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SONATINE CLASSICS

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Il blog dedicato al cinema giapponese contemporaneo e classico

YUDO: THE WAY OF THE BATH (Yudō), SUZUKI Masayuki, 2023

SPECIALE FAR EAST FILM FESTIVAL 21-29 aprile 2023 / SPECIALE NIPPON CONNECTION Francoforte 6-11 giugno 2023

di Paolo Torino

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Che cos’è un critico? E soprattutto, a cosa dovrebbe aspirare? Tenta di rispondere a queste domande Yudo di Suzuki Mayasuki. Il film, scritto da Koyama Kundo – premio Oscar per Departures (Yōjirō Takita, 2016) –  e sul podio dell’ultimo Far East Film Festival, nasconde sotto la coltre di manierismi estetici e di computer grafica, uno schema narrativo simile a quello di Ratatouille (Brad Bird, 2007): un modo di intendere una determinata pratica si scontra con la rigidità di un critico.  

Gli onsen, ovvero le sorgenti termali, sono state via via sostituite prima dai sentō, i bagni pubblici, e poi dall’uso domestico della vasca. Questo causa l’indignazione dell’esperto Yōichi (Yoshida Kotarō), costretto a scontrarsi con un mondo in cui la nobiltà degli onsen sta scemando. Indignazione che si abbatterà su tutti i sentō della nazione, specie quello gestito dai fratelli Miura (Hamada Gaku e Ikuta Toma) assieme alla giovane Izumi (Hashimoto Kanna). In un Giappone in cui il culto del bagno, yūdo, si sovrappone a quello della spada, bushidō, le storie di più personaggi si intrecciano e il minimo comun denominatore di ognuna di esse è proprio il sentō dei fratelli Miura. 

Il critico Yōichi, un po’ come Anton Ego in Ratatouille con gli chef, terrorizza i proprietari di sentō in giro per il Giappone decidendone la vita economica, evidenziandone però solo ed esclusivamente la natura artificiale e poco nobile di questi: “non sono alimentati da sorgenti, ma da semplice acqua riscaldata a fuoco”, tanto basta per gettare nel baratro un’attività. Yudo, infatti, mette in scena l’eterno dibattito sul ruolo della critica, applicando agli onsen, ai sentō e ai bagni privati le stesse connotazioni, rispettivamente, della sala cinematografica, della televisione e delle piattaforme: le prime ormai quasi scomparse, le seconde meno nobili ma che conservano l’esperienza collettiva e le ultime locate in spazi stretti, riservati a un solo individuo, dove anche le immagini vengono inghiottite dai contorni neri dello schermo. 

Dal punto di vista formale, Yudo si ascrive al club dei film girati con mestiere, in cui la computer grafica è talvolta calzante (le scimmie in CGI che si godono un bagno alle terme sono tra le cose migliori dell’opera) e la regia mai superiore al racconto. Proliferano gli split screen creati dalla divisione in reparti maschili e femminili dei sentō dentro cui sguazza il veterano Susumu Terajima: molteplici i momenti comici che lo vedono protagonista in queste situazioni, dove però si ha la sensazione che solo il carisma dell’attore, combinato alla sua tipica espressione sprezzante, renda interessanti questi momenti, giacché privi di montaggio e di intrecci visivi in grado di esaltare i tempi delle battute.  

In Yudo, il sentō è il MacGuffin che permette a Suzuki di potersi concentrare sulla fauna abitata dalla struttura: un eremita, un ex detenuto, una coppia di coniugi sgangherati, una famiglia alle prese con l’eredità. La catarsi di Yōichi, infatti, avviene proprio alla vista di questi elementi eterogenei che riescono a coesistere, come se per il critico fosse impossibile accorgersi, fino a quel momento, delle esigenze di una classe sociale diversa dalla sua. Un finale che redime non solo il critico, ma anche la critica tout court, finalmente spogliata da ogni dogma e pronta ad abbracciare nuove evoluzioni della ‘via del bagno’. 


Titolo originale: 湯道;  regia: Suzuki Masayuki;  sceneggiatura: Koyama Kundo;  fotografia: Ehara Shōji; montaggio: Taguchi Takuya; scenografia: Abeki Koji;  musica: Satō Naoki; interpreti e personaggi: Hamada Gaku (Miura Goro), Hashimoto Kanna (Akiyama Izumi), Ikuta Toma (Miura Shiro), Terajima Susumu (Kotaka Saku), Emoto Akira (Eremita del Bagno), Yoshida Kotaro (Ota Yōichi), Kadono Tazuko (Shigeaki Ninoyu) ; produttori esecutivi: Mori Kensei;  durata: 126’; prima uscita in Giappone: 23 Febbraio 2023.

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