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SONATINE CLASSICS

SONATINE

Il blog dedicato al cinema giapponese contemporaneo e classico

WHERE SPRING COMES LATE (Kazoku, YAMADA Yōji, 1970)

Udine Far East Film Festival 21-29 aprile 2023 / Sonatine Classics

di Matteo Boscarol

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Primo lungometraggio di quella che in seguito ed in modo molto informale sarà denominata la trilogia di Tamiko, dal nome della protagonista dei tre film (il film in questione, Home from the Sea e A Distant Cry from Spring, uno stesso nome ma tre personaggi diversi), Where Spring Comes Late è un viaggio fisico e quasi spirituale all’interno del Giappone che cambia, un’odissea, dove però non si torna a casa, vista e vissuta dal punto di vista di una famiglia operaia alla ricerca del proprio futuro.

La famiglia Kazami vive in un’isola nella prefettura di Nagasaki, nel Giappone meridionale, dove Seiichi, il marito, lavora in una miniera di carbone. Con la chiusura della miniera, la famiglia decide di trasferirsi in Hokkaido, nel Giappone del nord, dove Seiichi proverà a reinventarsi come contadino e allevatore di animali. Il film racconta questo lunghissimo viaggio in treno, quasi 5000 chilometri, lungo il quale la famiglia fa una sosta a Fukuyama, dove vive il fratello di Seiichi, Tsutomu, a Osaka, dove si sta svolgendo l’edizione del 1970 dell’Esposizione Universale, e a Tokyo. Questo viaggio è purtroppo punteggiato da alcune tragedie, ma la famiglia riesce, nonostante tutto, a rimanere unita e trovare una sorta di speranza nel futuro quando arriva nelle vaste pianure in Hokkaido.

Yamada si prende una pausa dalla lavorazione dei film di Tora-san per realizzare, quasi con con lo stesso gruppo di attori e collaboratori (montatore e direttore della fotografia sono gli stessi della serie Otoko wa tsurai yo, così come molti volti della popolare serie hanno qui dei piccoli cameo), uno dei suoi lavori, probabilmente, più significativi, e che meglio ne rappresentano lo stile e la poetica cinematografica. C’è, in questo film, molto di ciò che ha reso il cinema di Yamada così popolare e amato in quasi settant’anni di attività, dalla centralità data al nucleo familiare, all’amore per il viaggio attraverso l’arcipelago, dal treno come simbolo di un progresso quasi nostalgico, macchinoso ma a misura d’uomo, al contrasto fra i luoghi periferici del Sol Levante con le grandi metropoli. Dalle isole del sud del Giappone considerate come furusato (origine e casa dove tornare), fino alle vaste pianure dell’Hokkaido, simbolo della frontiera e quindi del futuro, con tutte le possibilità che questo porta con sé. 

Le storie familiari che sono spesso al centro dei suoi film, talvolta comiche, altre drammatiche, qui vengono ampliate ed inserite in un road movie in cui le vicende della famiglia (il titolo originale è appunto kazoku, “famiglia”) vengono condensate in blocchi episodici realizzati tra le varie fermate del treno, nelle diverse città. Ancora una volta Yamada e collaboratori descrivono molto bene le vite della classe operaia, i volti di Igawa Hisashi e di Baishō Chieko, coloro che interpretano la coppia, sono perfetti in questo senso. La classe operaia in viaggio è qui frastornata dall’accelerazione e dai cambiamenti repentini portati dall’industrializzazione, la chiusura della miniera segnala un movimento verso un diverso tipo di economia per il Giappone, da una dove era prominente il settore secondario si va verso quella, dagli anni Settanta in poi, che sviluppa maggiormente il terziario.
Tutti questi cambiamenti influenzano in modo tangibile la vita e le decisioni delle persone, ecco allora il fratello di Seiichi che è costretto ad ammettere il fallimento, non ha saputo infatti conquistarsi quel benessere economico che si era prefisso di raggiungere quando aveva abbandonato il paese natale.

Una delle parti più affascinanti del lungometraggio è quella che si svolge a Osaka, in pieno Expo ’70, dove il film assume quasi una qualità documentaristica nel saper catturare la vivacità e la fibrillazione dell’evento. L’Expo ’70 è una manifestazione che assieme alle Olimpiadi di Tokyo del 1964, rimane ancora oggi un forte simbolo della definitiva modernizzazione del Giappone post bellico e dell’entrata del paese asiatico tra i paesi che contano.
L’evento è ancora oggi rappresentato in film, libri e fumetti (si pensi ad esempio al notevole lungometraggio animato diretto da Hara Keiichi nel 2001 Crayon Shin-chan: Fierceness That Invites Storm! The Adult Empire Strikes Back) come un simbolico spartiacque dove molte delle generazioni cresciute dopo la fine della guerra si lasciarono alle spalle il periodo bellico e rivolsero lo sguardo verso il futuro e i diversi immaginari che questo proponeva. 

Interessante notare come mentre le scene nella piccola isola a Nagasaki abbiano dei colori piuttosto vivaci e caldi, più la famiglia si sposta a nord, passando attraverso aree industriali e città (Osaka e Tokyo), più la tavolozza dei colori diventa grigia. Anche quando la famiglia arriva nell’Hokkaido, l’atmosfera e la città stessa sembrano colorate di grigio, con tutti i colori che diventano opachi e sbiaditi. Le tragedie che hanno colpito la coppia durante il lungo viaggio sembrano quasi riversarsi al di fuori quindi, nel paesaggio.
La conclusione del film, dalle forti tonalità cristiane, resta ancora oggi piuttosto divisiva, eccessivamente lirica e ottimista forse, ma che ben rappresenta il sentimento di speranza oltre ogni avversità che Tamiko possiede e che Yamada ha spesso infuso nei suoi lavori.

Titolo originale:家族 (Kazoku); regia: Yamada Yōji; sceneggiatura: Yamada Yōji, Miyazaki Akira; soggetto originale: Yamada Yōji; fotografia: Takaha Tetsuo; montaggio: Ishii Iwao; musica: Satō Masaru; interpreti e personaggi: Baishō Chieko (Kazami Tamiko), Igawa Hisashi (Kazami Seiichi), Ryū Chishū (Kazami Genzō); Mada Gin (Kazami Tsutomu); produzione: Shōchiku; prima uscita in Giappone: 24 ottobre 1970; durata: 106′.

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