibile, caratterizzato da colori accesi e vivaci, molto apprezzato negli ambienti della moda e della pubblicità, dove la regista ha riscosso un notevole successo diventando una delle fotografe giapponese più acclamate. Quasi tutti i suoi film, dal debutto nel 2007 con Sakuran a Helter Skelter del 2012, uno dei suoi maggiori successi al botteghino – a cui bisogna aggiungere la serie Followers (2020) trasmessa da Netflix – sono tratti da manga.

Un’oscura e minacciosa nuvola nera, simile a uno sciame di insetti, insegue, senza tregua, un ragazzo: si tratta di un ayakashi, uno spirito maligno e vendicativo che appare solo a Watanuki Kimihiro – così si chiama il giovane inseguito. Watanuki, infatti, ha il potere di entrare in contatto con questi spiriti dei quali, tuttavia, ne rimane soggiogato e tormentato. Desideroso di liberarsi da questa maledizione, Watanuki cerca aiuto da Ichihara Yuko, una sorta di strega fattucchiera proprietaria di un negozio che – in cambio di alcuni lavori domestici – promette al giovane di liberarlo dal giogo dello spirito. Ma le cose non sono così facili come sembrano perché Watanuki verrà trascinato in una serie avventure che vedono coinvolti, assieme a lui, due suoi compagni di scuola e svariati personaggi alcuni dei quali come –  Jōrogumo – sono degli yōkai, creature maligne che incarnano mostri e varie entità malvage. 

Con xxxHOLiC la regista Ninagawa Mika ricalca lo stile visivo dei primi due film –  caratterizzato, come in Helter Skelter, da una forma fiammeggiante che privilegia una messinscena visiva affascinante e barocca, con una raffinata palette colori che rivela, semmai ce ne fosse bisogno, la sua formazione artistica legata al mondo della fotografia. Ne è un esempio lampante la sequenza in cui il giovane Watanuki arriva nella dimora/negozio della strega fattucchiera Ichihara: la costruzione visiva si tinge di cromatismi che vanno dal rosa-viola del glicine esterno alla casa della strega al rosso accesso degli interni, dal blu all’azzurro delle due ragazze che accolgono il giovane (1-2). Un’attenzione al décor e all’utilizzo delle luci che, fatte le debite differenze, pare avvicinarsi allo stile visivo di Wes Andersen, laddove, ai colori pastello, qui si sostituiscono tinte accese e barocche che sono una sorta di correlativo oggettivo delle emozioni e dei sentimenti espressi dai personaggi. 

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Ma allo stesso modo in cui, nella sequenza sopracitata, Ninagawa privilegia l’eccesso cromatico, in altre, come quelle ambientate nella scuola frequentata da Watanuki, la regista adotta uno stile decisamente più sobrio e minimalista nella scelta dei colori e dell’illuminazione, giocata sull’asettico bianco-argenteo della struttura scolastica e sul nero dell’abito del ragazzo (3). 

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Sono scelte stilistiche funzionali al racconto che mettono in relazione, per differenza cromatica, due mondi paralleli ma distanti, caratterizzati, l’uno, dalla dimensione onirica e fantasy, l’altro dal realismo urbano, seppur contaminato, come nella sequenza iniziale, da elementi sovrannaturali come lo sciame maligno che insegue Watanuki. Un altro aspetto che rende particolarmente affascinante questa relazione tra i due mondi, che non si ferma quindi al solo stile visivo, è la scelta da parte di Ninagawa di passare, senza soluzione di continuità dal  reale all’immaginario: si prenda per esempio la sequenza in esterni, a Shibuya, dove la ragazza viene posseduta dallo spirito maligno sotto gli occhi increduli dei passanti. La scena improvvisamente “scivola” dal realismo urbano (4) all’immaginario (5), dal regime diurno a quello notturno, dalla moltitudine alla solitudine della sensualissima Jorogumo che compare improvvisamente, sensuale e felina, a irretire il giovane Watanuki. 

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Anche il montaggio, frenetico e convulso, sottolinea la sensualità di Jorogumo attraverso primissimi piani e particolari del volto, in primis le labbra (6), che trasmettono un forte potere seduttivo al quale il giovane non sembra opporre resistenza. Una seduzione che, tuttavia, pare fermarsi alla cifra stilistica determinata dall’eccesso visivo di xxxHOLiC, un incantesimo-déjà-vu – come quello del compleanno di Watanuki del 1° aprile –  ripetuto ossessivamente (forse troppe volte), preludio al rito di passaggio finale in cui il giovane prende il posto di Ichihara. Questa scena incarna un po’ il limite del film di Ninagawa Mika che, se da un lato affascina e stordisce per il suo aspetto visivo, dall’altro non sembra decollare dal punto di vista narrativo.

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Titolo originale: ホリック xxxHOLiC (Horriku); regia: Ninagawa Mika; sceneggiatura: Yoshida Erika dal manga omonimo di Clamp; fotografia: Souma Actarus; montaggio: Koike Yoshiyuki; scenografia:  Enzo; musica: Shibuya Keiichirō; interpreti: Kamiki Ryunosuke (Watanuki Kimihiro), Shibasaki Ko (Ichihara Yuko), Matsumura Hokuto (Doumeki Shizuka), Tamashiro Tina( Kunogi Himawari), Yoshioka Riho (Jorogumo), Isomura Hayato (Gumo); produzione: Ikeda Fumitsugu, Uda Mitsuru; durata: 110’; uscita in Giappone: 29 aprile 2022

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