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SONATINE CLASSICS

SONATINE

Il blog dedicato al cinema giapponese contemporaneo e classico

VISITORS – COMPLETE EDITION (Akuma ga harawata de ikenie de watashi, UGANA Kenichi, 2022)

SPECIALE UGANA KENICHI

di Claudia Bertolé

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Ugana Kenichi accompagna lo spettatore nel suo delirio godibile di generi contaminati, orrorifico e ironico, tra teste rotanti, corpi zombificati innestati di seghe elettriche, cascate di liquidi corporei espettorati a idrante, risate disumane liberatorie. Un nuovo tassello nella sua composizione poetica irriverente e allo stesso tempo profonda su disarmonie umane (e non).

Haruka, Nana e Takanori si recano dall’amico Shota, che non risponde alle loro chiamate da un po’ di tempo. Lo trovano a casa, un’abitazione con i vetri oscurati da fogli di giornale. Poco dopo, nonostante il ragazzo sembri comportarsi in maniera disinvolta, si renderanno conto che l’ambiente non è del tutto salubre. Nel secondo passaggio un uomo si risveglia legato in un locale nel quale è presente un ragazzo-zombie e verrà provvidenzialmente ‘salvato’ da Haruka, dal corpo ormai in fase di mutazione. La terza parte vede lo stesso uomo tornare alla casa di Shota alla ricerca della salvatrice che oramai è una zombie e abita lì con i suoi compagni (Nana e Takanori zombificati, oltre a Shota).

«Sei umano?» chiede nel secondo ‘episodio’ un uomo che si risveglia in un bar deserto imprigionato da quello che sembra un artistico esercizio di shibari, dal quale lo libera un ragazzo con metà viso scarnificato, i nervi in sanguinolenta evidenza. Riferimento agli alieni dispensatori di piacere che avevamo conosciuto nel  precedente Extraneous Matter Complete Edition? Facciamo un passo indietro. In Visitors – Complete Edition, partendo da un corto del 2021 (che corrisponde al primo segmento del film) il regista, così come aveva già fatto con il precedente Extraneous Matter Complete Edition, estende, amplifica, collega. Il suo è un movimento ‘seriale’ che oscilla tra un punto di partenza – la casa/mondo di un hikikomori – e un arrivo che apre a scenari kubrickiani dal sapore alieno. Nel mezzo stanno corpi preda di mutazioni estreme alla ricerca di una possibile ‘integrazione’: se gli umani appaiono soli o frastornati (come Shota) gli zombie lavorano nei campi, mantengono una serra per le piante, abbozzano una sorta di comunità, con rituali e momenti condivisi. Una nuova ipotesi di famiglia zombie-umano-alienizzata? Di certo uno stile fortemente contaminato, con echi di Cronenberg o Tsukamoto, (addirittura un cameo di Lloyd Kaufman, fondatore e presidente della Troma), una vena ironica non indifferente, un uso dell’accompagnamento musicale che spazia dal punk liberatorio a silenzi che introducono spazi di riflessione sul rapporto con il diverso, sulla difficoltà di relazioni (molto umane).

Infine, un’eroina.  Haruka, alla quale il regista dedica una trasformazione rallentata rispetto agli altri personaggi, è appassionata e comunicativa pur per il tramite dei suoni gutturali meccanici che emette, zombie-naïf determinata e ottimisticamente combattiva: un’altra splendida figura femminile – così come lo era  Kaoru in Extraneous Matter Complete Edition –  che nel suo vagare in uno scenario deserto di esseri viventi ricorda l’androide umanizzato di The Whispering Star (2015) di Sono Sion. Suzuki Yoko era portatrice di brandelli di memorie ai pochi umani ancora presenti nella galassia, Haruka dalle mani a forma di sega circolare offre la sua danza di speranza e i suoi gridolini, in mancanza di umani, ad alieni possibilisti.

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Titolo originale: 悪魔がはらわたでいけにえで(Akuma ga harawata de ikenie de watashi); sceneggiatura e regia: Ugana Kenichi; fotografia: Komino Masashi; suono: Okawa Masayoshi, Ogawa Takamatsu, Keefar; interpreti: Shiho (Haruka), Endō Ryuta, Hirai SakiItabashi HarukiLloyd KaufmanMiura KentoNomura Keisuke; produttori: Takahashi Atsushi, Nomura Keisuke; durata: 61’.

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