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Il blog dedicato al cinema giapponese contemporaneo e classico

GATE OF HELL (Jigokumon, KINUGASA Teinosuke, 1953)

Retrospettiva Kinugasa – Il Cinema Ritrovato – Bologna 24 giugno – 2 luglio 2023

di Luca Orusa

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Premiato con il Grand Prix du Festival di Cannes, con il Premio della Giuria Internazionale della critica al Festival di Locarno e con l’Oscar al miglior film straniero, in Gate of Hell, La porta dell’inferno nella versione italiana, Kinugasa collabora nuovamente con Kyō Machiko e Hasegawa Kazuo in uno Jidaigeki dalle forti connotazioni drammatiche, ambientato durante la Ribellione di Heiji.

Dopo aver contribuito a sventare un colpo di stato, il samurai di modeste origini Morito (Hasegawa Kazuo) si ritrova di fronte all’Imperatore per essere ricompensato della sua fedeltà e per avere difeso il suo potere. Morito rivolge una richiesta molto particolare al suo signore: chiede in moglie la cortigiana Kesa (Kyô Machiko). Questa – durante la guerra – si era distinta a sua volta per aver sostituito la figura della sorella dell’Imperatore al fine di creare un diversivo e sviare gli assedianti. La richiesta di Morito presenta tuttavia un problema: Kesa è già felicemente sposata a Wataru (Yamagata Isao), samurai leale e di nobili origini. Tra i due uomini inizierà una contesa sempre più crescente e violenta per il cuore della donna.

Se il soggetto del film può presentare elementi in comune con Rashomon di Kurosawa Akira, la pellicola di Kinugasa condivide con le opere del grande regista nipponico la grandeur dei set e delle battaglie, che coinvolgono un gran numero di comparse. Le scenografie sono in larga parte fittizie e costruite, elemento comune a molte altre sue opere, e grazie alla loro artificiosità contribuiscono a creare un’atmosfera sospesa, magica e favolistica, quasi come se rappresentassero un’eco del tempo passato in cui è ambientata la vicenda. L’unica eccezione nel film è la sequenza girata presso il celebre santuario di Itsukushima, all’isola di Miyajima. Contribuiscono al contesto storico le raffigurazioni artistiche delle battaglie e degli eventi che fanno da contorno alla storia, usate come elemento di raccordo all’interno della storia. I principali snodi narrativi della vicenda sono accompagnati dalla musica suonata con il koto: prima un musicista presso le Porte dell’Inferno, un luogo non solo fisico, ma anche una porta verso un inferno personale; poi da Kesa, inizialmente per allietare l’imperatore e Morito, momento in cui questi le dichiara il suo amore, e successivamente come gesto d’amore verso il marito Wataru prima del tragico finale. Una colonna sonora diegetica che veicola i pensieri ed emozioni dei personaggi. Kinugasa costruisce una narrazione che spiazza lo spettatore, presentando Morito come protagonista e mostrandoci la lotta con suo fratello, reo di aver tradito l’Imperatore, in una sequenza di grande tensione. Solo successivamente lo scenario viene ribaltato, rivelando Kesa come vero soggetto della vicenda, con Morito che si trasforma lentamente in un antagonista.

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Morito è samurai di umili origini, irruento e violento, capace di rompere lo strumento di Kesa solo per la foga, e viene presentato con un vestiario che si confonde con il mondo che lo circonda, con il buio della notte, come un demone nella foresta. Egli viene contrastato dalla protagonista, una stella che brilla di luce propria, sottolineata dal vestiario dalle tonalità accese e dalla sua eleganza. La pellicola è costruita su composizioni visive e combinazioni di colori che contribuiscono a comporre quadri di grande impatto. Gate of Hell fu il primo film giapponese a colori a essere rilasciato fuori dal Giappone e lo straordinario tripudio della palette messa in scena contribuì al suo successo all’estero. A chiudere il triangolo c’è infine Wataru, marito amorevole e gentile, che incute tuttavia un parziale timore in Kesa, la quale è incapace di fidarsi completamente di lui, e la cui nobiltà lo porta ad un odio anche classista verso Morito.

Durante la vicenda Kesa è costretta a subire violenza psicologica, a vedere ed accettare il dolore e la disperazione dei propri parenti, ma per la sua intelligenza e spirito di sacrificio verso i propri cari, è capace di contrastare lo strapotere fisico degli uomini e le loro ossessioni. Con Gate of Hell, Kinugasa rappresenta, attraverso la storia di un amore impossibile, la follia e la distruzione della morale causata dall’ossessione verso ciò che non ci appartiene, nonché le conseguenze a cui possono portare un concetto di lealtà portato all’estremo. 


Titolo originale: 地獄門 (Jigokumon); regia: Kinugasa Teinosuke; sceneggiatura: Kinugasa Teinosuke; fotografia: Sugiyama Kōhei; montaggio: Nishida Shigeo; musiche: Akutagawa Yasushi; interpreti: Kyō Machiko (Lady Kesa), Hasegawa Kazuo (Morito Endo), Yamagata Isao (Wataru Watanabe); produzione: Nagata Masaichi; durata: 86; prima uscita in Giappone: 13 novembre 1952; uscita in Italia: agosto 1955;

 

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